08/02/12 13:05 | autore: la redazione Stampa

Cosa nasconde l'abolizione del valore legale del titolo di studio? 0

Mercoledì 8 febbraio dalle 18 alle 21 presso il Polo Carmignani di Pisa

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Tavola rotonda sull'abolizione del valore legale del titolo di studio.
Ne parlano:
-Daniela Fabbrini segretaria FLC CGIL Pisa
-Anna Maria Rossi Compass Unipi
-Alessandro Breccia CPU Unipi
- Ugo Gragnolati ADI Unipi
-Carmelo Calabrò Ricercatore Unipi

Carta canta! Contro l'abolizione del valore legale del titolo di studio

Non c'è alcun Profumo che possa far cambiare aria al sistema pubblico della formazione. Dopo essersi da subito preso l'impegno di portare a termine la riforma Gelmini, giudicata da Monti una delle "più riuscite" degli ultimi decenni, il governo dei tecnici si appresta a sferrare un ennesimo colpo all'Università pubblica sul tavolo del prossimo consiglio dei Ministri: l'abolizione del valore legale del titolo di studio.

Osannato da Confindustria, dalle destre in Parlamento e da alcuni settori dello stesso centro-sinistra, la cancellazione di una garanzia giuridica rilasciata dagli atenei pubblici che attesti il percorso formativo svolto dallo studente diventa il cavallo di battaglia di una "modernizzazione" del sistema. Il "pezzo di carta" sarebbe un inutile orpello che non dimostra in alcun modo l'effettiva preparazione e capacità individuale: al contrario è un odioso privilegio che porta a un'insopportabile ingiustizia. Figurarsi che uno studente laureatosi col massimo dei voti all'Università di Messina risulterebbe pari ad un insigne allievo della Bocconi (magari un futuro presidente "tecnico")! Molto più equo ed efficiente premiare chi produce eccellenze e prestigio separando gli atenei di serie A dal tutto il resto. Magari introducendo un sistema di rating all'americana che fornisca allo studente liceale la lista dei "big" in grado di garantire un lavoro in futuro e per cui possa valere la pena indebitarsi per migliaia di dollari, piuttosto che essere spedito negli atenei "di serie B" con poche o nulle prospettive di carriera.

In effetti una simile misura si pone in perfetta continuità con l'ispirazione di fondo della riforma Gelmini: trasformare il sistema dell'Università pubblica in un mercato concorrenziale di atenei prestigiosi che accedono ai finanziamenti e si espandono, schiacciando di anno in anno le Università sottofinanziate e in difficoltà (il più delle quali concentrate al sud Italia). Ma in che modo il valore legale del titolo di studio impedisce alla concorrenza di fare i suoi prodigi? Davvero nel paradiso dei privilegi in cui vive lo studente di Messina il suo "pezzo di carta" sminuisce il valore di un luminare bocconiano? No, di certo: infatti, si dice, il titolo di studio "nei fatti" non è in grado di garantire più nulla e proprio in quanto superfluo va eliminato!

Qualcosa in realtà garantisce: ad esempio impedisce ogni concorso e assunzione venga incanalato nelle corsie di un'élite universitaria eccellente rispetto a cui un qualsiasi altro studente potrebbe far valere be n poco. Perché se non varrà più un pezzo di carta comune a tutti, a contare sarà soltanto il "nome" dell'ateneo di prestigio, dell'istituto privato o della scuola di eccellenza, il cui accesso sarà riservato a quei "meritevoli" disposti a pagare rette da capogiro o ad indebitarsi per decenni. Non stupisce che i parlamentari firmatari di un appello che invita il nuovo governo a prendere in considerazione questa ipotesi spingano parallelamente per la liberalizzazione della contribuzione studentesca e il potenziamento dello strumento dei prestiti d'onore. In questo modo lo Stato lascia l'attestazione e garanzia della qualità della formazione universitaria in mano a un'élite di atenei o di istituti privati, impedendo che tutti altri studenti virtuosi possano vedere riconosciuto il valore del proprio percorso di studi a prescindere dall'università di provenienza. Si dovrebbe, piuttosto, contrastare un processo di lungo periodo, che ha visto conferire pari dignità a corsi di laurea di atenei pubblici e a università telematiche e per corrispondenza, svalutando fortemente il valore reale del titolo di studio.

Il valore legale del titolo di studio non impedisce al merito di esprimersi e fare strada: al contrario tutela anche quel merito diffuso che non ha però un "nome di prestigio" da allegare al proprio curriculum.
Sinistra per...

"Chiediamo a tutti gli studenti e le studentesse di esprimersi e portare i propri contributi: raccoglieremo articoli, interventi, proposte. Riteniamo fondamentale che una decisione così importante come l'eliminazione del valore legale del titolo di studio non sia presa senza tenere in considerazione l'opinione degli studenti e delle studentesse. Profumo vuole consultare gli studenti? Forti delle nostre idee non ci negheremo. La consultazione è già cominciata."

Organizzato da Sinistra Per

 

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