Il DDL "Gelmini" attualmente in discussione in Parlamento, se approvato in via definitiva unitamente alla pesante riduzione delle risorse prevista dalla manovra finanziaria, avrà un impatto fortemente negativo sull'Università pubblica, incidendo sulla possibilità di fare ricerca qualificata e indipendente, limitando quantità e qualità dell'offerta didattica, disincentivando i giovani studiosi, determinando in definitiva un sostanziale impoverimento
della funzione formativa e di innovazione degli Atenei.
La profonda trasformazione prevista dalla riforma avrà inevitabili ricadute negative sullo sviluppo sociale, culturale ed economico del paese e sul bilancio delle famiglie italiane, vista la diminuzione delle risorse per il diritto allo studio. Le ripercussioni saranno pesanti anche sull'economia di Pisa, che con l'Università interagisce a più livelli: dalla presenza degli studenti ospitati nella città; ai rapporti con importanti realtà territoriali, quali l'Azienda
Ospedaliera, il CNR, l'imprenditoria locale; non ultimo, all'impulso che essa rappresenta per la promozione culturale della popolazione nel suo insieme.
In tale contesto, la protesta dei ricercatori, che si asterranno dai compiti didattici non obbligatori per legge, compromettendo di fatto il regolare svolgimento dei corsi per il prossimo anno accademico, vuole puntare i riflettori sulla grave situazione dell'Università italiana, contribuendo allo sviluppo di un'approfondita discussione su temi che, spesso banalizzati dalla politica e dai media, vengono generalmente considerati dall'opinione pubblica come rivendicazioni corporative da parte di categorie privilegiate.
Questo articolo contiene 0 commenti.
Clicca qui per lasciare il tuo commento.