Un pullman diretto in Romania, e un piccolo contributo economico (dai 500 ai 1.000 euro) per incoraggiare il rimpatrio. Lo propone l'amministrazione comunale di Pisa a tutti i Rom rumeni presenti in città.
Nei giorni scorsi, le famiglie che abitano negli insediamenti di baracche della periferia si sono viste recapitare una strana lettera, indirizzata "a tutti i Rom rumeni dei campi abusivi". Consegnata a mano dalla Polizia Municipale, la lettera invitava a partecipare ad una riunione convocata per ieri mattina nei locali della Società della Salute, dove i Rom avrebbero ricevuto informazioni di loro interesse. Le finalità e gli obiettivi di questa operazione sono rimasti avvolti nel mistero fino al giorno prima: tanto che molti capifamiglia paventavano comunicazioni su possibili sgomberi, magari in attuazione dell'ordinanza contro gli accampamenti abusivi firmata dal Sindaco nel Dicembre 2008.
In realtà, il tono dei vertici della Società della Salute è apparso meno perentorio. I servizi sociali hanno spiegato, certo, che gli insediamenti dei Rom rumeni sono da considerarsi "abusivi", e che l'amministrazione intende "ripristinare la legalità": ma non sono arrivate ingiunzioni di sgombero nell'immediato.
La proposta di Via Saragat è quella di incoraggiare il rimpatrio volontario delle famiglie. Sembra che sia stato stipulato, per questo, un accordo con la Croce Rossa: quest'ultima metterebbe a disposizione dei pullman per riaccompagnare in Romania le famiglie che ne facessero richiesta, mentre l'amministrazione si farebbe carico di un piccolo contributo economico per agevolare il reinserimento nel paese di origine. Secondo quanto riferito dai servizi sociali, il Comune vorrebbe in questo modo far fronte alla "insostenibilità" della presenza Rom a Pisa, diminuendo la "pressione" nei campi "abusivi". Dell'accordo con la Croce Rossa, però, non si hanno ulteriori dettagli: sembra, tra l'altro, che il consiglio comunale non ne sia stato informato.
I rom presenti alla riunione (una cinquantina in tutto) hanno reagito con rabbia. "Volete aiutarci ad andarcene, ma nessuno ci aiuta a trovare un lavoro e una casa": questo il senso della loro protesta. Molti capifamiglia hanno lamentato gravi discriminazioni nei loro confronti: stando al loro racconto, molti datori di lavoro si rifiutano di assumere regolarmente chi abita in un "campo" (salvo poi procedere ad assunzioni "al nero"). Gran parte dei proprietari di casa, inoltre, non affittano a stranieri o a "zingari". Alcuni hanno denunciato difficoltà nell'inserimento scolastico dei bambini, altri hanno protestato per la mancata concessione della residenza anagrafica a famiglie che avrebbero fatto richiesta avendone i requisiti di legge.
Quanto alla proposta di "rimpatrio volontario", i rom hanno manifestato la volontà di restare in Italia. "Siamo venuti qui per lavorare, per trovare una vita migliore: in Romania non ce la facciamo a vivere, e i 1.000 euro che ci proponete non bastano a mantenere le nostre famiglie", ha spiegato un capofamiglia. "Al nostro paese non riusciamo a lavorare, qui almeno troviamo qualcosa al nero e riusciamo a tirare avanti", ha rincarato una giovane donna.
I servizi sociali hanno invitato le famiglie a prendere in considerazione la proposta. Ma sembra improbabile che i Rom accettino di tornare in Romania.
Questo articolo contiene 1 commenti.
Clicca qui per lasciare il tuo commento.
2009/04/05 15:04:15 Andrea Monticelli Io non ce l'ho con nessuno "per partito preso". Non penso che se uno è rom allora è un ladro ecc ecc.
Mi chiedo però come possa vivere una persona in un campo, non tanto perchè abusivo, ma per le condizioni in cui sono. Fossi un datore di lavoro neanche io assumerei uno che non ha casa e vive in un campo.
Secondo il mio parere, questa gente che viene va sì accolta, ma poi se non si inserisce deve tornare a casa propria, non è possibile che si possa restare qua senza lavoro e casa.
A coltano si costruiscono perfino delle piccole villette, mi piacerebbe sapere poi, acqua, luce, gas e manutenzione chi la pagherà..
C'è troppo assistenzialismo e tolleranza in italia, si chiudono gli occhi finchè la situazione diventa esagerata, quando sarebbe molto più facile regolare le cose fin dall'inizio.