10/03/10 07:31 | autore: la redazione Stampa

Quel Cyrano eroe del tumulto e della ribellione 0

La stagione di prosa del Teatro Verdi di Pisa chiude con il capolavoro di Edmond Rostand per la regia di Daniele Abbado, con Massimo Popolizio nelle vesti del guascone dal naso deforme

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Il Cyrano de Bergerac di Daniele Abbado chiude la stagione di prosa del Teatro Verdi di Pisa. Spettacolo preceduto da un vero e proprio tappeto di recensioni più o meno acclamanti, nelle quali ricorrono le lodi per l'interpretazione di Massimo Popolizio (più volte premio Ubu, premio Nazionale della Critica, nonché attore televisivo e cinematografico con Paolo Sorrentino, Michele Placido, Daniele Luchetti) che ha avuto il merito di 'dedurre' la materia romantica della quale è intessuto il personaggio di Rostand, aggiornandolo allo 'spirito' contemporaneo.

Maggiore concentrazione sull'uso della retorica e sul suo essere strumento di giustizia sociale, particolare attenzione alla sintesi espressa dai celeberrimi giochi di parole e alla loro forza quasi eversiva che colloca il guascone dal grande naso nell'olimpo degli eversori e dei rivoluzionari d'ispirazione tardoromantica.

Opera in versi che resiste all'insofferenza del tempo, Cyrano de Bergerac è ricalcato sulla leggendaria figura del poeta, spadaccino e libero pensatore Savinien Cyrano de Bergerac, realmente vissuto nel Seicento. Indicazione che, seppur banale nella sua evidenza, è utile a cogliere uno degli aspetti più interessanti dello spettacolo diretto da Abbado e interpretato da Popolizio.

La dialettica che naturalmente si intesse tra l'attore e la persona loquens condotta da quest'ultimo in scena non è camuffata bensì esposta, esibita (il naso che Popolizio porta in scena è con tutta evidenza posticcio, quasi la parodia di un plausibile travestimento teatrale) nel tentativo di evidenziare le diverse stratificazioni che dall'attore procedono verso il personaggio, fino a sfiorare l'individuo storico che è alla base della stessa finzione narrativa.

Un Cyrano che esalta al meglio le sue qualità di suggeritore della vita e dell'opera di altri, esaltando quei passaggi dell'esistenza che la morale comune riduce a ignobili banalità. Il personaggio interpretato da Popolizio mescola arte e vita, esperienza avventurosa e passione letteraria. Un Cyarano che, durante la scena della sua dipartita, porta nell'aldilà il suo enorme naso, simbolo di libertà, indipendenza, diversità, emblema di un eroe che si batte fino in fondo anche contro l'impossibile, persino contro i fantasmi dell'Oltretomba.

Un personaggio in fuga verso l'eroismo del quotidiano, che assume su di sé l'impossibilità dell'eroismo del 'solo'. Un combattente già sconfitto in partenza, che lotta fino alla fine contro un destino tragico e comico, là dove questi due estremi si distinguono perfettamente l'uno dall'altro.

Lontano dalla lettura calviniana che voleva Cyrano simbolo di una 'leggerezza pensosa', primo di quei valori che l'autore ligure auspicava fosse ereditato dal millennio che stiamo vivendo, il guascone interpretato da Popolizio è un uomo tutt'altro che 'leggero', bensì animato da un continuo tumulto, oscillante tra tragedia ed esasperazione della propria bontà. La palpabile 'teatralità' è forse l'elemento che maggiormente spicca, ma ne risulta quasi un motivo di sorpresa.

Nell'interpretazione di Popolizio, Cyrano diventa dunque eroe della tensione emotiva, guerriero della parola, uomo del presente che incarna appieno la necessità di ribellarsi al reale in virtù della dote più preziosa: la parola.

Il Cyrano de Bergerac per la regia di Daniele Abbado andrà in scena al Teatro Verdi di Pisa questa sera (mercoledì 10 marzo) e domani (giovedì 11 marzo) alle ore 21.00.

 

"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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