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L'appuntamento, promosso da studenti, ricercatori precari, lavoratori strutturati ed esternalizzati, era per ieri mattina (marted' 12 maggio, ndr) alle 10:00 davanti a Palazzo alla Giornata in occasione della riunione del Senato Accademico che avrebbe dovuto discutere della richiesta, protocollata il 5 maggio scorso, di un Senato Accademico straordinario e pubblico, sottoscritto da 800 firme fra cui quelle di 180 fra docenti e personale tecnico-amministrativo strutturato, per discutere dei tagli che stanno colpendo le biblioteche del nostro Ateneo.
Ma sin dai primi minuti si capisce che di discussione ce ne sarebbe stata ben poca. Infatti il rappresentante in Senato Accademico dei Collettivi, Diego Redigolo, dopo pochi minuti esce dall'aula e spiega ai partecipanti al presidio: "il Rettore inizialmente non aveva neanche riferito nelle comunicazioni della richiesta. Solo dietro una mia sollecitazione l'argomento è stato affrontato, ma il Rettore ha liquidato la cosa in maniera molto sbrigativa, dicendo che un Senato aperto non è previsto e che si sarebbe impegnato nel prossimo Senato a mettere un punto all'ordine del giorno sulle biblioteche, chiedendo al prof. Barbuti di preparare una istruttoria sull'argomento".
Per studenti, precari e lavoratori è l'ennesimo "schiaffo da parte di una amministrazione che rifiuta sistematicamente il confronto - ci dice un precario della ricerca - un gesto di grave mancanza di rispetto nei confronti del corpo universitario da parte delle autorità accademiche che sono chiamate a dirigere". Un altro ricercatore precario aggiunge: " si tratta di una scelta irresponsabile del Senato che mostra ancora una volta la totale indifferenza nei confronti delle istanze del corpo vivo dell'Università. Vi è stato un taglio inaudito sul sistema bibliotecario e chiediamo le ragioni di questa scelta".
In molti ci spiegano che "l'incidenza dei tagli sul bilancio complessivo dell'ateneo è molto ridotto, ma gli effetti sono devastanti, se considerati congiuntamente alle decurtazioni dei fondi trasferiti alle Facoltà. Nel caso di Scienze Politiche e di Lettere vi è stato l'azzeramento dei finanziamenti, ad Ingegneria un taglio del 70%". "Il rischio - specifica un lavoratore esternalizzato delle biblioteche - è che si rinnovino solo gli abbonamenti e si acquistino libri di testo e basta. Gli effetti dei tagli si stanno già vedendo: per questi primi 4 mesi dell'anno non è stata effettuata la catalogazione che è partita solo il 30 aprile, un terzo dell'anno è trascorso senza questo servizio. A questo si aggiunge che anche il prestito interbibliotecario non è stato attivato per mancanza di soldi".
Nel frattempo anche gli studenti presenti commentano quanto sta avvenendo: "è incredibile che anche in Senato difronte a questo ennesimo diniego del Rettore nessuno dica nulla: è come un despota che ha gioco facile su un corpo morto".
Studenti, precari e lavoratori si iniziano a confrontare su cosa fare di fronte a questa chiusura totale. Al termine del confronto tutti insieme decidono di entrare in Senato Accademico e far sentire la propria voce. Suonano al campanello per entrare in Rettorato, misura di sicurezza introdotta dall'amministrazione centrale dopo le ultime proteste, ed entrano nell'atrio del Rettorato.
Entrano nella sala in cui è in corso il Senato tra alcune facce sorprese e molte assonnate dei docenti presenti. "Abbiamo deciso di interrompere temporaneamente la seduta del Senato Accademico - spiega un ricercatore precario ai senatori presenti - per chiedere conto del silenzio sul documento regolarmente presentato all'Ufficio Protocollo".
Inizia così un breve confronto tra i manifestanti e i docenti presenti: una discussione in cui sono chiare le posizioni differenti su come si intende la vita universitaria e la sua gestione. Qualche senatore prende la parola dicendo che " il senato non può più continuare visto che si sono introdotte persone estranee, e che ci sono discussioni importanti per l'ateneo che così non si possono svolgere".
Il Preside di Scienze Politiche afferma: "non è vero quanto scritto in certi volantini sui tagli alle biblioteche della facoltà di cui sono preside". Il prof. Da Pozzo, che sostituiva il preside di Lettere, Iacono, ha ribadito invece "che l'azzeramento delle risorse alle biblioteche da parte della Facoltà dipende dal decurtamento dei trasferimenti che essa riceve da parte dell'amministrazione centrale, tanto è vero che Lettere ha ora seri problemi con la programmazione didattica".
Tra gli altri senatori, il Prof. Di Stefano della Facoltà di Lingue, tra i 180 firmatari della richiesta di un Senato accademico aperto invita il Rettore, il Direttore Amministrativo e altri membri del Senato Accademico a partecipare all'assemblea di Ateneo che si terrà domani mattina ed in cui si potrà discutere serenamente del tema.
Al termine del confronto il Rettore, ribadendo che "non è prevista la possibilità di convocare un Senato Accademico aperto", si impegna "ad avviare un'istruttoria sullo stato delle biblioteche e a concedere la presenza di un rappresentante (anche se non è ben chiaro di quale componente universitaria ndr.) ad un futuro Senato Accademico che dovrebbe affrontare la questione dei tagli alle biblioteche".
I manifestanti non sono soddisfatti, la loro richiesta sulle modalità e forme del confronto è ben diversa "abbiamo fatto presente al Rettore e ai Senatori che il problema è ben più urgente e che si ritiene opportuno un momento di discussione pubblica (si tratti o meno di un Senato). Si parla spesso di "eccellenza", ma poi si cessa di acquistare i libri e si mette a repentaglio il funzionamento delle biblioteche".
I manifestanti hanno lasciato, quindi, la sala dove si svolgeva il Senato Accademico che ha ripreso regolarmente il suo corso. "Continueremo il nostro percorso - dicono al termine della giornata di protesta studenti, precari e lavoratori".
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