11/03/10 09:00 | autore: Cinzia Colosimo Stampa

Cgil, domani sciopero generale nazionale 0

Per il lavoro, il fisco, la difesa dell'articolo 18 e il diritto di cittadinanza. Blocco sia del settore pubblico che privato. Manifestazioni in tutte le città d'Italia. A Pisa presidio sotto la Prefettura a partire dalle ore 15:00

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La Cgil ha proclamato lo sciopero generale di quattro ore  nei settori privati, mentre nei settori pubblici sarà per l'intera giornata o il turno di lavoro. Si prevede una grossa adesione, sia allo sciopero, sia al presidio che si terrà sempre nella giornata di venerdì, dalle 15 alle 17 di fronte alla Prefettura.

Sciopero per l'intera giornata è stato confermato dalle Poste e dal settore telecomunicazioni. Giornata piena anche per i lavoratori del Carrefour, visto anche il difficile dialogo con l'azienda, mentre nel settore dell'edilizia è stato preannunciato una sospensione del lavoro di 8 ore.

Lavoro, fisco più equo e cittadinanza i motivi principali di questa mobilitazione generale, che si colloca nella stessa giornata di sciopero per un altro settore fondamentale, ossia la scuola pubblica.
"La Cgil - spiega Gianfranco Francese, segretario generale della Cgil di Pisa - chiede il blocco dei licenziamenti e la proroga degli ammortizzatori sociali da estendere anche ai precari; la messa in campo di strumenti di politica industriale in grado di evitare la chiusura delle aziende, di promuovere la ricerca".

Lavoro al primo posto, sia nella difesa del posto tramite gli ammortizzatori sociali, sia per scongiurare gli effetti del nuovo attacco contro l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. L'aggiunta che è stata apportata al ddl 1167 approvato al Senato, secondo il segretario generale "riapre la vicenda che si era temporaneamente chiusa, grazie ad una massiccia mobilitazione dei lavoratori, ossia quella relativa all'art. 18. Questa aggiunta - spiega Francese - riapre in maniera subdola e pericolosa la questione, perchè propone al singolo lavoratore di accettare un accordo per cui, al momento dell'assunzione, si prevede il ricorso all'arbitrato per risolvere le controversie, incluso il ricorso all'arbitrato secondo equità."

Secondo punto, diminuire la pressione fiscale.
"Chiediamo una riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti e i pensionati. L'aumento della pressione fiscale, da 30 anni a questa parte, ha prodotto sui redditi da lavoro dipendente e da pensione una perdita annuale media di 3.285 euro, pari a circa 274 euro mensili in meno sulla busta paga".

"In particolare - prosegue Francese - chiediamo una revisione della struttura dell'Irpef, a partire dal superamento del drenaggio fiscale: l'icremento della detrazione da lavoro dipendente e l'uniformità della detrazione da pensione a quella del lavoro dipendente. L'innalzamento e l'unificazione delle attuali quote esenti per i redditi da lavoro e da pensione; la riduzione della prima aliquota dal 23 al 20% per favorire i redditi meno bassi e della terza dal 38 al 36%; infine, la costituzione di uno strumento di sostegno unico per le famiglie con figli che integri gli attuali Assegni per il Nucleo Familiare e le detrazioni Irpef per figli a carico."

Terzo, il diritto alla cittadinanza, e ancora una volta, la richiesta di sospensione per almeno due anni della Bossi-Fini, o fino al superamento della crisi economica. "Chiediamo l'abolizione del reato di clandestinità e politiche di accoglienza e di lotta alle nuove forme di schiavitù".

Adesione allo sciopero da parte del Pd, che sarà anche in piazza al presidio di fronte alla Prefettura. In una nota emessa dal responsabile lavoro Cristian Pardossi, si legge: "Manca una strategia compiuta sui temi del lavoro e dell'economia".
"Le norme sull'arbitrato sono l'ultimo anello di una lunga catena di interventi mirati e chirurgici che hanno favorito l'aumento della precarietà, diminuito il contrasto al lavoro nero e indebolito gli incentivi all'innovazione: abolire le tutele del licenziamento in bianco, cancellare i libri paga, matricola e presenza, cancellare la responsabilita' dei committenti nella catena degli appalti, reintrodurre il lavoro a chiamata e lo staff leasing, testimoniano la scelta di imboccare una strada che porta ad un ampliamento della precarieta' e del lavoro nero che, solo a parole, il governo dice di voler combattere."
"La misura è colma - chiude il comunicato del Pd - serve un sussulto, uno scatto di orgoglio civile del popolo italiano. Per tutti questi motivi scenderemo in piazza a fianco della CGIL, augurandoci al tempo stesso che si lavori costantemente per ricomporre il fronte dell'unità sindacale, di vitale importanza in questo frangente".

Centodonnecentobici a Pisa - di Rebeldìa Media Crew

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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