04/05/09 16:25 | autore: Sergio Bontempelli Stampa

Rimpatri dei Rom, ancora polemiche 0

Giovedi la partenza di alcune famiglie per la Romania. La notizia sulla stampa nazionale. L'opinione dei Rom

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Fa discutere, in città e non solo, l'iniziativa della Società della Salute di Pisa, che ha concesso un "bonus" in denaro (si parla di 500/1.000 euro) ai Rom rumeni in cambio del loro ritorno al paese di origine. Anticipata già una prima volta da Pisa Notizie, poi di nuovo riproposta dal nostro giornale alcuni giorni fa, la vicenda è rimbalzata sulle pagine di tutte le testate (locali e non solo), finendo persino sul Corriere della Sera del primo maggio scorso.

Secondo alcune indiscrezioni trapelate dalla Società della Salute, le partenze dovrebbero iniziare già questa settimana, e dovrebbero coinvolgere cinque famiglie, per un totale di 17 tra uomini, donne e bambini. A tornare al loro paese sarebbero non solo i Rom del campo di Cisanello (come sembrava dalle prime indiscrezioni), ma famiglie provenienti da diversi insediamenti.

I rimpatri volontari: funzionano?

Pisa non è la prima città ad organizzare i rimpatri volontari assistiti verso la Romania. Un primo esperimento in questo senso era stato avviato dalla Giunta Veltroni a Roma, nell'Ottobre 2007. L'Amministrazione capitolina, però, non si era limitata ad erogare un contributo in denaro: erano stati attivati dei contatti con le aziende e le imprese locali per tentare di unire offerte e domande di lavoro, così che i Rom potessero avere un impiego nel loro paese; e il Comune di Roma aveva finanziato l'apertura di una casa per minori a Bucarest. Eppure, il progetto aveva suscitato dubbi, soprattutto nell'opinione pubblica romena, sia rispetto all'efficacia di provvedimenti del genere, sia per quanto riguarda l'opportunità di rinviare i migranti in Romania.

Di programmi di rimpatrio volontario aveva parlato anche il Ministero dell'Interno, il quale - sempre nell'Ottobre 2007 - aveva stipulato a questo fine un accordo con Bucarest. Più simile all'esperimento "pisano" è l'iniziativa presa nell'Agosto 2007 dal Sindaco di Pavia, Piera Capitelli: che aveva proposto un contributo in denaro, dell'ammontare di circa 300 euro, ai capifamiglia che avessero accettato di tornare al loro paese. «Apparentemente», spiegano i redattori del blog "Mahalla", specializzato nelle questioni riguardanti i Rom, «molti avevano accettato. Sono tornati quasi tutti. Solo la cecità poteva non avvedersi che per indigenti totali una cifra tra i 150 euro e 300 poteva essere allettante lì per lì, ma non poteva essere risolutiva di alcun destino».

Un parere, questo, condiviso anche dai Rom "pisani" che abbiamo incontrato nei giorni scorsi. «Con 500, o anche con mille euro», ci dice per esempio Laurentiu, giovane operaio che vive in un insediamento alla periferia della città, «si campa appena qualche giorno. La vita, in Romania, costa tantissimo. Potrei giurarci: chi oggi parte tornerà a Pisa nel giro di pochi mesi».

In effetti, i Rom romeni sono cittadini comunitari: e, secondo le direttive dell'Unione Europea, nulla può impedire loro di tornare in Italia, anche a Pisa se lo desiderano. In particolare, a norma dell'art. 5 della Direttiva 38/2004, «gli Stati membri» (cioè i paesi dell'Unione Europea, come l'Italia) «ammettono nel loro territorio il cittadino dell'Unione (i rumeni, lo ricordiamo, sono cittadini dell'Unione Europea) munito di una carta d'identità o di un passaporto in corso di validità. Nessun visto d'ingresso né alcuna formalità equivalente possono essere prescritti».

Cosa pensano i Rom

Cosa pensano i Rom rumeni dell'iniziativa che è stata loro proposta?

