Dopo una prima mossa di avvicinamento la settimana scorsa alla zona dei lavori per l'installazione del rigassificatore OLT nel tratto di mare tra Livorno e Pisa, gli attivisti di Greenpeace nella giornata di ieri hanno sferrato il loro 'attacco', inscenando una protesta che ha suscitato molto clamore, ma che non è riuscita a ottenere l'obbiettivo prefissato, ovvero l'incontro con il Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo, il quale non ha risposto all'appello dell'associazione ambientalista non assumendo fino a oggi alcuna posizione in merito.
I tre attivisti di Greenpeaceche ieri hanno compiuto il blitz di protesta sono stati oggi denunciati dalla Digos di Livorno. I tre ambientalisti vengono accusati di danneggiamento (per la scritta 'Balene finite' realizzata con vernice bianca lungo la fiancata della nave), violazione dell'ordinanza di interdizione del traffico navale intorno alla piattaforma, emessa dalla capitaneria di porto e violenza privata per avere scalato la gru esterna alla nave posacavi. E' scattato il conseguente sequestro dell'attrezzatura utilizzata.
Il Blitz - La nave di Greenpeace "Rainbow warrior" si accosta alla Far Samson che sta posizionando i cavi dei gasdotti in mare (passo preliminare alla realizzazione del rigassificatore al largo delle coste tra Pisa e Livorno). All'alba parte il blitz: dalla nave ammiraglia partono tre gommoni di attivisti. Uno di questi dà l'assalto alla Far Samsom, tre uomini salgono sulla nave, si arrampicano alla gru e lì si incatenano esponendo striscioni con scritte "Fine del Santuario" e "Ministro salva il Santuario". Mentre i tre sostenitori di Greenpeace salgono sulla gru della nave, altri attivisti, dai gommoni, scrivono sulla fiancata della nave "Balene finite".
Infatti il rigassificatore nascerà in un tratto di mare, secondo gli ambientalisti, incluso nel cosiddetto santuario dei cetacei, primo sito industriale in una area marina protetta nel mediterraneo.
Greenpeace, mentre i suoi uomini arrampicati sulla Far Samson inscenano la protesta, lancia un appello diretto. Lo fa Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare per Greenpeace: "È un vero e proprio scandalo ambientale, ci troviamo infatti nel bel mezzo del santuario dei cetacei. Il santuario esiste già da dieci anni, ma è un parco di carta e nulla è stato fatto per proteggere balene e delfini e questo è il colpo di grazia. C'è ancora qualche ultima possibilità di salvare le balene. Chiediamo un incontro urgente al ministro Stefania Prestigiacomo".
L'intervento della polizia - Mentre l'associazione chiede un incontro urgente con l'Onorevole Prestigiacomo, due dei tre attivisti saliti sulla gru della Far Samson vengono rimossi in maniera brutale e rischiosa, a disprezzo delle procedure che vengono seguite in questi casi. La gru viene abbassata in maniera pericolosa per consentire agli agenti della Digos di raggiungere gli attivisti.
Il terzo uomo riesce a sottrarsi all'intervento lasciandosi sospeso nel vuoto. La situazione è controllata dagli agenti della Digos livornese e dagli uomini della Guardia Costiera che non possono rimuoverlo. Intanto vengono identificati gli attivisti: si tratta di un curdo di nazionalità turca, un'italobrasiliana e un giovane di Udine. E' quest'ultimo a continuare la protesta contro la costruzione del rigassificatore offshore a largo di Livorno e all'interno del Santuario dei Cetacei.
Al perentorio intervento della polizia, ancora Giorgia Monti replica: "C'è stata una rimozione coatta di due dei tre attivisti senza rispettare nessuna procedura, senza l'attrezzatura adatta. Questo intervento ha messo in pericolo i volontari che, ricordiamo, sono pacifisti". Poi accusa: "Una delle nostre attiviste è stata brutalmente sollevata e trascinata via di peso dalla gru, eppure la polizia ci aveva assicurato 2 ore di tempo come margine per contattare il ministro e chiedere un incontro. L'intervento è cominciato dopo mezz'ora".
Continua la protesta - La protesta dunque continua. Quello di cui Greenpeace accusa il Governo - e in particolare al Ministro Stefania Prestigiacomo alla quale è stata recapitata una lettera - è di condurre, alla stregua del Giappone, un doppio gioco: da un lato impegnandosi ufficialmente a proteggere i cetacei del Santuario con la firma dell'Accordo internazionale, ma al contempo dando il via libera al rigassificatore e mostrando così come "gli interessi economici abbiano ancora una volta prevalso su quelli dei cittadini e dell'ambiente". Gli fa eco il comitato di cittadini costituitosi a Livorno contro il rigassificatore: "Abbiamo sempre denunciato anche l'estrema pericolosità dell'impianto - il primo offshore al mondo costruito su nave galleggiante - per gli abitanti di un'area distante dal rigassificatore per un raggio di 55 km. Le balene se ne stanno andando mentre lo stato di degrado dell'area aumenta a causa del traffico navale, dell'inquinamento e, ora, della costruzione del primo sito industriale in mare".
