18/03/10 08:11 | autore: Francuccio Gesualdi Stampa

Gesualdi: "L'acqua va sottratta all'avidità dei mercanti" 0

L'intervento del presidente del Centro Nuovo Modello di Sviluppo in vista della manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma per la ripubblicizzazione dell'acqua: "Fare politica significa battersi per il cambiamento e quando ci troviamo di fronte a leggi ingiuste bisogna avere la capacità di denunciarle, fronteggiarle con la mobilitazione pubblica, perfino trasgredirle"

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L'appuntamento è a Roma per sabato 20 marzo, ore 14 in piazza della Repubblica. Obiettivo: gridare che l'acqua è un bene comune, un bene privo di rilevanza economica su cui non si può lucrare perché è un dono della natura, un bene messo gratuitamente a disposizione di tutti per la vita di tutti.

Andiamo a Roma per dire un no forte e chiaro all'avanzata della privatizzazione, per dire che l'acqua va sottratta all'avidità dei mercanti, che deve tornare ad essere gestita in maniera totalmente pubblica perché così prevede l'articolo 43 della Costituzione: "Ai fini di utilità generale la legge può riservare (...) allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali".

La Costituzione parla chiara: enti pubblici, non società per azioni, a ricordare a sindaci, governatori e presidenti del consiglio che la debbono smettere col vezzo di trasferire i servizi pubblici a società per azioni, non importa se a totale proprietà pubblica. Un andazzo che era arrivato a voler trasformare in società per azioni la stessa protezione civile, un progetto naufragato solo per gli scandali di corruzione che ha investito la macchina già semiprivata di Bertolaso.

Benché i comuni d'Italia si stiano trasformando sempre di più in società per affari, la funzione del pubblico non è dedicarsi alle vendite. Per questo ci sono già i mercanti. Il suo compito è proteggere la comunità e fornire servizi a rilevanza sociale. Nel caso dell'acqua, gli obiettivi da raggiungere sono preservazione e diritto. Preservazione perchè l'acqua è una risorsa sempre più scarsa. Diritto perchè assolve a funzioni vitali.

Il primo obiettivo si raggiunge spendendo tutto quello che serve per costruire una rete priva di perdite ed educare la gente ad evitare gli sprechi. Il secondo obiettivo si raggiunge garantendo a tutti il fabbisogno minimo di acqua valutabile in quaranta litri giornalieri procapite. Due obiettivi che non possono stare nel meccanismo della tariffa, ma della fiscalità, una forma di pagamento che non è collegata a ciò che si riceve in cambio diretto, ma a quanto si guadagna. Chi più ha, più paga, questo è il principio di una fiscalità progressiva che si ispira a criteri di equità. L'opposto della tariffa che facendo pagare in base ai consumi tassa la vecchia pensionata come il magnate d'impresa.

La manifestazione di sabato è solo la parte più appariscente di una lotta che si sta conducendo in ogni angolo d'Italia per fermare il processo di privatizzazione accelerato dal decreto Ronchi. In molti comuni d'Italia la gente si è mobilitata per chiedere la modifica del proprio statuto comunale, per dichiarare l'acqua bene privo di rilevanza economica e quindi sottrarla all'applicazione del decreto Ronchi.

Con sorpresa hanno aderito anche molti consigli comunali che in passato hanno fatto le corse per mostrarsi i primi della classe nei processi di privatizzazione. Tra questi il Consiglio comunale di Pisa che il 4 febbraio 2010, all'unanimità ha approvato una mozione presentata da Maurizio Bini, Rifondazione comunista, attraverso la quale il Consiglio si impegna a "riconoscere anche nel proprio Statuto comunale il diritto umano all'acqua, ossia l'accesso all'acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell'acqua come bene comune pubblico".

Un segnale importante che indica che non ci sono limiti alle possibilità di ravvedimento. Scrive Marco Bani, consigliere PD "Il Comune di Pisa ha voluto dare un segnale, votando all'unanimità, maggioranza e opposizione, un documento che garantisce l'accesso all'acqua a tutti, che ne sottolinea l'importanza vitale."

Ma ora bisogna passare dalle parole ai fatti, altrimenti potremmo avere l'impressione di trovarci di fronte ad un'operazione gattopardesca: "Cambiare tutto affinché nulla cambi". Ci aspettiamo non solo di vedere la modifica dello Statuto del Comune, ma anche di assistere alla trasformazione della gestione dell'acquedotto pisano. Ci aspettiamo che il servizio venga tolto a Acque spa, totalmente orientata al profitto, e venga affidato ad un'azienda speciale gestita con criteri sociali.

Si dirà che un passo del genere ci metterebbe fuori legge perché dovremmo contravvenire un sacco di leggi e contratti. Ma don Milani diceva: "Non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è obbedirla".

Allo stesso modo dobbiamo dire che la politica non si fa solo applicando pedissiquamente la legge. Fare politica significa battersi per il cambiamento e quando ci troviamo di fronte a leggi ingiuste bisogna avere la capacità di denunciarle, fronteggiarle con la mobilitazione pubblica, perfino trasgredirle. La conclusione è che recupereremo l'acqua come bene comune solo se recupereremo la politica come arte di osare.

Francuccio Gesualdi

Il Gruppo pisano del Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua parteciperà alla manifestazione nazionale con un pullman in partenza da Pisa alle ore 7.00 dal parcheggio scambiatore di via Pietrasantina. E' ancora possibile prenotarsi scrivendo a acquabenecomunepisa@gmail.com o chiamando i numeri 3337235384 o 0508312172.

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