15/03/10 08:15 | autore: Orsetta Innocenti - Antonia Pellegrino Stampa

La vita senza limiti: presentato a Pisa il libro di Beppino Englaro 0

Sabato 13 marzo l'iniziativa in Sala delle Baleari. Interventi dell'autore, di Sergio Bartolommei e di Adriano Prosperi. Presentata una mozione in consiglio comunale con la richiesta di riconoscimento della cittadinanza onoraria a Englaro

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L'applauso che saluta l'entrata di Beppino Englaro nella Sala delle Baleari è intenso, spontaneo, sembra non voler smettere mai. Qualcuno si alza in piedi, ma la maggioranza dei presenti (e una piccola folla gremisce la sala del Consiglio comunale, piena al di là di ogni capienza) resta ferma al suo posto. Continua ad applaudire, guardandolo negli occhi. Per chi di un'esperienza personale tanto atroce ha fatto una battaglia civile in nome e all'interno dello stato di diritto, non si possono fare gesti anche solo latamente retorici. Difatti è lo stesso Englaro a chiedere, con gli occhi e con le mani, che l'applauso si plachi.

Da quel momento, la presentazione del libro La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto (Rizzoli 2009), organizzata dalla Consulta di Bioetica (sezione di Pisa) e dal Laboratorio Riformista procede a ritmo pieno e denso - ogni intervento ricco di riflessioni, accenni, spiegazioni, che vanno ben al di là dell'occasione.

Con il coordinamento svelto, ma partecipe di Gabriella Stori, l'incontro si è aperto con il saluto del Sindaco Marco Filippeschi, che ha ricordato come quello di Englaro sia un passo importante all'interno di una battaglia (quella per i diritti civili e l'autodeterminazione dell'individuo) che resta ancora da vincere. A questo proposito, Filippeschi ha sottolineato come Pisa sia orgogliosa di essere vicino "col cuore e con la ragione" a Beppino.

Si riallaccia alle parole del sindaco il primo intervento, dell'Assessore Federico Eligi (in veste di presidente del "Laboratorio riformista"). Eligi ricorda come Pisa sia sempre stata una città vicina "nei contenuti" a una battaglia di libertà che Englaro ha combattuto "solo, mentre contro di lui erano forze potenti". Una "prova di civiltà" che ha visto i suoi punti di forza "nell'essere stata combattuta alla luce del sole e nel rispetto delle regole" - un elemento, aggiunge ancora Eligi, tristemente eccezionale nell'attuale panorama politico. "Beppino ha avuto la forza di difendere la libertà di poter scegliere con le unghie e con i denti". E sicuramente la questione non finisce qua. "Chi ha perso questa battaglia non nasconde il suo spirito vendicativo, e si appresta a voler vincere la guerra". Per questo sarà necessario essere uniti. E - Eligi non esita nell'autocritica - dimostrare di saper stare vicini a Englaro e alla lotta per lo Stato di diritto in maniera migliore di quella dimostrata dalla Toscana nel momento più terribile della vicenda (con l'inspiegabile clamore seguito al pronunciamento, ineccepibile, della Corte Suprema di Cassazione). "Allora la Toscana tutta ha sbagliato, noi abbiamo sbagliato, abbiamo avuto paura e ci siamo tirati indietro. Ora Pisa non deve sbagliare, non c'è più il tempo e l'occasione per sbagliare". Proprio per questo - arriva la notizia - il consigliere Giuliano Bani ha presentato una mozione con la richiesta di concessione a Beppino della cittadinanza onoraria. Un segno importante che si affianca a quello, politico, sul registro dei testamenti biologici, approvati dai Consigli comunali e provinciali nello scorso 2009 (http://www.comune.pisa.it/urp/testamentobiologicopdf.pdf).

Si entra poi nel cuore filosofico e giuridico dei temi toccati dal libro, con gli interventi di Sergio Bartolommei e di Adriano Prosperi.

Sergio Bartolommei, docente di Bioetica all'Università di Pisa e coordinatore della sezione pisana della Consulta di Bioetica, sottolinea come ormai da qualche decennio, in seguito all'introduzione delle tecniche di rianimazione, di ventilazione, nutrizione e idratazione artificiali, i confini tra la vita e la morte non siano più nettamente segnati. È possibile ormai che venga prolungata indefinitamente, come nel caso di Eluana Englaro, la mera sopravvivenza biologica, una "vita senza limiti" completamente svuotata dei contenuti della consapevolezza, della personalità, della relazione. Questo tipo di esistenza è un prodotto della scienza medica, e ne segna allo stesso tempo le massime potenzialità e il confine ultimo: può accadere che un efficace intervento di rianimazione riesca a impedire la morte del paziente, che le tecnologie disponibili ne consentano la sopravvivenza, senza che tuttavia possa mai essere ottenuto il risveglio della coscienza. Lo stato vegetativo permanente è una condizione intermedia tra la vita e la morte che può protrarsi per decenni. Essendo un risultato di pratiche mediche, e potendo protrarsi solo in virtù delle tecnologie di sostegno vitale, la sua accettazione non risulta affatto ovvia. Ogni paziente ha il diritto di opporsi a tutte le decisioni mediche che egli ritenga incompatibili con le proprie convinzioni. Eutanasia è una parola che si è udita spesso negli interminabili scontri sul caso di Eluana Englaro, ma a sproposito.

