È un giorno diverso da tanti altri, al Consiglio Comunale di Pisa. I consiglieri sono chiamati infatti a discutere - tra le altre cose - di un argomento vitale per la città: la Saint-Gobain, il suo futuro, e il destino dei lavoratori che ogni giorno varcano i suoi cancelli. Eppure, a vedere l'aula di Palazzo Gambacorti sembra un giorno come tanti altri: i consiglieri arrivano alla spicciolata, si siedono nei loro banchi, chiacchierano tra loro in attesa di iniziare.
Come tante altre volte, ad assistere ai lavori ci sono anche i giornalisti. I primi ad arrivare sono i redattori dell'Ufficio Stampa del Comune, che si siedono all'interno dell'emiciclo. Poi c'è anche Pisa Notizie: come tante altre volte, portiamo con noi taccuini, telecamera e macchina fotografica.
Ma stavolta le cose non vanno come di consueto. Mentre la nostra operatrice si prepara per riprendere il question time sulla Saint-Gobain, la Presidente Titina Maccioni interrompe la seduta, avvisa che non è possibile riprendere i lavori del consiglio per rispetto della privacy dei consiglieri, se non per le testate giornalistiche autorizzate. Tentiamo di rispondere che siamo una testata giornalistica regolarmente registrata al tribunale di Pisa, ma ci viene detto che non siamo autorizzati a parlare. Il clima, anche tra i consiglieri, è teso e la Presidente non ha alcuna intenzione di far riprendere il dibattito in aula dalla nostra telecamera. Una vigilessa si avvicina alla nostra redattrice intimandole di posare la telecamera, che è ancora spenta.
La tensione sale, e molti consiglieri protestano. Carlo Scaramuzzino, di Sinistra Arcobaleno, non esita a parlare di "violazione della libertà di informazione". La Presidente Titina Maccioni chiede un voto formale del consiglio, suscitando proteste anche dai banchi del centro-destra: «vogliamo votare sull'articolo 21 della Costituzione, quello che stabilisce la libertà di stampa?», si scalda Paolo Cognetti della PdL.
Eppure, il regolamento del consiglio comunale stabilisce (articolo 25, comma 2) che «le sedute del consiglio comunale sono pubbliche»: e non fa menzione alcuna del divieto di portare telecamere. Da qualche tempo, tutte le sedute del consiglio sono ascoltabili online, su iniziativa della stessa presidenza. E il Garante della Privacy ha spiegato che «gli articoli 10 e 38 del Testo unico enti locali (d.lgs. n. 267 del 2000) garantiscono espressamente la pubblicità degli atti e delle sedute del consiglio comunale. Con specifico riferimento alle sedute consiliari, l'art. 38 citato rinvia al regolamento [del consiglio comunale] per l'introduzione di eventuali limiti al regime di pubblicità sopra descritto». E il Regolamento, a Pisa, non prevede limitazioni di sorta.
Si riunisce l'Ufficio di Presidenza per decidere. Dopo una breve discussione, ecco l'esito: «su mia espressa proposta», dice la presidente, «le telecamere di Pisa Online (sic!) possono restare, per stavolta: ma dalle prossime sedute dovranno chiedere l'autorizzazione», richiamandoci ripetutamente al rispetto delle regole. L'incidente a molti sembra chiuso, ma noi decidiamo di non riprendere: non riteniamo che la nostra presenza debba essere benevolmente concessa: la consideriamo, al contrario, un diritto non nostro, ma di tutti i cittadini. Riteniamo, inoltre, di non poter accettare il richiamo al rispetto delle regole, in quanto sin dalla prima volta in cui ci siamo presentati in consiglio comunale per svolgere il nostro lavoro di informazione, abbiamo chiesto se era necessaria una richiesta formale di autorizzazione a fare le riprese durante le sedute del Consiglio. Ci è stato sempre risposto che non era necessario, in quanto le sedute sono pubbliche, come dimostrano anche i numerosi servizi da noi realizzati.
Chiediamo qualche parere ai consiglieri comunali. «E' stato un attacco senza precedenti alla libertà di informazione», dice Maurizio Bini, di Rifondazione Comunista, «ancora una volta si è manifestata la debolezza di questa maggioranza, che ha paura della sua stessa ombra». Paolo Cognetti, della PdL, è ancora infuriato: «non c'è alcun commento da fare», dice, «chiedevano il voto del consiglio comunale sulla Costituzione». «Siamo stati venti minuti a discutere di una telecamera», aggiunge Diego Petrucci, anche lui della PdL, «e adesso dicono che non c'è tempo per parlare della Saint-Gobain». Più cauta Patrizia Paoletti: «è stato un attacco pretestuoso alla vostra libertà di informare i cittadini», ci spiega, «ma se chiedevate l'autorizzazione non c'era il pretesto per intervenire in questo modo».
