10/03/10 08:09 | autore: Francesca Parra - Ciccio Auletta Stampa

Tagli ai rimborsi per tv e radio, a rischio l'informazione locale 0

Il viaggio di Pisanotizie tra emittenti televisive e radiofoniche locali dopo l'approvazione del provvedimento da parte del Senato che cancella, con valore retroattivo, i rimborsi per alcuni costi di funzionamento. Le esperienze di 50 Canale, PuntoRadio e Controradio, e gli effetti che avranno i tagli sul lavoro di queste redazioni

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Con la conversione in legge del decreto Milleproroghe, avvenuta in via definitiva in Senato il 25 febbraio, diventa esecutiva la soppressione delle provvidenze a favore delle emittenze radiofoniche e televisive locali. Una soppressione che avrà efficacia retroattiva a partire dal 1 gennaio 2009 e che causerà non poche difficoltà economiche, mettendo a rischio la qualità, oltre che la quantità dell'informazione locale, nonché in prospettiva anche posti di lavoro.

Ma cosa sono le provvidenze?

Le provvidenze consistono in agevolazioni, non dunque finanziamenti, disposti dallo Stato a sostegno delle realtà locali che attraverso il mezzo televisivo e radiofonico forniscono un servizio di informazione radicato nel territorio. Sostegni che si traducono nella riduzione tariffaria del 50% dei costi delle utenze telefoniche, nel rimborso del 40% dei costi delle utenze elettriche e dei costi dei collegamenti satellitari, nel rimborso del 60% dei costi dei canoni di abbonamento delle agenzie di informazione radiotelevisiva.

E mentre il Governo decide di sopprimere le provvidenze per le emittenze locali, rimanda al futuro le decisioni che investono i finanziamenti per la carta stampata. Un'operazione che l'amministratore delegato di 50 Canale Nicola Rossi commenta in modo molto duro: "Ci sentiamo offesi non solo per quanto riguarda l'aspetto economico, ma soprattutto per l'aspetto morale. Andando verso il XXII secolo la televisione non può essere trattata in questo modo, anche in virtù del fatto che oggi rappresenta per molti il maggiore strumento di informazione".

Cerchiamo così di capire quali potranno essere gli effetti di questo provvedimento sul servizio offerto ai cittadini da una televisione locale come 50 Canale e quanto questa soppressione inciderà sul bilancio

"Per quanto ci riguarda le provvidenze coprivano - spiega Rossi - costi pari a circa 150 mila euro. Nel quotidiano questo è un provvedimento che va a incidere sui rimborsi dei telefoni, dell'energia. Ed è chiaro che dovremo tagliare soprattutto da un punto di vista della produzione, perché chiaramente i giornalisti che operano in esterno hanno un rimborso sull'uso dei telefoni e delle connessioni. Il venir meno delle provvidenze comporterà una rivisione da parte dell'azienda di quelle che sono gli strumenti messi a disposizione dei giornalisti.
Nel bilancio complessivo è inevitabile che, venendo meno una parte consistente del rientro a fine anno, faremo i conti con il calo complessivo del fatturato derivante da pubblicità. Ci saranno, quindi, delle ripercussioni, anche se oggi non sappiamo esattamente cosa saremo costretti a tagliare. Avremo un quadro più chiaro intorno alla metà di giugno, quando avremo verificato se i timidi segnali di ripresa del mercato pubblicitario sono effettivi".

La messa a rischio di un servizio, della possibilità di produrre un'informazione libera e di posti di lavoro non poteva certo essere accettata senza proteste. Per questo motivo le emittenze locali, attraverso la loro associazione di categoria, hanno dato il via ad un campagna di informazione e di protesta, come ci ha spiegato ancora l'amministratore delegato di 50 Canale: "Tramite la nostra associazione, l'AERANTI-CORALLO, ci siamo mossi aderendo alla campagna 100 mila passaggi pubblicitari, che stanno già andando in onda. Ma anche sensibilizzando, in questo momento di elezioni, tutte le forze politiche di Governo e non, per portare l'attenzione su un provvedimento che, oltretutto, è anche non molto significativo da un punto di vista della cifra complessiva".

Del provvedimento di soppressione delle provvidenze abbiamo parlato anche con Luca Doni, Direttore responsabile di Puntoradio, emittente locale a carattere comunitario di Cascina: "Credo che ogni commento sia abbastanza superfluo data l'arbitrarietà del provvedimento: per quale motivo si devono togliere delle provvidenze a una realtà come quella dell'emittenza locale, che ha un suo valore e che non senza difficoltà va avanti, e che nell'insieme dei finanziamenti all'editoria rappresenta una parte infinitesimale.

