30/07/09 09:48 | autore: Ico Gattai Stampa

Un'astronave a Cisanello/4 0

"Un'astronave targata utopia atterrò a Cisanello...". La quarta e ultima puntata di un racconto firmato da Ico Gattai

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Oggi la quarta e ultima puntata di "Un'astronave a Cisanello", memorie di un irriducibile affezionato del Concetto Marchesi, di recente ammesso agli onori delle cronache nazionali per la sua discutibile prossima demolizione. Funambolico e irresistibile, l'autore "memorialista" Ico Gattai è stato studente del Liceo Scientifico "Filippo Buonarroti" che ha ancora sede presso la struttura del Marchesi, oltre che autore di due romanzi: Anche agosto passerà - Edizioni Memoranda 2001 e Mamma dormo fuori - Edizioni Ets 2006. La redazione di Pisanotizie ringrazia Ico Gattai per la sua generosità e pazienza, nella speranza di ospitarlo nuovamente per altri suoi "memorabili" contributi.

Lampi, tuoni e secchiate di pioggia. Diluvio = Speranza.
La speranza d'evitare un imbarazzante silenzio durante l'interrogazione. Che i voti contano e le vacanze rischiano. Non c'è tempo per capire e lei di te s'è stancata da subito. Lei ascolta Guccini, e te non sai cosa dire, puoi solo arrossire o al limite vomitare di sabato sera, così che lei un pochino ti consideri.
Perché la fisica non è come la storia, che puoi iniziare a studiarla dalla scoperta dell'America in qua, che puoi diventare un esperto esploratore degli aspetti più profondi e sommersi della rivoluzione francese, senza per questo dover sapere qualcosa dell'impero romano. La fisica c'ha delle basi, una struttura, fisicamente, non si costruisce senza fondamenta, che sennò la struttura crolla. E allora sarà meglio sperare che questo sia un temporale decente, che riesca ad allagare l'astronave blu, che riesca a rimandare l'interrogazione di fisica.

Gli allagamenti d'alcune classi dell'astronave blu erano una costante d'ogni anno, arrivava il temporale e l'urlo della sera, appollaiati sul tetto come avvoltoi in via d'estinzione, era quello d'una canzone dei CCCP fedeli alla linea. Due, tre, quattro plegin, chiedi al settantasette se non sai come si fa... si fa così: si staccano queste strisce di catrame che sezionano il tetto e l'acqua entrerà nell'astronave blu, ho visto le previsioni, temporale massiccio, domani è tutto allagato, siamo salvi, l'interrogazione salta: assemblea in auditorium, contro il governo che taglia i fondi per la scuola pubblica, contro il papa, contro il sistema, guarda là come si stacca la striscia di catrame, questa è proprio sopra il laboratorio di fisica....

Dedicato a chi crede che dagli errori s'impara, e, se s'impara, i soliti errori non si possono ripetere.
Eravamo alla ricerca di stranezze, di shock culturali da proporre con occhi infossati e lucidi, surclassati da batterie elettroniche rimbombanti e ipnotiche, invasati in declamazioni dadaiste di noia impossibile da sconfiggere. Canzoni senza traccia di normalità, con la ricetta giusta per dei giovani depressi con tendenze sinistroidi e qualche problema di troppa timidezza con le ragazze: quelle traditrici con gli occhi dolci e le carezze morbide, più a loro agio con romantici capelloni chitarrati, tutti pronti a ripetere sessanta volta di fila wish you were here o ancora altre orride canzoni sinistre di cantautori innominabili. Noia normale. Noia mortale. C'era bisogno assoluto d'uscire da quella mielosa intimità. Ci voleva uno slogan che non passasse inosservato. Quasi come le svastiche dei Sex Pistols. Qualcosa che desse il via ad un dibattito strisciante sull'adolescenza deviante, sulla ricerca d'aiuto e d'affetto, senza che mai e poi mai i ragazzi in questione, troppo etilici per essere filo-libici, potessero ammettere d'aver bisogno d'aiuto.

Allah è grande - Gheddafi è il suo profeta. Gheddafi, che ora è buono, ma a quel tempo, verso il 1987, era il nemico pubblico numero uno dell'occidente, senza offesa per Castro. A pronunciare l'inquietante ritornello, un cantante magro e pallido, d'un gruppo ricercato e originale, un gruppo musicale nato fra l'Emilia e Berlino. Un gruppo che ancora non ha smesso di far parlare di sé, soprattutto il cantante, quello che quando rideva si vedeva che non c'era nulla da ridere. Quello che ora è un fan sfegatato di Papa Ratzinger, ma anche al tempo in quanto a stronzate megalitiche, non scherzava affatto. Qualcuno non era stato nemmeno capace di capire che quel disco andava fatto girare a 45 giri anche se era della dimensione d'un LP, usciva fuori una voce tenebrosa e compressa, con pericolosi richiami biblici camuffati da provocazioni estremiste di darkpunk intellettuale, se fossi un figliol prodigo avrei un vitello grasso, mi sono perso ad Istanbul e non mi trovano più, alcuni studenti dell'astronave blu metabolizzavano al meglio le sensazioni aliene, le cose di cui andare fieri, le cose che con il resto della massa non avevano il benché minimo punto d'incontro. Cosa c'è di gioioso nel celebrare un'erezione, un'erezione, un'erezione triste? O a celebrare Mao nella brillante intuizione che se l'uno si trasforma in due non per questo il cinquantuno si trasforma in cinquantadue? C'è solo la voglia d'andare contro affidandosi a pericolosi esperti. Aiuto.

In quegli anni ci allontanammo definitivamente da tutto quello avesse anche solo qualche briciola di nazionalpopolare. Tutto quello che non aveva a che fare con una qualche forma d'apocalittico naufragio non c'interessava. E tutto questo capitava fra molte risate in una provincia tutto sommato vivace e allegra, in una città con la torre che pende. In un'astronave blu.

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Un'astronave a Cisanello/2

Un'astronave a Cisanello/3

"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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