02/03/09 09:49 | autore: danilo soscia foto video Stampa

Il Carnevale Migrante invade il quartiere della Stazione 2

Sabato 28 febbraio il quartiere Sant'Antonio si è mobilitato per una festa dei popoli e delle associazioni.

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Alla stazione, in una giornata tiepida di fine febbraio, si è ritrovato il popolo del quartiere Sant'Antonio. Mi piacerebbe scrivere che si è trattato della parte più colorata e felice, la stessa che per un giorno ha lasciato altrove un quotidiano fatto di precarietà e incertezza.
Hanno iniziato i bambini, truccandosi con i cappelli di carta e le maschere improvvisate al banco dell'Arciragazzi. E accanto, un piccolo corteo di signore ucraine sorridenti nei loro costumi vintage (un colossale topo marrone e una bella addormentata dalle trecce di cotone), assiepate intorno alla fontana della Stazione. L'arrivo di una ballerina di samba dalla bardatura piumata è stato accolto da un capannello improvviso di persone, un'apparizione a dir poco paradossale nel bel mezzo della piazza. Fotografie, sorrisi, una comica sorpresa. Si è affacciato anche qualche sparuto cinese, loro così rari nel mostrarsi in situazioni pubbliche che non riguardino altri cinesi. Madri del Bangladesh con i figli vestiti da Zorro e un corteo di percussionisti venuti da Viareggio, la Batù Banda, che intonavano le pelli tra un accenno di danza e l'altro. Al corteo si è aggiunta, poi, una schiera di teste coronate di giallo: sono i ragazzi della scuola di italiano per migranti del Progetto Rebeldia. Arrivano anche gli Antiproibizionisti con un pirotecnico dragone verde, alla maniera orientale. Ci sono proprio tutti: i medici di Mezclar dell'ambulatorio migrante ("siamo medici, non spie" dice un colorato cartello sulle spalle di un medico-clown), i ragazzi di Emergency, gli infaticabili di Africa Insieme, il gruppo di El comedor Estudiantil - Giordano Liva, Legambiente. È un pomeriggio tranquillo, uno di quelli che trascorrono troppo in fretta, in compagnia delle persone care.
La musica ormai si è impossessata delle orecchie della piazza. Un invito alla danza da parte della vivace ballerina, e la lunga coda di maschere e gente si insinua in un batter d'occhio in Via Vespucci. La gente dai balconi saluta. Alcuni passanti si associano al corteo e per qualche metro percorrono la strada insieme a questa nave di pazzi. Giunti in Piazza Guerrazzi, lo vedi quanta gente c'è. E in ogni strada toccata, ogni singolo marciapiede sfiorato del quartiere cosiddetto "a rischio", riecheggiano forte le domande poste da un volantino che gira di mano in mano. È un messaggio elaborato dai ragazzi del Progetto Rebeldia, dal gruppo "Voci di quartiere", pieno di quesiti che suonano, appunto, "folli". Il testo si intitola: "Cosa c'entra l'urbanistica con il Carnevale?".
E allora: perché non trasformiamo Via Vespucci in un corso per il commercio di tutto il mondo? Perché non realizziamo una casa delle culture in Piazza della Stazione? Perché non trasformiamo Via Croce in una strada destinata all'utilizzo delle scuole? Perché non liberiamo i numerosi edifici sfitti presenti nel quartiere? Perché non si progettano parchi pubblici attrezzati per la socialità di grandi e bambini? Quanti perché. E quanti di questi perché occorreranno per dimostrare che il quartiere Sant'Antonio è un'occasione per la città, e non un cruccio da relegare nella cronaca nera? Saper esprimere il colore di sabato 28 febbraio, la pacifica presenza di tutti, sapersi riflettere nella medesima festa, ciascuno con la sua differenza, è forse il sintomo di qualcosa che non va? È Carnevale, si sa. Si pongono domande impossibili. Ma quanta bellezza in questo esserci, quanta leggerezza in questo dimenticare di essere clandestino, precario, sfruttato, povero, derelitto.
Giunti in Via Croce, il corteo comincia a fare il suo ingresso nella casa di tutti, arriva fin dentro la fucina di questo Carnevale: il Rebeldia. Nello spiazzo davanti alle ex-officine, non ce la fai a trattenere tutto in un solo sguardo. E così rimani a guardare a lungo, nella speranza di non dimenticare nessun volto. Ho raccolto tante voci, tante parole in questo pomeriggio troppo breve. E le riassumo nelle dichiarazioni del Progetto Rebeldia, soddisfatto, dopo tanto lavoro, di aver realizzato un importante momento d'incontro, di essere riuscito a mettere insieme il popolo di questa giornata. L'unica prospettiva accettabile è che tutto ciò si ripeta: nel quotidiano, se possibile, e al prossimo Carnevale.
Il 28 febbraio 2009 non ci sono stati clandestini, solo cittadini. Cittadini del quartiere Sant'Antonio, nella città di Pisa.

Questo articolo contiene 2 commenti.

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2009/03/03 15:03:36 francesco orsini ciao non so se il link funziona, in caso qui potete trovare qualche altra foto

http://www.facebook.com/album.php?aid=17092&id=1375737615&ref=share

2009/03/02 13:03:35 emme effe Sabato sono stato al carnevale multietnico. E' stata una bellissima parata, io non so davvero cosa mi è piaciuto di più perchè mi è piaciuto TUTTO tantissimo. Credo che questa sfilata sia valsa più di 1000 cortei, Rebeldia e gli altri organizzatori sono stati grandissimi. Con questi presupposti presto faremo scomparire viareggio. Non vedo l'ora che torni carnevale...

Il mondo alla rovescia - di RmC Rebeldia media Crew

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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