8 marzo 2010: una ricorrenza speciale per la nostra città perché la Casa della Donna compie 20 anni. Molti ricorderanno la storica apertura della casa di Via Galli Tassi, ristrutturata dalla Provincia di Pisa e data in gestione ai collettivi di donne che ne avevano fatto richiesta, sostenendola con una occupazione simbolica, l'8 marzo 1990.
Tante sono le iniziative che animeranno la Casa per festeggiare l'evento e mentre riceviamo l'invito rivolto a tutte e tutti a partecipare, anche noi festeggiamo a modo nostro la ricorrenza con parole e poesie di donne: voci antiche e nuove, più o meno conosciute, per accostarci alla ricchezza della scrittura delle donne, senza la pretesa di essere esaustive naturalmente, ma con l'unico proposito di lasciare "spazio" alle loro parole.
Un omaggio a Saffo, innanzitutto, per tornare alle sorgenti della scrittura femminile:
A chi dei cavalieri, a chi dei fanti
le schiere, ad altri sembra che le navi
sian la cosa più bella sulla terra.
Io la più bella
credo quella che si ama: ognun m'intende.
Elena, che tutti i mortali vinse
nella bellezza, abbandonò lo sposo,
l'eroe più forte,
e a Troia andò per nave, né la figlia,
né padre e madre ricordò mai più:
la dea di Cipro tutta la travolse
nel folle amore.
...................................
E così di Anattoria io mi rammento,
che ora è lontana.
Di lei vorrei veder l'amato passo,
e la luce che splende nel suo viso,
più che i carri di Lidia e i fanti lidi
schierati in armi.
Lirici greci - Garzanti - traduzione di Gennaro Perrotta
Un ricordo di Alda Merini:
A Tutte le Donne
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra.
Una voce importante nella poesia italiana contemporanea, quella di Daniela Attanasio, romana, autrice fra l'altro dell'opera "Del mio e dell'altrui amore" (Edizioni Empiria, 2005), una sorta di diario in versi in cui l'autrice rivela una vocazione lirica e insieme narrativa, e persegue un itinerario di ricerca che tende a trasformare l'esperienza in una nuova dimensione di sé, dell'altro e del reciproco stare nel mondo:
Proposito
Il treno taglia la campagna come una bruciatura.
Non è accaduto niente che si possa raccontare
tutto è trascorso come una lenta meridiana e il distacco
è stato un calo di pressione, un vecchio male.
Solo un bagliore negli occhi, un luccichio di pianto
e ora il treno mi riporta a Roma.
Ma il tuo viso torpido di grazia
è penetrato fino all'osso della mia memoria
e ha tramutato in quiete un'ansia di felicità.
Vorrei soltanto dormire
chiudere gli occhi contro lo sgretolio del treno
e ritrovare il tuo respiro caldo
la tua casa sepolta di oleandri
il tuo paese sudista dove le strade stringono
i luoghi dell'incontro.
Non ho più paura del tempo: io ti terrò per mano
nel tempo che passa
e con te vivrò dentro la mia poesia
fino all'ultimo verso
fino all'ultima pagina non scritta.
Una voce nuovissima, quella di Chiara Poltronieri, che nel bel libro "Passi d'acqua" (Cierre Grafica, Verona, 2007) passa in rassegna alcuni miti famosi (Medea, Cassandra, Euridice...) per fornirne però una reinterpretazione stravolta e stravolgente, in cui l'autrice intende proporre il punto di vista femminile: così Orfeo non è l'uomo innamorato che il mito tramanda, ma il narcisista che in Euridice cerca lo specchio in cui rimirare la propria perfezione, mentre la lascerà morire di fame perché ha preteso che vivesse solo di musica.
Orfeo
.......................
I poeti dicono
che amava
Euridice
ma non è vero
io lo so bene
Euridice
non era una donna
Euridice
era una bambina
ancora senza seno
magra come un ragazzo
solo
una cosa aveva
meravigliosa
i ruscelli
dei
capelli
ma la notte
delle nozze
Orfeo
glieli ha tagliati
Orfeo
l'aveva scelta
perché
erano dello stesso
miele
dei suoi
Euridice
si è lasciata tosare
i capelli
hanno coperto
il pavimento
di lana bionda
glieli ha tagliati
della sua stessa misura
a metà del collo
e l'ha guardata
sorridendo
l'aveva scelta
per questo
adesso
era uguale
a lui
brillava
della sua stessa bellezza
la bellezza disumana
che hanno
per poco
i bambini
Orfeo
uno specchio
cercava
e aveva trovato
......................................
Infine le parole di una scrittrice pisana che abbiamo già avuto modo di leggere e di apprezzare, Nadia Chiaverini, che alla primavera dedica questa delicata poesia:
Primavera
il sole sprigiona
energia
i campi arati
germogliano il
seme
brillano le
pozze d'acqua
di filigrane d'oro.
da: L'età di mezzo - Ibiskos 2004
Leggi gli articoli precedenti della rubrica "Spazio alle parole" di Cristiana Vettori
Questo articolo contiene 0 commenti.
Clicca qui per lasciare il tuo commento.