Questo è un punto che sia Bartolommei sia Beppino Englaro tengono particolarmente a chiarire: non vogliono discutere di uno standard generale di qualità accettabile della vita, di quando - e per chi - sia ragionevole scegliere la vita o la morte. Si tratta invece della libertà - sancita dalla Costituzione Italiana - di rifiutare le cure. Anche se il paziente in stato vegetativo permanente non può ovviamente farlo in maniera diretta, questo non significa che egli debba essere ostaggio, cavia della scienza medica o di chi sostiene che la sopravvivenza biologica vada comunque salvaguardata a oltranza. Lunghissima è stata la battaglia legale sostenuta da Beppino Englaro per vedersi riconosciuto il diritto di dare voce alle più profonde convinzioni di sua figlia Eluana e al suo radicale rifiuto di un'esistenza in condizioni di dipendenza totale e di altrettanto totale inconsapevolezza.

I sostenitori dell'illiceità della sospensione della nutrizione e dell'idratazione artificiali ritengono che tali mezzi non siano terapie mediche ma rappresentino il minimo dell'assistenza comunque dovuta a un paziente, e che interromperli significherebbe abbandonare il malato a se stesso, contravvenendo alla deontologia professionale e al giuramento di Ippocrate. In realtà sullo status di nutrizione e idratazione artificiali non c'è più alcuna disputa nella comunità scientifica internazionale: esse sono concordemente definite come terapie mediche, considerato anche il loro carattere invasivo. Ma, più che questo, Bartolommei tiene a ribadire che, nei difensori ad oltranza della conservazione dell'esistenza in vita a qualsiasi costo, sembra manifestarsi una sorta di "feticismo del corpo".

Non una riflessione su cosa sia effettivamente la vita, la volontà personale, la libertà, il rapporto tra la scienza e la tecnologia che propongono i mezzi e i singoli individui cui compete la scelta. La vita viene semplicemente identificata con le funzioni biologiche minimali del corpo, che appaiono una sorta di bene assoluto da difendere, non un possesso del singolo individuo che con quel corpo si identifica (o si è identificato).

Adriano Prosperi, docente di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore, ribadisce che il libro di Beppino Englaro non rappresenta l'espressione di un dolore privato, per quanto tale dolore sia presente in ogni pagina; si tratta bensì di una testimonianza civile, del protocollo di una lunga lotta in difesa dei diritti fondamentali dell'individuo. Beppino Englaro avrebbe potuto cercare di ottenere in forma strettamente privata la liberazione di sua figlia da cure tanto invasive quanto prive di senso. Probabilmente - data la triste ipocrisia che in Italia sembra comunemente associarsi alle decisioni di fine vita - gli sarebbero stati risparmiati molti anni di attesa e di sofferenze, molte ingiurie, molta violenza. La sua scelta è stata diversa, e per questo, afferma Prosperi, la vicenda di Eluana, il suo nome, sono ormai diventati parte della storia del nostro paese, una tappa fondamentale per vedere riconosciuta una libertà di autodeterminazione che la Costituzione italiana enuncia (articolo 2; articolo 13; articolo 32), ma che rischia di rimanere lettera morta.

Le riflessioni più propriamente bioetiche sono accompagnate da una sobria, ma sentita indignazione civile (che rispecchia l'atteggiamento mantenuto da Beppino durante le lunghissime fasi di questa sua battaglia). "La storia di Beppino ripropone il paradosso di cittadini costretti - come già per la legge 40 - a difendersi dalle leggi dello Stato" - nota Bartolommei - "Beppino, con la sua scelta di combattere una battaglia senza ombre, nel dialogo e nel rispetto di regole e Istituzioni, è diventato una figura tra l'incomprensibile e il demoniaco, come tutti coloro che si fanno portavoce dei cosiddetti nuovi diritti civili". "Englaro, che del rispetto dello Stato di diritto ha fatto una bandiera e una scelta, è stato violentato dalle Istituzioni" - gli fa eco Adriano Prosperi - "e io mi vergogno a essere rappresentato da un ministro così, che non vorrei nemmeno nominare". E' proprio Prosperi a chiudere, con una battuta, la parte di presentazione, che lascia la parola al racconto pacato e appassionato di Englaro, che ripercorre le varie tappe, mediche, giuridiche, politiche, di una vicenda che si è trascinata per oltre 17 anni (dal 18 gennaio del 1992, giorno dell'incidente occorso a Eluana Englaro al 9 febbraio 2009). "Felice quel paese che non ha bisogno di eroi" - ricorda Prosperi (citando Bertolt Brecht) - "noi ne abbiamo avuto uno".

E' un eroismo antieroico, quello di Englaro. Un eroismo antieroico della consapevolezza del diritto, della laicità, della scelta autodeterminata, libera e individuale. Un eroismo antieroico che rifiuta, sempre, di imboccare la scorciatoia del dolore personale, così amato da quest'Italia sguaiata. Un eroismo antieroico che la nostra città dovrà sapere fare proprio, perché la cittadinanza onoraria diventi anche, e soprattutto, azione condivisa. Lo ricorda il presidente della Consulta bioetica milanese, Maurizio Mori, in un ultimo flash prima di chiudere: "Sì, la battaglia è solo cominciata".

Orsetta Innocenti - Antonia Pellegrino

 

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