Continuano le prese di posizione e le iniziative in tutta la Toscana contro il decreto "salva liste". Ed anche la Regione sta studiano il caso. Il presidente Claudio Martini ha infatti annunciato che chiederà che "sia dato mandato all'avvocatura regionale per valutare se è possibile che la Toscana possa fare ricorso alla Corte Costituzionale".
Martini definisce il salva-liste "una vergogna e un vulnus di cui è interamente responsabile il Governo nazionale. Un decreto erga omnes - aggiunge - che invade evidenti competenze regionali, non solo quelle di Lazio e Lombardia, ma di tutte le Regioni".
Il governatore toscano, però, ha tenuto a lasciar fuori da ogni critica Napolitano, che ha firmato il decreto. "Il presidente della Repubblica - ha affermato - non c'entra, perché non esprime giudizi di merito, ma valuta se una una questione ha o meno conflitti di incostituzionalità, e credo - ha aggiunto - che Napolitano abbia già fatto molto ad evitare che il decreto fosse ancora peggio di quello che è".
L'iniziativa proposta nella giornata di ieri da Martini nel corso della giunta regionale, si aggiunge ad altri azioni simili che intendono intraprendere altre Regioni decise a impugnare di fronte alla Corte Costituzionale il decreto salva-liste. A fare da apripista è stato il Lazio e a questa si è aggiunta insieme con la Toscana anche il Piemonte. Ad annunciare stamani da Torino l'intenzione di presentare un ricorso, è stata la stessa Mercedes Bresso, governatore uscente in corsa per un nuovo mandato sotto le insegne del Pd.
"La Regione Piemonte farà ricorso contro il decreto salva liste", ha fatto sapere la presidente del Piemonte, precisando che la decisione è stata presa nella riunione di giunta. La decisione di presentare ricorso fa leva sull'ipotesi di un conflitto tra Stato centrale e Regione in una materia che, in questo caso, è regolata da una norma locale.
"Non possiamo accettare - ha spiegato infatti Bresso - ingerenze del Governo in una materia che in Piemonte è già regolamentata dalla legge regionale. Noi abbiamo attivato la procedura della legge elettorale regionale, tanto è vero che sono stata io a convocare i comizi elettorali e quindi a indire le elezioni".
Il fatto che il testo varato dal governo non riguardi al momento il Piemonte, non ha peso, di per sé, rispetto alle decisioni assunte dalla giunta piemontese. "E' vero che il decreto del Governo - ha spiegato infatti Bresso - è riferito ad altre regioni, ma in futuro quello che il decreto sancisce sarà valido per tutte le regioni italiane".
Critiche vengono dal Pdl toscano contro l'iniziativa annunciata da Martini: "Se davvero la Giunta regionale toscana - ha affermato il capogruppo del partito di Berlusconi in consiglio regionale, Alberto Magnolfi - ricorrerà alla Consulta per contestare il diritto di voto di una grandissima parte dei cittadini del Lazio, saremo arrivati ad una deriva propagandistica grave e inquietante. Martini finge di non aver sentito l'alto monito del Capo dello Stato, che ha chiaramente definito improponibile per la democrazia una consultazione elettorale senza la presenza delle liste del maggior partito del Paese".
Per Magnolfi "la giunta Martini si pone al rimorchio delle posizioni più oltranziste espresse da Di Pietro con accenti eversivi, così come per tutta la legislatura è stata succube dell'estremismo di sinistra".
Questo articolo contiene 0 commenti.
Clicca qui per lasciare il tuo commento.