03/07/09 10:18 | autore: Ico Gattai Stampa

Un'astronave a Cisanello (2) 0

"Un'astronave targata utopia atterrò a Cisanello...". La seconda puntata di un racconto firmato da Ico Gattai

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Oggi la seconda puntata di "Un'astronave a Cisanello", memorie di un irriducibile affezionato del Concetto Marchesi, di recente ammesso agli onori delle cronache nazionali per la sua discutibile prossima demolizione. Funambolico e irresistibile, l'autore "memorialista" Ico Gattai è stato studente del Liceo Scientifico "Filippo Buonarroti" che ha ancora sede presso la struttura del Marchesi, oltre che autore di due romanzi: Anche agosto passerà - Edizioni Memoranda 2001 e Mamma dormo fuori - Edizioni Ets 2006.

Era un liceo scientifico diviso in due, roba da guerra fredda, da una parte lo scientifico tradizionale, comunemente chiamato, con un po' di spocchiosa superbia - il normale - dall'altra lo sperimentale, qui, come già il nome lascia intendere,  gli elementi di diversità erano strutturali. Le classi che cambiavano aula da un'ora all'altra, senza una fissa dimora, i ragazzi nomadi dentro all'astronave, in un liceo scientifico senza il latino, relegato al rango di opzione, sì, un'opzione. Perché oltre all'orario scolastico normale, c'erano delle ore pomeridiane in cui le classi si mescolavano per approfondire alcune materie a scelta dello studente.  E la pausa-pranzo nella mensa della struttura acquistava un evidente valore d'iniziazione sociototemica, (presto zavorrata con i testi di Todorov e Levi-Strauss: yanomami, aztechi e altre imprevedibili tribù, con la classe che si zittiva in un religioso silenzio quando irrompeva la parola peyote...), insomma, una svolta d'esaltante mistero per i ragazzi del primo anno, arrivati nella casbah del concetto marrakech da ambienti di tutt'altro tipo, come un'austera scuola media del centro di Pisa, dove qualche professore particolarmente zelante consigliava ai genitori di non mandare i figli a studiare poco e deviare tanto nelle inopportune architetture dell'astronave blu.
 
S'esce all'una e si rientra alle due e mezzo, c'è tempo per mangiare alla svelta e poi via: partita a pallone sul prato senza porte o sul regolare campetto da calcetto in asfalto, e poi s'entra in classe per l'esercitazione di chimica, emanando sudori e altri odori non regolamentari, tra becchi boutsen e cartine al tornasole.

Si pensa sia normale quest'atmosfera tra Cuba e California, senza soluzione di continuità,  mentre qualcuno che è stato a Londra e Amsterdam ci racconta di mondi liberi e lontanissimi,  altri sono presi da litigate acerrime su chi è stronzo e chi no nel  telefilm Saranno Famosi.

La preside in quegli anni non poteva avere un doppio cognome meno adatto alla situazione: Sanfilippo-Fiamma, un pomeriggio vide uno studente vestito un po' troppo strano: borsina militare con skateboard, maglione bucato e deforme tenuto insieme da spilloni voodoo,  un paio di spille più piccole in un orecchio, jeans con scritte a pennarello inneggianti ai gruppi più alternativi dell'anarcopunk inglese, che i Sex Pistols ormai erano roba da conformisti, a tre passi dai Duran Duran. La preside, abusando goffamente dell'avverbio rispettosamente, argomentò senza cattiveria, insistendo che quello non era un abbigliamento adeguato. Lui fece una risatina da pipistrello beffardo e disse - mi scusi non lo faccio più - poi il giorno dopo arrivò vestito ancora peggio, qualche giorno dopo, anonimo ma non troppo, sulla bacheca autogestita  illustrò le preistoriche virtù erotiche  della preside.  Questo giovane anglopisano  non era l'unico a farsi notare in un attimo, già al tempo disegnava mostri affettuosi in stile Moebius e da allora non ha più smesso di dipingere e d'imbrattare le altrui  menti, date un'occhiata alle sue più recenti evoluzioni: www.funnytaleproject.it/blog/

Sempre a proposito del Pippo Roti anni '80...
http://andataeritorno.blogspot.com/2009/06/lo-sperimentale_30.html
 
(continua)

Leggi la prima puntata:

- Un'astronave a Cisanello (1)

 

"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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