Transgenico anche in Europa? "Chiederemo la clausola di salvaguardia per l'Italia contro la diffusione della patata transgenica Amflora". Lo ha annunciato il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia, a margine della recente decisione della Comunità Europea di ammettere, caso storico, la coltivazione di alcuni organismi ogm.
E' il suggello del Governo italiano su una polemica che si è aperta immediatamente dopo la decisione della Comunità Europea e che ha visto in prima linea istituzioni e associazioni di categoria schierarsi contro l'eventualità che in Italia possano prendere piede coltivazioni transgeniche. Il Ministro non lascia adito a equivoci: "Faremo tutto ciò che la legge consente per impedire le coltivazioni Ogm. E sono certo, così facendo, di interpretare la volontà della maggioranza dei cittadini italiani che, come gli agricoltori, non vogliono gli Ogm".
"La mia posizione - continua Zaia - è chiara: coltivare Ogm vuol dire consegnare il patrimonio dei contadini del nostro territorio, ovvero i semi, alle grandi multinazionali. E a quanti dicono che le colture geneticamente modificate rappresentano il futuro, rispondo che la vera sfida per la nostra economia agricola è quella della tracciabilità e dell'origine, nel rispetto dell'identità e della qualità dei 4500 prodotti tipici italiani e di quelli a denominazione d'origine riconosciuti dall'UE".
Anche nella dimensione più strettamente locale non sono mancate le reazioni anche dal mondo delle associazioni più attente ai nuovi stili di vita e alle problematiche ecologiche. Il presidente del Nuovo Centro di Sviluppo di Vecchiano, Francuccio Gesualdi si è detto molto preoccupato: "La definizione di 'uso zootecnico' dell'ogm mi fa riflettere. Dietro questa ossessione dei mangimi animali c'è la schizofrenia di un sistema produttivo che, da una parte, vive in una situazione di emergenza per aver ormai colmato la misura; dall'altra, continua a crescere e crescere ancora. La produzione di carne è un imbuto: richiede moltissime energie dando poco prodotto. E' il simbolo di un'alimentazione privilegiata che si basa sul principio del nutrire pochi a danno di molti".
"La tecnologia - ha affermato Gesualdi - ancora una volta è al servizio delle grandi imprese, non dell'umanità. L'introduzione degli ogm è funzionale a potenziare il profitto, non di certo a fare del bene. Ed è scandaloso che le istituzioni si piazzino dalla parte delle industrie".
Ma i dubbi e le critiche di Gesualdi non si limitano solo al piano politico: "La tanto decantata superiorità degli ogm è ancora tutta da dimostrare. Creare varietà resistenti a questo o a quell'agente esterno, sia esso un fattore metereologico o un erbicida, non vuol dire che queste rimarranno per sempre tali. La natura non è statica, bensì in movimento continuo, soprattutto nella sua dimensione microscopica. Detto questo, ci sarà un futuro certo per le generazioni a venire solo se si produrrà quanto basta per la nostra susssitenza, senza sottostare alle regole del profitto e soprattutto senza forzare la natura".
Non manca di sottolineare il proprio profondo dissenso l'Assessore allo Sviluppo Rurale della Provincia di Pisa Giacomo Sanavio che proprio nel recente passato è più volte intervenuto sulla necessità di un nuovo localismo alimentare e della salvaguardia di percorsi di produzione virtuosi come la filiera corta e il rispetto delle specificità locali.
Si legge nel comunicato dell'Assessore Sanavio: "Spesso sostenere che sarebbe importante ritornare in direzione di diete a base di prodotti locali, cresciuti sul territorio e perfettamente inseriti nel suo ecosistema viene controbattuto con accuse di facile utopismo, quasi come se automaticamente si sostenesse che bisogna fermare l'ineluttabile processo di globalizzazione in atto: sarebbe utopico contrapporsi a un sistema di produzione e distribuzione del cibo che ormai mette a disposizione merci provenienti da ogni parte del pianeta, sarebbe utopico e "no-global" dire che è meglio armonizzare e rivitalizzare le produzioni locali, partendo dal consumo di territorio, ricostruendo un rapporto il più possibile diretto con i produttori. Questo senza considerare le accuse di conservatorismo eccessivo".
La biodiversità, rispetto a una degradante omologazione è secondo l'Assessore Sanavio un bene da conservare: "Un nuovo localismo alimentare è in effetti un progetto di difficile realizzazione, ma quanto mai urgente, viste le condizioni ecologiche del pianeta e gli squilibri, incongruenze, problemi che affliggono i nostri sistemi agro-alimenatri. Io, però, credo profondamente nell'auspicio di questa ri-localizzazione dei consumi alimentari perché mi sembra introduca migliori possibilità di difendere la biodiversità, di proteggere le piccole produzioni agricole, di mantenere vive le culture locali e anche di disporre di diete migliori per la nostra salute".
Sanavio ricorda come la Provincia di Pisa abbia aderito già da tempo alla campagna "Liberi da OGM", promossa da un'insieme di organizzazioni del mondo agricolo e artigiano, dei consumatori, dell'ambientalismo e della grande distribuzione per uno sviluppo agroalimentare libero da organismi geneticamente modificati, ed a sostenerne le motivazioni, e chiude con un appello: "L'appello che rivolgo è per affermare il comune interesse di produttori e consumatori verso un'agricoltura di qualità, per la tutela e la valorizzazione della biodiversità, delle produzioni tipiche e tradizionali, sostenendo quella che è una vera e propria battaglia culturale".
Dello stesso parere il Presidente della Cia di Pisa, Stefano Berti che ha specificato: "Noi siamo espressamente contrari all'apertura agli ogm. Ci rendiamo conto che i termini tecnici della questione sono assai complessi e che nel fronte del 'sì' non vi è alcuna disonestà intellettuale. Nel dibattito sul transgenico sono autorevoli entrambe le parti. Il discorso è un altro: per l'agricoltura toscana e italiana gli ogm non convengono. Per le nostre caratteristiche non saremmo mai in grado di competere con le grandi industrie europee. La nostra sopravvivenza sul mercato è legata alle produzioni territoriali, alla tipicità dei prodotti".
Per Berti la contrarietà agli ogm non affonda le sue ragioni solo nella questione economica: "Sono contrario agli ogm anche dal punto di vista ideologico. Noi rimaniamo assertori del fatto che il transgenico produrrebbe un grave danno alla nostra agricoltura. Noi possiamo contare su un patrimonio importante che risiede nelle produzioni locali, stagionali e tradizionali: una forza che va utilizzata a pieno. Sono preoccupato dagli esiti di una politica che favorisca gli ogm. I semi modificati sono in mano alle multinazionali e anche questo è uno dei fattori che orientano la nostra posizione verso un netto rifiuto delle colture ogm".
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