05/03/10 10:45 | autore: Luca Motta Stampa

L'Italia è un paese razzista? 0

Prosperi, Dal Lago e Morozzo Della Rocca a confronto nell'ambito del “Ciclo di Letture” a Giurisprudenza sul tema: “Cittadini e Migranti: diritti e regole alla prova dei fatti”

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Riprendendo una tradizione inaugurata nel 1990 dal Prof. Alessandro Pizzorus­so, e proseguita nei successivi quindici anni, è cominciato giovedì 4 marzo presso la Sala Storica della Biblioteca universitaria, in via Curtatone e Montanara, il terzo "Ciclo di Letture" nella Facoltà di Giurisprudenza di Pisa. Gli incontri e i dibattiti si propongono di stimolare una discussione su temi di particolare rilevanza per la riflessione giuridica, muovendo da volumi di recente pubblicazione attraverso il commento di relatori e l'intervento degli autori.

Il tema proposto per questo terzo ciclo di incontri è quello sintetizzato nel titolo "Cittadini e Migranti. Diritti e regole alla prova dei fatti". La discussione sul tema scelto è come consuetudine introdotta da una tavola rotonda e prosegue con la presentazione di alcune letture. Le scelte dei curatori dovrebbero consentire un confronto su questioni di grande attualità e di crescente rilievo per il giurista. Nel caso specifico di questa edizione si affronta il tema dei diritti dei migranti, delle regole che disciplinano la loro vita in un paese straniero, la cittadinanza. Al ciclo di letture si affianca quest'anno anche la proiezione di cinque film sui temi delle migrazioni, delle discriminazioni e del multiculturalismo.

Dunque più che una riflessione su testi specifici questo primo appuntamento consiste in una tavola rotonda che ha l'obiettivo di introdurre il tema generale che sarà approfondito e sviluppato nei tre successivi incontri. In questa prima fase si è scelto infatti un "approcio introduttivo di tipo interdisciplinare", come sottolinea la coordinatrice Enza Pellecchia dell'Università di Pisa, per affrontare il tema scottante delle regole di convivenza e dei diritti di cittadinanza e della deriva razzista nel nostro paese. Il tema sarà affrontato da ospiti illustri, uno storico, un sociologo e un giurista.

Il primo degli interventi è di Adriano Prosperi, docente di storia della Scuola Normale Superiore di Pisa. Molte le suggestioni e gli spunti di riflessione. Prosperi introduce il tema più che da storico, da osservatore della città in cui vive. Sostiene che la reazione di Pisa alla crescita della popolazione straniera è stata una reazione spontanea, civile, segnata dall'impronta di accoglienza. È importante cogliere il tono con cui reagisce la società ai fenomeni di cambiamento nel suo tessuto sociale. In tal senso le maggiori preoccupazioni nascono dal comportamento delle autorità responsabili di quella che Prosperi definisce "una poca flessibilità normativa, un governo delle tensioni sociali poco contagiato da una politica di accoglienza".

Per spostare il ragionamento da Pisa all'Italia Prosperi passa a quello che è il tema centrale del dibattito che sarà ripreso poi dagli altri relatori: è l'Italia un paese razzista? Qual è la percezione reale dell'alterità, della differenza nel nostro paese: "La prova dei fatti non è sicuramente incoraggiante, la tendenza a seminare paura per ottenere strumentalmente potere è sicuramente molto evidente, una tendenza imperante e (non bisogna scomodare Hobbes), ben altra cosa sarebbe un meccanismo di governo che non vuole acuire le tensioni".

Da un altro lato, che è quello della stretta attualità, se il primo marzo era stato presentato come la verifica della capacità delle comunità di lavoratori immigrati di far sentire la propria voce, per verificare il peso specifico di queste comunità di lavoratori nel nostro tessuto sociale, anche qui "i risultati non sono stati molto incoraggianti". Prosperi suggerisce come sia molto difficile far valere il peso di una presenza nel contesto attuale in cui vivono questi soggetti, nell'assenza di diritti, sottoposti al ricatto del salario. Più che la rivendicazione prevale il sentimento del bisogno di persone insicure in ogni luogo della società, "un popolo di schiavi" da sfruttare come manodopera a basso costo.

Un reale rapporto sul razzismo in Italia può essere ricostruito attraverso le cronache locali e nazionali per definire un quadro delle tendenze xenofobe del nostro paese. Una forte ondata emotiva testimoniata spesso dalla costruzione di "notizie false". Il precedente storico delle leggi razziali del'38, spiega ancora il docente della Normale, racconta come queste piovvero su una società che non sapeva di essere razzista, che non si riconosceva tale. Ad ogni modo, una volta applicate quelle leggi, la società si "abituava" ad essere razzista. Anche oggi tutti giurerebbero di non essere razzisti, ma le vicende di Rosarno fanno esplodere grosse contraddizioni. È prevalsa la dis-integrazione operata con il consenso dello stato.

