Il dibattito sorto intorno alla decisione della Comunità Europea di ammettere la coltivazione delll'Amflora, patata transgenica, continua ancora in questi giorni. Dopo le reazioni del mondo politico e di quello delle associazioni di categoria, unite nel coro unanime di 'no' alle coltivazioni Ogm, si fanno sempre più numerosi gli interventi anche dal mondo scientifico. Se da una parte l'industria del cibo continua a dettare una silenziosa legge sulle scelte alimentari del pianeta, dall'altra certo non mancano le reazioni di coloro che hanno fatto dell'alimentazione materia di studio quotidiano. Abbiamo incontrato la professoressa Manuela Giovannetti, docente di Microbiologia Agraria nonché Preside della Facoltà di Agraria, e autrice del recentissimo "L'orto della salute" (Edizioni Ets), volume che annovera contributi di diversa origine disciplinare, tutti congiuntamente rivolti all'analisi dei fenomeni riguardanti la "collaborazione" tra l'uomo e ciò che mangia.
L'introduzione dell'Amflora tra le colture ammesse dalla Comunità Europea quali vantaggi, se ce ne sono, e quali problemi introdurrà nel quotidiano di chi coltiva e in quello di chi consuma prodotti agricoli?
Questo tipo di patata transgenica potrà essere coltivata solo per uso industriale e mangimistico: eventuali vantaggi per gli agricoltori potrebbero essere rappresentati da un suo prezzo più elevato, ma è tutto da verificare. Chi coltiverà questo tipo di pianta transgenica dovrà mantenere le distanze di sicurezza, che comunque potranno essere minime, poiché la patata non viene riprodotta per seme. In ogni caso, dovrà essere garantita la separazione delle filiere di produzione tra patate transgeniche e non, in quanto il rischio più grosso per i consumatori è rappresentato da eventuali mescolanze accidentali dei due tipi di prodotti.
Al di là della moratoria Europea su questo tipo di coltivazioni, c'era forse una remora di tipo 'culturale' dietro questo tipo di posizione? Se sì, perché quest'ultima ha cessato di opporre la sua resistenza?
Non credo che ci siano remore di tipo culturale da parte dell'Europa, semmai la consapevolezza di alcuni eventi inaspettati e rischi posti dalle coltivazioni transgeniche in generale. Non so dire perché ci sia stata l'approvazione della patata Amflora, anche di fronte a pareri contrastanti dell'EFSA, che sottolineava i rischi per gli animali e gli esseri umani posti dalla presenza in questo tipo di coltura di geni markers per la resistenza agli antibiotici.
Non è un caso che in Europa, quantomeno per l'area mediterranea nella quale l'Italia ha rappresentato una sorta di riferimento, è quasi sempre prevalso un modello di produzione diverso, rivolto a tutelare le diversità e la specificità territoriale. A suo avviso, cosa è cambiato?
Niente, perché non credo che l'Italia possa essere interessata a questo tipo di coltivazione, che è adatto ad aziende di grandi estensioni, che non sono presenti da noi, se si escludono alcune realtà in pianura padana.
La giustificazione avanzata dalla Basf, la società tedesca che coltiverà l'Amflora, si concentra sul fatto che questa qualità di patata contiene una quantità di amilopectina superiore alle altre, aspetto che la rende quanto di più appetibile per l'industria della carta e delle sostanze adesive. E' lecito privilegiare un organismo rispetto a un altro solo perché avvantaggia un certo tipo di produzione industriale, a discapito della salute dell'uomo?
L'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva a suo tempo sottolineato la necessità di sostituire i geni marcatori per la resistenza agli antibiotici in tutti i tipi di piante transgeniche, poiché tali geni, presenti solo per motivi tecnici, pongono rischi potenziali non solo per la salute umana ma anche per quella degli animali.
Oltre alla questione etica, se si vuole, si pone ovviamente un problema più generale. La Basf ha assicurato che l'Amflora non sarà usata per l'industria alimentare. Tuttavia, essa sarà introdotta quale componente di mangimi animali. Carne, latte, uova di organismi alimentati a Ogm arriveranno sulle mense degli europei. Come si risolve questa evidente contraddizione?
