17/02/10 10:28 | autore: danilo soscia Stampa

Gli affreschi elettronici di Andrea Soldani e Keith Haring 0

L'intervista a Sandra Lischi: "Haring seppe fare della sua arte un momento di 'cittadinanza' e non di 'distanza'"

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Chissà quante volte il sacerdote della Chiesa di Sant'Antonio si sarà sentito chiedere dalle centinaia di turisti di passaggio a Pisa un depliant, una cartolina (e perché no, un dvd) di quella meraviglia che si stende per 180 metri quadrati di parete e che ha un nome, "Tuttomondo", e un padre, Keith Haring. Uno dei più influenti rappresentanti dell'onda popular che interessò l'arte contemporanea a partire dalla fine degli anni Settanta, come è noto ai più, ha lasciato a Pisa una delle sue eredità maggiori, una delle ultime, prima che finisse i suoi giorni prematuramente alla tenera età di 31 anni.

Poca la documentazione a disposizione dei pellegrini dell'arte che raggiungono Pisa. Poca per quelli che vengono a godere della visione unica che la città nelle sue antiche vestigia sa offrire, ma anche a gioire della vista di questo oggetto alieno e umanissimo insieme che è il murales di Keith Haring. Presenza anomala e miracolosa che, pur nella sua irriducibile diversità, si armonizza al contesto e 'appartiene' a Pisa, ormai, a pieno titolo da vent'anni.

E proprio in occasione del ventennale della morte di Keith Haring (16 febbraio 1990), la città celebra il maestro e la sua opera con un ricchissimo programma di eventi e socialità diffusa. Tra le altre iniziative, svolgerà un ruolo di primissimo piano, la rassegna video organizzata dal Cinema Arsenale presso l'Auditorium della Provincia di Pisa che contemplerà la proiezione di "The Universe of Keith Haring" di Christina Clausen, ma soprattutto il trittico "L'arte in diretta", "Tuttomondo" e "Affreschi Elettronici" di Andrea Soldani.

Ne abbiamo parlato con la professoressa Sandra Lischi docente di "Istituzioni di storia della radio, della TV e delle arti elettroniche" e di "Analisi del video" nel corso di laurea in "Cinema, Musica, Teatro" presso l'Università degli Studi di Pisa, tra le fondatrici dell'associazione "Ondavideo" che fu tra i produttori dei lavori di Soldani su Keith Haring.

Esiste una filiazione speciale tra la superficie espressiva di Keith Haring e l'arte del video tale da giustificare un numero così importante di contributi rivolti al suo particolarissimo modo di dipingere?

Bisogna ricordare che i lavori in questione hanno goduto in larga parte del contributo di Haring stesso. Senza l'intervento diretto dell'artista americano, e della sua prodigiosa mano, non avremmo avuto il notevolissimo "Affreschi elettronici", straordinario prodotto videoartistico dotato di animazioni prima ancora dell'avvento del digitale. Negli anni Ottanta Soldani era molto vicino, anche per sensibilità, a "Ondavideo" e la dimensione artistica che contraddistingueva i suoi documentari sperimentali fece sì che il suo 'occhio' si sposasse perfettamente con l'universo espressivo di Haring.

Un felice connubio?

Direi meglio una felice combinazione. Non si tratta propriamente di un'affinità, ma qualcosa che si avvicina all'essere complementari. Haring nel suo modo di lavorare contemplava già una qualche forma multidisciplinare: musica, teatro, performance si fondevano insieme nel suo gesto pittorico. Questo attrasse l'attenzione di Soldani e portò i due a "incontrarsi" in quel piccolo miracolo di arte video che è "Affreschi elettronici".

Fu Haring stesso a provvedere alle animazioni che si muovevano sugli scenari pisani più disparati.

Esattamente. Tra i tre produttori, ovvero "Ondavideo", "Interferenze" e l'SBP di Roma, quest'ultima utilizzava attrezzatura all'avanguardia per i tempi. La maggior parte dei proventi dell'azienda provenivano dalla realizzazione di spot pubblicitari. Ma la sensibilità artistica degli uomini che vi lavoravano faceva sì che essa sperimentasse continuamente in campo estetico. E' negli studi della SBP di Roma che Haring scopre le potenzialità della paint-box, la tavola grafica che consentiva di far interagire tra di loro immagini create a mano e immagini video. Haring si prese così un piccola 'rivincita' rispetto ai molti vincoli che pesavano, e pesano, su Pisa e i suoi monumenti storici più rappresentativi. Senza arrecare danno alle opere stesse, Haring si ritrovò a disegnare le sue figure sulla facciata della Scuola Normale e su quella del Duomo...

La dimensione del video ridusse l'eversione rappresentata dal graffito o ne ha aumentato la portata?

Fu più che altro una scoperta liberatoria. Se Haring fosse rimasto ancora in vita avrebbe utilizzato il medesimo espediente per chissà quanti monumenti storici per altrettante città del mondo.

Il lavoro di Soldani seppe rappresentare al meglio la complessità che si celava dietro la dimensione popular del lavoro pisano di Haring.

Soldani ebbe il merito di saper cogliere la sensibilità del personaggio Haring, ma anche il contesto all'interno del quale l'artista statunitense si trovò a lavorare a Pisa. Nel lavoro di Soldani, Haring non era più un fenomeno alla moda, ma un artista che della sua volontà di comunicazione seppe fare un momento di 'cittadinanza' e non di 'distanza'.

L'affinità tra video e disegno trova dunque nel trittico di Soldani una specifica quanto diversificata declinazione.

Si tratta di prove opposte tra loro che tuttavia si completano a vicenda. Sensazioni espressive diverse alle quali corrispondono diverse scelte di linguaggio. La loro collaborazione riesce a svelare l'universo creativo di Haring anche nelle sue pieghe più nascoste e complesse. Un compendio che ancora oggi è uno strumento d'indagine efficacissimo su Keith Haring e su quello che è, a tutti gli effetti, uno dei suoi massimi capolavori.

 

Glocal o Blocal? - di Glocal12

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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