"Inoltre - prosegue Doni - la retroattività metterà in seria difficoltà molte imprese dell'emittenza radiotelevisiva che si trovano a dover fare i conti con un bilancio già approvato, con soldi già spesi, senza poter più far affidamento su queste provvidenze già in bilancio. Un aspetto che fra l'altro è in parte incostituzionale. Le conseguenze possono essere abbastanza gravi dato che per realtà piccole come la nostra, le provvidenze rappresentano una sostanziale parte del nostro bilancio".

"Essendo un circolo Arci - conclude il direttore di Puntoradio - e grazie anche al lavoro volontariato di molti, riusciamo ad essere presenti con i nostri programmi e la nostra informazione. Ma chiaramente ci sono altre realtà che hanno investito in risorse umane, in strumentazione, anche sulla base di questi piccoli aiuti. Di fatto si viene a creare una disuguaglianza perché in questi anni non è mai stato fatto un vero piano dell'editoria, mentre una riforma e un riordino di tutto il sistema dei finanziamenti è necessario. Puntoradio è una radio comunitaria, una delle poche rimaste, e in quanto tale ha dei doveri nei confronti della legge, che ci impedisce di fare pubblicità e stabilisce che la maggior parte della nostra programmazione sia dedicata all'informazione. Abbiamo dei doveri dunque, ma avremmo anche dei diritti che in tutti questi anni non sono mai stati attuati. Con la soppressione delle provvidenze è come se una legge fosse stata dimezzata: ci chiedono dei doveri ma non ci riconoscono i diritti".

Il mancato sostegno alle emittenze locali e le conseguenti difficoltà produttive avviene in un contesto in cui, invece, cresce da parte dei cittadini la richiesta di informazione locale, come ci conferma Luca Doni: "Quotidianamente, attraverso il nostro piccolo lavoro, riscontriamo questa maggiore richiesta. Un piccolo lavoro che però credo sia abbastanza importante, anche in una prospettiva futura: dato che si parla di federalismo, un'informazione locale sarà sempre più che necessaria".

Negativa anche la valutazione di Mario Bufano, direttore dell'emittente radiofonica Controradio: "Il provvedimento contiene molti fattori 'antipatici', ad esempio il mantenimento dei finanziamenti per certe istituzioni, come gli organi e i giornali di partito, e non per la radiofonia e la televisione privata. Negativo è anche il giudizio sula retroattività del provvedimento al 2009, che probabilmente non reggerà al vaglio di un ricorso al TAR".

"Più in generale credo - prosegue Bufano - che la soppressione delle provvidenze non rappresenti una sottovalutazione dell'importanza del settore per la democrazia e la civiltà di un paese, ma che nasconda un disegno politico studiato, di altra natura. Ci troviamo di fronte ad un colpo alla sostenibilità economica delle realtà che fanno informazione in questo paese, in un momento storico in cui la concentrazione dei mezzi, soprattutto della televisione, è realizzata quasi interamente".

Per Controradio la soppressione si traduce in 30, 35 mila euro l'anno tra agenzie, costi telefonici e elettricità: "Abbiamo due ripetitori che stanno accesi 24 ore su 24, e utenze sensibili, come quelle telefoniche, che sono dedicate in prima battuta alla raccolta delle informazioni. Noi terremo duro, anche grazie all'appoggio di una community, quella dei soci del Controradio Club, che ogni anno ci sostengono associandosi o rinnovando la tessera. I nostri ascoltatori sanno che per avere e mantenere in vita una radio come questa, la raccolta pubblicitaria non basta a garantire del tutto l'equilibrio del bilancio. Una peculiarità che caratterizza anche gli amici del network di cui facciamo parte, Radio Popolare in testa. Siamo abbastanza ottimisti sul fatto che anche questa volta riusciremo a farcela: anche se il Governo sposta il traguardo in avanti, noi continueremo a correre questa corsa".

"Di fronte a scelte del Governo che vanno verso la costituzione di un monopolio dell'informazione, viene da chiedersi se oggi è ancora possibile fare un'informazione indipendente radicata localmente". Mario Bufano appare ottimista: "La nostra esperienza è positiva. Sempre più il 'mercato' dell'informazione e delle notizie è glocal. Ci sono strutture e panorami di riferimento globali, poi da questa dimensione non si passa ad un livello intermedio, ma direttamente alla scala piccola, come quella della provincia, del comune. La nostra esperienza lo conferma: abbiamo tenuto un occhio sulle dinamiche e le tensioni globali, anche a livello internazionale, nel nostro caso grazie anche all'adesione a Popolare Network, per svolgere poi la gran parte del lavoro sul territorio".

 

"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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