13/07/09 09:18 | autore: Ico Gattai Stampa

Un'astronave a Cisanello/3 0

"Un'astronave targata utopia atterrò a Cisanello...". La terza puntata di un racconto firmato da Ico Gattai

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Oggi la terza puntata di "Un'astronave a Cisanello", memorie di un irriducibile affezionato del Concetto Marchesi, di recente ammesso agli onori delle cronache nazionali per la sua discutibile prossima demolizione. Funambolico e irresistibile, l'autore "memorialista" Ico Gattai è stato studente del Liceo Scientifico "Filippo Buonarroti" che ha ancora sede presso la struttura del Marchesi, oltre che autore di due romanzi: Anche agosto passerà - Edizioni Memoranda 2001 e Mamma dormo fuori - Edizioni Ets 2006.

La barca della logica sembrava reggere la tempesta dell'odio.
L'ora di religione. Come può una nazione estera imporre i suoi docenti nelle scuole del nostro stato? Qualche studente esuberante non perdeva l'occasione per insistere sul carattere medievale di tutta la faccenda, in un rapido susseguirsi d'epiche dichiarazioni, mormorate a mezza voce, stringendo il microfono come un fallico graal di salvezza e di gloria. Era tradito dall'emozione, la sua era la voce d'un bambino tremante squinternato da una violenta bufera ormonale, in un misto d'isteria e possessione domandava perché la chiesa scomunicasse i preti che stanno col popolo in sudamerica.

Eppoi cercava lo scandalo argomentando che Lucifero era stato il primo anarchico della storia, l'angelo caduto che disse - io non servirò - . 666 the number of the beast: il ragazzo aveva una maglietta degli Iron Maiden, li aveva scoperti da poco. Non aveva fatto bene i suoi conti, i metallari storici dell'astronave blu in pochi secondi scaraventarono in zona-discorsi il loro portavoce, per la necessaria distruzione dell'ignobile pivello. Il portavoce dei metallari prese il microfono e lanciò un grido, qualcosa in inglese tipo aiuonnarok e i suoi adepti risposero roteando le cintole borchiate.

Poi partì il discorso, con duecento studenti che ridevano come matti perché il portavoce dei metallari infilava tra le sillabe un'abnorme quantità di bestemmie, semplici e articolate, locali e internazionali. Così l'assemblea scoprì che gli Iron Maiden non erano satanisti, il testo di 666 the number of the beast era uno specchietto per le allodole. Era una tiepida storia di metallo politicamente corretto: in una notte con la luna e con i lupi qualcuno pensa di avvertire la legge perché un rito satanico è in corso. Ciò nonostante i metallari iniziarono a cantare proprio quel pezzo e il portavoce non poteva far finta di niente. E così i metallari presero il tavolo della presidenza per il loro misero spettacolo. Fuori tempo e ubriachi per finta, un po' di spintoni e risate in esaurimento.

Il ragazzino giovane con la voce tremante aveva trovato i suoi miti e si buttò nella mischia, senza valutare l'ineluttabile gerarchia delle bande giovanili. Fu messo nel mezzo e ci mise poco a smettere di ridere. Prese paura. Era solo al primo anno e c'era ancora del tempo per diventare un vero metallaro, per cambiare fede, e in nome della rivolta permanente passare all'hardcore-punk, per poi cambiare ancora quando ormai l'hardcore l'ascoltavano in troppi. E allora vai col blues, la prima vera e unica musica del diavolo.

Quest'ultima conversione aveva un responsabile, un giovane musicista che sembrava arrivare dallo spazio, nel 1990, durante l'occupazione della pantera, entrò nell'astronave blu per parlare di blues ad un'attentissima platea di studenti affamati di musica vera. Raccontava la storia del blues, leggendo qualcosa da un libro di LeRoy Jones , le radici, il mito e le evoluzioni, di una musica fatta dal popolo per il popolo, brillava la leggenda Robert Johnson, il più influente musicista blues della storia, quello che aveva venduto l'anima al diavolo e suonava e cantava proprio come un dio. Tra una storia e quell'altra quel ragazzo prendeva la chitarra e suonava dei blues strepitosi, con quell'aggeggio detto collo di bottiglia nel mignolo, mentre l'astronave blu si popolava di spiriti, animandosi in quel ritmo antico che dall'Africa era sbarcato in America, lungo la rotta degli schiavi. Il musicista venuto dallo spazio suona ancora...


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