3955 case sfitte a Pisa. È questo ciò
che emerge dai dati Ici del Comune, che registrano per quasi 4 mila
abitazioni il pagamento dell'aliquota al 9 per mille, fissata per gli
immobili non abitati da oltre 2 anni.
"I numeri dell'Ici confermano quei
dati che da anni portiamo all'attenzione - ha commentato Virgilio
Barachini dell'Unione Inquilini di Pisa - e che la Confedilizia
ha sempre messo in discussione, dimostrando che il problema abitativo
è in realtà un falso problema".
La tesi e la proposta che da decenni
l'Unione Inquilini porta avanti è infatti quella di imporre la
locazione per quegli appartamenti rimasti sfitti senza
giustificazione. "Non è certo nostra intenzione 'perseguitare' i
proprietari, né ci sogneremo di sostenere che questi appartamenti
devono essere concessi gratuitamente o a svantaggio del proprietario.
Ciò che noi chiediamo è il rispetto dell'articolo 42 della
Costituzione che recita 'La proprietà privata è riconosciuta e
garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di
godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e
di renderla accessibile a tutti'".
Parlare di 4 mila case in realtà è
sovrastimare la reale disponibilità di alloggi per la locazione,
come ci ha spiegato Daniele Cosci del Sicet (Sindacato
inquilini casa e territorio): "Il dato dei quasi 4 mila
appartamenti vuoti va ridimensionato. Per molti proprietari è
economicamente più vantaggioso affittare al nero, pagando
un'aliquota al 9 per mille piuttosto che denunciare un regolare
contratto d'affitto". Sottratta, dunque, questa percentuale e
quella delle seconde abitazioni, collocate prevalentemente sul
litorale, Cosci stima che siano intorno ai 1500 appartamenti
realmente vuoti, da cui vanno ulteriormente sottratti quelli
inutilizzati perché destinati alla vendita.
Un numero di appartamenti che se
immesso sul mercato a prezzi concorrenziali contribuirebbe a
soddisfare, almeno in parte, la necessità di alloggi. "Se di
questi, anche solo 400/500 appartamenti venissero immessi sul mercato
degli affitti - prosegue Daniele Cosci - gli attuali canoni di
locazione si abbasserebbero. Parte di queste case viene tenuta
volutamente sfitta in modo da mantenere alti i prezzi".
In una città come Pisa, dove la
tensione abitativa è tenuta alta dalla massiccia presenza di
studenti (circa 50 mila in una città di circa 90 mila abitanti), una
maggiore disponibilità di alloggi renderebbe plausibilmente più
ambia anche la capacità di contrattazione di quanti giungono in
città per frequentare l'Università. Contestualmente contribuirebbe
a ridurre l'emergenza abitativa:"Le domande per un alloggio
popolare - precisa Cosci - sono 800, di queste solo 400/500
corrispondono ad una situazione critica". Per molti la soluzione
sarebbe, dunque, la possibilità di accedere a canoni d'affitto meno
onerosi.
L'amministrazione comunale sembra
iniziare a muoversi anche in questa direzione, con il nuovo accordo
territoriale che ridefinirà a rialzo i canoni d'affitto concordato:
"Quello attualmente vigente risalente al 2005 - ha dichiarato
Ylenia Zambito, assessore alle politiche abitative del comune di Pisa
- prevede infatti canoni molto bassi, svantaggiosi, dunque, per i
proprietari che non vengono così incentivati a destinare i propri
immobili a questa forma di locazione". In fase di progettazione
anche una Agenzia Casa, il cui regolamento è stato presentato
in commissione consigliare e che dovrebbe partire intorno alla fine
di aprile.
L'Agenzia Casa metterà in atto una
serie di agevolazioni al fine di spingere i proprietari a immettere i
loro immobili sul mercato degli affitti. "Fornirà garanzie - ha
spiegato l'assessore - sul rilascio dell'alloggio, sul pagamento regolare
del canone e sullo stato di manutenzione dell'immobile". A questi provvedimenti si aggiunge la
la realizzazione di 612 appartamenti per i soggetti più deboli
(edilizia convenzionata, popolare e ad affitto concordato), previste
della variante urbanistica.
Una variante che d'altro canto porterà
anche alla costruzione di oltre 1.700 appartamenti destinati al
libero mercato, col fine dichiarato di attirare in città un maggior
numero di residenti, che negli anni hanno scelto di migrare verso i Comuni limitrofi, che offrono alloggi a prezzi più
convenienti. La tesi dell'amministrazione è che
allo "spopolamento" della città abbia contribuito la carenza di
disponibilità di abitazioni.
Ma i numeri che emergono dai dati del
pagamento dell'Ici sembrano smentire questo assunto. Ricordiamolo:
circa 1500 appartamenti vuoti, secondo la stima del Sicet, fra
case sfitte e in attesa di vendita. Il problema, non sembra dunque
essere la mancanza di alloggi.
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2010/05/28 13:05:01 Plinio Il Vecchio Perchè l'articolista cita i circa 50000 iscritti all'università (ma sono meno) a sostegno della tesi dell'"alta tensione abitativa"?
Sono tutti e 50000 fuori sede? Mah...