Poi, intorno alle 15 e 30 giunge presso la Rainbow Warrior un piccolo segnale di apertura. "Ci hanno offerto un incontro con il direttore generale, ma noi vogliamo parlare direttamente con il Ministro e per questo continuiamo la nostra protesta". Chiarisce la portavoce responsabile della campagna mare di Greenpeace, annunciando il proseguimento del blitz a bordo della nave posacavi. Gli ambientalisti avevano chiesto un incontro urgente con il ministro Stefania Prestigiacomo ma la risposta del ministero è solo quella di un incontro con il direttore generale. "Un'offerta inaccettabile - ha spiegato Monti - perché con lui abbiamo già parlato a settembre, ma nulla è cambiato, e anzi sono cominciati i lavori per il rigassificatore".
L'epilogo. "La bella addormentata" - Intorno alle 18 dopo aver aspettato per dodici ore una risposta dal Ministro Prestigiacomo, l'ultimo attivista di Greenpeace scende dalla gru della nave Far Samson, mostrando lo striscione "Ministro dove sei?". Da un gommone affiancato alla nave altri attivisti aprono un secondo striscione con il messaggio "Balene condannate".
"Siamo profondamente rammaricati dall'indifferenza del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - sostiene Giorgia Monti, - che ha dimostrato ancora una volta di non aver alcun interesse a proteggere in maniera concreta l'ecosistema marino. Ringraziamo il dott. Aldo Cosentino, uno dei Direttore del Ministero, per averci invitato a un incontro a cui sicuramente parteciperemo, ma ci chiediamo: per quanto ancora il Ministro farà la "bella addormentata"?"
Lo scorso settembre rappresentanti di Greenpeace avevano già incontrato la Direzione del Ministero, chiedendo misure concrete per proteggere il Santuario. Purtroppo, a distanza di sei mesi, nulla è cambiato. Anzi le condizioni del Santuario sono peggiorate. Un segno potrebbero essere le stenelle ritrovate spiaggiate sul litorale livornese la scorsa settimana. Poi il censimento fatto dall'associazione nel 2008 parla chiaro. In quella occasione nella zona sono state trovate solo un quarto delle balenottere attese, come pure si è dimezzata la popolazione di stenelle rispetto ai valori degli anni '90.
"Di fronte all´incapacità del Ministro dell'Ambiente di tutelare il Santuario - conclude Greenpeace - non ci resta che considerare l'Italia responsabile dell'agonia di quest'area marina protetta. Il nostro governo dovrà rispondere di questo fallimento non solo davanti a Francia e Monaco, firmatari dell'Accordo per il Santuario, ma a tutti gli stati del Mediterraneo, che lo hanno riconosciuto come area a speciale protezione."
Viene confermato dai fatti dunque che "l'Italia non è quindi molto meglio del Giappone che, dopo aver aderito alla moratoria per la caccia alle balene, trova poi il modo di ucciderle per "scopi scientifici".
Ma il crimine peggiore resta il via libera alla tanto contestata struttura del rigassificatore offshore della OLT nell'area. Di fronte a falsi conclamati e riconosciuti nel processo di valutazione dei rischi del rigassificatore, alla presenza di rischi ambientali inaccettabili e al fatto che la compatibilità con il Santuario non è per nulla certa, ci chiediamo cosa aspetti il Ministro Prestigiacomo, a prendere una posizione decisa contro questo scempio".
Il prossimo appuntamento per dire no al rigassificatore Olt è previsto per sabato prossimo 20 Marzo. A Livorno alle 15 e 30 da Piazza del Comune partirà la manifestazione organizzata dal comitato OffshoreNoGrazie contro "il primo, pericolosissimo, mai sperimentato rigassificatore. Livorno non è una pattumiera!".
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2010/03/16 23:03:48 Alessandro Controzzi Signori questo è il nostro mare, il nostro patrimonio, esigiamo chiarezza e uno sviluppo sostenibile.
Parliamone!
2010/03/16 16:03:05 luigi giannetti Hanno ragione, non voglio sembrare un rivoluzionario, ma la penso come loro W greeenpeace...Sono molti quelli che sparlano ma non fanno un tubo, finalmente qualcuno che si attiva