Prosperi cita l'osservatorio Nord-Est di Ilvo Diamanti come un autorevole studio che testimonia il timore nei confronti dell'altro. Tuttavia è opportuno chiedersi come nasca il diverso: "la questione dell'identità è diventata un chiodo fisso, qualcosa di molto rigido, plastificato e poco flessibile ma è importante ricordare come siamo figli dei nostri tempi, più che dei nostri avi. Il potere oggi è responsabile di una volontaria e strumentale semina di paura come cinica volontà di soggiogazione".

E il parallelismo storico che Prosperi per concludere mette in evidenza è quello della nascita dell'antisemitismo in Europa. La Spagna del ‘500, un paese abituato tradizionalmente e storicamente ai contatti culturali con popolazioni di cultura diversa, conobbe in quella fase come conseguenza sopratutto dell'obbligo di far battezzare gli ebrei, una crescente ondata culturale di sospetto e un forte pregiudizio che come spesso succede può crescere soprattutto con il comportamento dell'autorità.

Per Alessandro Dal Lago, professore di sociologia dell'Università di Genova e autore di testi importanti sul tema della cittadinanza negata i presupposti della deriva razzista in Italia sono lontani. Abbiamo assistito negli ultimi vent'anni al montare di un clima pesante fatto di esclusione e di ostilità: "Il risultato è che oggi, come dimostrano anche i fatti di Rosarno, agli stranieri colpiti dai pallini è stata data la cittadinanza, e quest'ultima assume paradossalmente in numerose occasioni un carattere premiale. La cittadinanza  non sembra manifestarsi più come un diritto. Gli stereotipi del "marocchino" in anni passati, come quelli degli albanesi e la creazione della categoria dei Rom che unifica i romeni e le popolazioni Rom raccontano un approccio molto controverso con l'immigrazione di lavoratori nel nostro paese".

Dal Lago sottolinea come sia difficile dire se l'Italia sia un paese razzista attraverso un classico metodo di ricerca costruito su campioni, é certo piuttosto che nel nostro paese esiste un grossolano senso politico dell'utilità degli stranieri. Da un lato è un pezzo di carne e una macchina da lavoro che può risultare utile per l'economia. E parallelamente assistiamo ad un fenomeno particolare, un meccanismo di induzione portato agli estremi, una "metaforizzazione" per cui il comportamento di uno viene identificato con quello di tutti. Lo straniero è una macchina da lavoro che o è utile, o è pericolosa. Il risultato è una situazione abnorme in cui una maggioranza opprime una minoranza di lavoratori qualificati".

Ancora i fatti di cronaca raccontano una realtà spietata in cui questi lavoratori stranieri una volta espulsi da macchina da lavoro in casa diventano carne da macello fuori. Ed è "grottesco" - spiega ancora il sociologo di Genova, che tutto ciò avvenga in una società che nel frattempo parla di intercultura e multiculturalismo: "assistiamo alla costruzione di un lessico: flussi, onda, invasione, etnie, migranti. Dove ciò che scompare è sempre la persona".

I relatori presenti al dibattito concordano che l'Italia è sicuramente il caso peggiore di una deriva razzista comune a tutti gli stati europei, come dimostra la vittoria della destra xenofoba in Olanda nelle recenti elezioni amministrative.

La riflessione conclusiva del giurista Paolo Morozzo Della Rocca dell'Università di Urbino ha il merito di dare sostanza a questa idea che "il potere non sia stato in grado di dare risposte adeguate ai fenomeni di immigrazione crescente e che la legislazione di contrasto ha avuto l'effetto perverso di implementare il fenomeno dell'irregolarità". Una lucida e dettagliata analisi giuridica e sociale della legislazione che ha accompagnato il fenomeno dell' immigrazione e dei provvedimenti normativi che, partendo dalla legge Martelli dell'89 fino ai recentissimi provvedimenti del pacchetto sicurezza del 2009, hanno costruito a danno delle popolazioni di lavoratori immigrati un processo normato di criminalizzazione giuridica e un terreno di burocrazia scoraggiante che fa terra bruciata attorno al lavoratore migrante. Un effettivo svuotamento di risorse e diritti che richiede l'urgenza di mettere in primo piano oggi più che mai il "tema strategico della cittadinanza" per contrastare le tendenze in atto.

 

1/09/2010 La protesta delle famiglie del campo rom di Coltano - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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