27/07/09 18:16 | autore: Sergio Bontempelli Stampa

Franceschini a Pisa: "non demonizzare le divergenze nel PD" 0

Il segretario "apre" a Bersani, ma polemizza duramente con Marino. Si al bipolarismo, no ad alleanze a sinistra

3f4c4abbadcb92d7ab376cad4a9df14d

«Salutiamo il segretario nazionale del Partito Democratico Dario Franceschini». Il ristorante della Festa provinciale del PD a S. Giuliano è pieno di gente, i camerieri volontari si danno da fare per rendere più veloce il servizio, e scivolano tra un tavolo e un altro portando vassoi pieni di pietanze fumanti: all'annuncio, tutto il ristorante si ferma e parte un lungo applauso. Così il PD pisano accoglie il segretario nazionale del Partito: che saluta tutti a braccia alzate, sorride, e si dirige verso le cucine, a salutare i tanti volontari che rendono possibile la festa.

La scena sembra quella di una vecchia "festa dell'Unità", con i militanti al lavoro e gli applausi al leader carismatico. Il tutto, però, dura pochi secondi: il segretario è in ritardo e bisogna cominciare. Il drappello che segue Franceschini si sposta rapidamente nello spazio all'aperto destinato al comizio. La gente è tanta, il campo sportivo è letteralmente gremito: ma gli applausi appaiono un po' "freddi", l'entusiasmo è poco.

Berlusconi

Il segretario, intervistato dalla vicedirettrice di Europa, esordisce polemizzando con Berlusconi: «non ho mai commentato le vicende private del Presidente del Consiglio», dice, «perché credo che si commentino da sole: preferisco parlare di contenuti, delle questioni che riguardano il paese, la nostra gente, i lavoratori». Sembrerebbe un "colpo di fioretto", polemico ma leggero. Invece, il segretario va giù duro, e aggiunge: «quello che mi sembra grave è che un presidente del consiglio inviti gli imprenditori a non fare pubblicità sui giornali che parlano male di lui. Così si colpisce la libertà di stampa. È una vera e propria intimidazione». La platea sembra scaldarsi per un momento, e parte un lungo applauso.

Franceschini prosegue con un'analisi della situazione politica italiana: «negli ultimi venti anni», dice, «la destra è riuscita a trasmettere un messaggio forte al paese: sbagliato, ma forte. La sinistra invece è stata subalterna: non ha mai avuto un vero e proprio leader, i partiti che la compongono hanno subito scissioni continue, le nostre coalizioni sono state litigiose inconcludenti».

Il dibattito congressuale

Inevitabilmente, il discorso scivola sul dibattito interno al PD e sull'imminente congresso. Ma Franceschini sceglie la "linea morbida", e non attacca direttamente i suoi avversari: «non ho mai detto che Bersani incarna una politica "vecchia"», dice, «al contrario, penso che sarebbe un ottimo segretario. Tra me e lui ci sono divergenze che non vanno demonizzate, fanno parte di una sana dialettica politica». Poi, interpellato sulla natura di queste divergenze, precisa: «io credo che il problema centrale per il paese sia il bipolarismo: il rischio è che, con la caduta di Berlusconi, cada anche il sistema bipolare che abbiamo faticosamente costruito in questi anni». Ma il ragionamento non scalda la platea, che si produce in un applauso di circostanza.

Più "cattivo" è il discorso che riguarda l'altro rivale, Ignazio Marino. È l'intervistatrice che lo stimola: «Marino ha detto che, se Franceschini sarà eletto, dovrà scegliere: o la Binetti e i teodem, o la Serracchiani e la laicità». «Questo non è un problema di Franceschini», risponde il segretario, «se verrà eletto, anche Marino dovrà porsi questo nodo». «I temi eticamente sensibili», spiega ancora, «sono questioni delicate, che richiedono il dialogo e il massimo rispetto delle posizioni altrui: e Marino sbaglia a farne un'arma di distinzione politica nello scontro congressuale». «Un partito nuovo», conclude, «deve tenere insieme sensibilità e culture diverse».

Gli alleati

Infine, il segretario si sofferma sul nodo delle alleanze. E ribadisce la sua posizione di contrarietà agli accordi con la sinistra: «è ovvio che si debbono fare alleanze», spiega, «ma dobbiamo farle per governare, non solo per sconfiggere l'avversario. Non dobbiamo tornare all'esperienza dell'Unione, che è una cosa del passato. Non vogliamo più mettere insieme un'armata Brancaleone dove ci sono Mastella, Diliberto, Ferrero...».

Ed è caustico il giudizio su Di Pietro: «Un partito di opposizione dovrebbe pensare a fare opposizione al Presidente del Consiglio, non ad attaccare il Capo dello Stato Giorgio Napolitano».

Leggi anche: tutte le news di Pisanotizie sul congresso del PD

 

Bombe a Brindisi. Don Ciotti: "Attacco alla società civile" - di

La Vignetta - Luca Ricciarelli

6083daeee7f000ff9e92a831be23c1fc
Blocco_lettori