Gli assessori sembrano in imbarazzo. E mentre David Gay si rifiuta di rilasciare dichiarazioni, Andrea Serfogli parla di un "evidente malinteso". «E' ovvio che le testate giornalistiche possono riprendere i lavori del consiglio», dice, «quello che vi si chiedeva non era un'autorizzazione, ma un semplice accreditamento: per capire chi siete, per chi lavorate». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Ranieri del Torto, capogruppo del Partito Democratico: «su queste cose, dove è in gioco l'interpretazione del regolamento», spiega, «noi preferiamo lasciar esprimere la presidenza. Dal punto di vista politico, è ovvio, siamo per la libertà di stampa e per il libero accesso degli organi di informazione: ma questa è una questione tecnica».
Il consiglio riprende i suoi lavori. Si passa a discutere il bilancio: e dai banchi della maggioranza si teme per la mancanza del numero legale. I consiglieri dell'opposizione protestano: «il numero legale dovete garantirlo voi, per quanto ci riguarda non votiamo il vostro bilancio», dicono all'unisono. Una consigliera del PD urla: «ci volevano ora le telecamere di Pisa Notizie: dovevano riprendere queste dichiarazioni, non il dibattito sulla Saint-Gobain».
Ripetiamo che da parte nostra non vi è stato alcun malinteso: quando ci siamo recati per la prima volta a seguire i lavori del consiglio comunale abbiamo chiesto se fosse necessario un accreditamento per le riprese, la risposta è stata al riguardo negativa e così abbiamo svolto fino a ieri il nostro lavoro senza che alcuno sollevasse obiezioni.
Rispediamo quindi al mittente qualsiasi accusa di non rispettare le regole, e chiediamo invece il rispetto del diritto all'informazione.
La Redazione
Questo articolo contiene 9 commenti.
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2009/04/27 09:04:51 Guido Gagliardi Dopo la dichiarazione di del Torto, che mi sembra potenzialmente ambigua (doppia morale?) e comunque insufficiente, mi sarebbe piaciuto un voto, che costringesse le forze politiche a prendersi chiaramente le loro responsabilita'
2009/04/24 21:04:13 Sandro Cruijff Mi sembra alquanto pretestuoso ed affrettato sentenziare sulla faccenda senza nemmeno sentire l'altra campana.
Ed è curiosa tutta questa polemica sull'attacco alla libera informazione, quando poi sono disponibili on line le registrazioni audio dei consigli nel massimo della trasparenza.
2009/04/24 18:04:13 emme effe esprimo la mia solidarietà alla redazione. ritengo che quanto accaduto rientri in una serie di incoraggianti scricchiolii del "sistema città".
Spero proprio di vederli fuggire piangenti dalla porta di servizio, questi stronzi.
2009/04/24 15:04:26 angelo giuliano Un bell'esempio di come viene interpretata e agita la democrazia! consiglio comunale = proprietà privata.
VERGOGNA!
2009/04/24 13:04:59 Andrea Doveri Si tratta di un episodio molto grave, che non può essere ridotto a semplice "malinteso". Dietro ad esso, infatti, sembra di scorgere un senso di fastidio nei confronti di un'informazione che potrebbe rischiare di "disturbare il manovratore". Tra l'altro capita proprio nel momento in cui, a Torino, si sta discutendo di "democrazia deliberativa": un concetto che, come dovrebbe essere noto a tutti coloro che hanno la responsabilità delle decisioni politiche (a livello centrale come a livello locale), ha come fondamento ineludibile la capacità dei cittadini di poter accedere a una informazione completa, imparziale e libera.
2009/04/24 13:04:18 drugo lebowski Lo sdegno è grande, non aggiungo niente.
Chiedo solo che questi pomposi incompetenti se ne vadano una volta per tutte.
Che schifo.
Titina Maccioni si dimetta subito!
2009/04/24 12:04:28 Roberto Morelli Brutto episodio,
vergognoso se si pensa che è stato prodotto da politici
che militano in un partito che si chiama Democratico
e avete fatto bene a non accettare
che la vostra presenza fosse "benevolmente concessa"
perché è un vostro-nostro diritto-dovere
essere lì a documentare
"un evidente malinteso"? Ma per favore...
Roberto
2009/04/24 11:04:52 sinistra alternativa calcinaia ...complimenti una buona e sana ventata di "Dittatura Democratica"....continuiamo cosi
2009/04/24 11:04:49 Pippo Candela Ma che bravo il PD... forse si vergogna di aver cambiato un piano regolatore per far fare due soldi in più ad una multinazionale che in cambio regala 77 licenziamenti (più una crisi per tutto l'indotto)? Oppure non vorrebbe che si sapesse che addirittura l'ambasciatore del Senegal viene a Pisa a reclamare il diritto all'esistenza dei suoi compatrioti, che stiamo affamando per fare un piacere a qualche commerciante della piazza (per altro loro sì i veri abusivi) e del mercato (i cosiddetti amici del fisco...)? L'arroganza di questi politicanti da operetta è da scandalo, riescono a far sembrare dignitosi i fascisti...
E pensare che c'è anche chi ci fa le alleanze alle provinciali e si dice di sinistra... Ah, già ma in provincia e in comune son due PD diversi vero? Ma davvero?!?