Carne, latte e uova di animali alimentati con mangimi derivati da piante transgeniche come la soia o il mais arrivano già sulle nostre tavole. Solo gli alimenti per il diretto consumo umano devono riportare in etichetta la presenza di OGM se superiore allo 0.9%.
Le piante transgeniche rappresentano, come molti dicono, un'occasione epocale per salvare l'agricoltura? Qual è la sua posizione in proposito?
Sono convinta che le colture transgeniche non rappresentino il futuro dell'agricoltura italiana. Esse non costituiscono un vero cambiamento rispetto all'agricoltura industriale ad alto input energetico, che ha ottenuto buoni risultati, grazie all'uso di ingenti quantità di pesticidi e fertilizzanti chimici di sintesi, ma ha prodotto notevoli danni ambientali: contaminazione delle acque, erosione e perdita di fertilità dei suoli, eutrofizzazione di fiumi, laghi e mari, rilascio di grandi quantità di gas serra. Inoltre ha causato perdita di diversità genetica, con l'introduzione delle monocolture delle principali piante coltivate. Credo che la nostra agricoltura si possa salvare producendo e vendendo nel mondo cibo di alta qualità, e di alto valore aggiunto, quel cibo che porta con sé la cultura e il sapore dell'Italia.
Uno dei suoi ultimi contributi si è concentrato sulla definizione del termine 'nutraceutico' che è la sintesi dell'aggettivo "nutritivo" e di "farmaceutico". Si riferisce a quei cibi che, oltre a condurre il loro apporto nutritivo al nostro organismo, allo stesso tempo "curano" ovvero sono utili a prevenire alcune patologie e quindi funzionali al mantenimento del nostro stato di salute. Gli Ogm rientrano in questa categoria?
Certamente no, almeno le colture finora prodotte: si tratta di poche specie di piante, alcune usate per produrre mangimi animali (soia e mais), altre usate dall'industria (cotone e colza). La maggior parte di queste coltivazioni (l'85% in tutto il mondo) è rappresentata da piante ingegnerizzate per la resistenza agli erbicidi, che possono essere usati in grande quantità per uccidere le infestanti senza danneggiare le colture principali, e infatti se ne usano di più. L'altro 15% è rappresentato da piante capaci di resistere ad alcuni insetti parassiti.
Lei ha spesso parlato della necessità di rendere nuovamente fertile il suolo, il grande "trascurato" dalla "rivoluzione verde". L'introduzione degli Ogm procede in questa direzione?
Come ho già detto, le colture transgeniche non costituiscono un vero cambiamento rispetto all'agricoltura ad alto input degli ultimi 50 anni. L'uso massiccio di fertilizzanti chimici ha influenzato tutti gli ecosistemi terrestri e marini, poiché circa il 50% (e talvolta fino al 75%) del fertilizzante azotato è dilavato ed entra negli ecosistemi non agricoli. Tanto è vero che l'EU sta cercando di spostare la produzione dalla quantità alla qualità, finanziando ricerche volte a conservare la biodiversità, promuovere l'uso di mezzi alternativi per fornire nutrienti alle piante e ottenere colture sane, aumentare la fertilità dei suoli e preservare il bilancio dei processi naturali che stanno alla base dei cicli della materia.
Un dubbio, per chiudere. A suo avviso, l'introduzione degli Ogm non provocherà una dimensione di 'sospetto' continuo nei confronti dei prodotti agricoli da parte di quella fetta di popolazione che rifiuta le coltivazioni transgeniche? Paradossalmente, lo strumento che dovrebbe 'salvare' l'agricoltura non la danneggerà ulteriormente?
Semmai il contrario. Sarebbe quanto mai auspicabile che i consumatori fossero in grado di fare scelte consapevoli riguardo ai cibi che acquistano, che non riempissero il carrello del supermercato in tutta fretta ma che invece leggessero attentamente le etichette, che utilizzassero un po' del loro tempo per imparare a riconoscere i cibi di qualità.
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