Come abbiamo visto, alcune famiglie - cinque in tutto - hanno accettato di tornare al loro paese, e hanno quindi giudicato favorevolmente l'idea del Comune. Molti altri, però, non sono dello stesso avviso: tanto che un nutrito gruppo di Rom ha organizzato, in occasione della Pasqua, una conferenza stampa itinerante (nei diversi campi della città) per esprimere una ferma opposizione all'idea del rimpatrio.

A ribadire il concetto è ancora Laurentiu, che ha accettato una intervista per Pisa Notizie. «Il Comune», dice, «ci propone di tornare in Romania, e per questo è disponibile ad aiutarci. Ma nessuno degli assistenti sociali ci ha aiutato quando abbiamo chiesto una casa o un lavoro». «Noi vogliamo restare qui», rincara la dose la moglie dello stesso Laurentiu, «vogliamo trovare una casa e pagarci un affitto da soli: ma quando andiamo alle agenzie e diciamo che veniamo dal campo nomadi, ci rispondono che nessun proprietario vuole dare casa a noi».

«Io sono fortunato», aggiunge ancora Laurentiu, «perchè il mio datore di lavoro sa che sono Rom, e mi fa lavorare: ma molte ditte non sono disponibili ad assumere uno "zingaro"».

Rivolgiamo a Laurentiu l'obiezione sollevata alcune settimane fa dal Sindaco Filippeschi: la città ha già accolto molti Rom nel proprio territorio, ma ora le presenze sono aumentate, e l'accoglienza deve avere dei limiti. «Noi non vogliamo una casa in regalo», risponde il giovane Rom, «vogliamo pagare un affitto come fanno tutti. Chiediamo solo un piccolo aiuto iniziale da parte del Comune, che ci aiuti a trovare le case, a pagare le caparre». «Forse», aggiunge, «questo piccolo aiuto costerebbe meno degli sgomberi. Perchè ogni volta che viene la polizia a mandarci via, io me ne vado, ma poi ritorno subito al campo a rifarmi la baracca. E allora la polizia ritorna a sgomberare. E io ritorno a costruire la baracca. E ogni volta che vengono i poliziotti bisogna pagarli, no? Quanto vi costano questi interventi?».

I rom rumeni a Pisa

Laurentiu sfata un pregiudizio diffuso, secondo il quale gli "zingari" non vorrebbero lavorare. «Certo che vogliamo lavorare», si accalora, «e molti di noi già lavorano: come manovali, soprattutto, e spesso senza contratto. I Rom fanno i mestieri che voi italiani non volete più fare».

Le donne Rom, invece, fanno più fatica a trovare un impiego. «Io sarei disponibile a fare di tutto», dice la moglie di Laurentiu, «ho anche cercato tante volte un lavoro, pensavo alle pulizie, a fare la domestica come si dice qui in Italia. Ma nessuno dà lavoro a una zingara. E allora per vivere vado al semaforo a chiedere l'elemosina». La ragazza Rom ci spiega che la questua al semaforo è un lavoro durissimo. «Voi italiani non ve lo immaginate», dice, «ma lavorare al semaforo vuol dire stare in piedi per dieci ore di fila, senza fermarsi mai. Io esco di casa alle sette della mattina e torno alle sei del pomeriggio. E guadagno dieci euro al giorno, quando va bene arrivo a quindici».

Secondo le rilevazioni di Africa Insieme e della Fondazione Michelucci, nel territorio pisano sono presenti circa 600 persone nei vari "campi" della città: ma la cifra include i Rom di origine slava, e le comunità straniere che non appartengono al gruppo Rom. Per quanto riguarda i soli rumeni, le due organizzazioni parlano di 150 persone, mentre la Società della Salute stima una presenza di 200 individui, tra uomini, donne e bambini. I primi arrivi risalgono a circa 10 anni fa. In media, dunque, sono giunte sul territorio una ventina di persone l'anno.

Sergio Bontempelli

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"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

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