02/10/09 11:51 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Il Prc interviene sul rischio di chiusura del corso di laurea in Scienze per la Pace 0

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato sul rischio di chiusura del corso di laurea in Scienze per la Pace.

Non c'è pace all'Università di Pisa. E non solo per le numerose incertezze con cui si apre l'anno accademico, tra i tagli ai finanziamenti decisi dal governo e quelli alle biblioteche e ai dipartimenti decisi dal Consiglio di amministrazione dell'università. Ma perché si discute seriamente di chiudere o comunque di ridurre drasticamente il corso di laurea interdisciplinare in Scienze per la pace. Dall'anno prossimo ci si potrà scrivere o alla laurea triennale, o più probabilmente, solo alla laurea magistrale. In ogni caso l'unità di questo percorso didattico, unico nel suo genere in Italia, ne risulterebbero compromessi.

La struttura interdisciplinare che ha costituito, nei quasi dieci anni di esistenza del corso, uno dei suoi principali punti di forza, rischia ora di decretarne la fine. Come interfacoltà, Scienze per la Pace dipende infatti dai docenti che le mettono a disposizione le diverse facoltà, che quest'anno sono state particolarmente avare mettendo a disposizione solo dieci docenti. Secondo le nuove regole fissate dal Ministero, che quest'anno entrano a regime, ne servono il doppio.

Escogitato dalla Moratti, messo a punto da Mussi e applicato dalla Gelmini, il requisito minimo di 20 docenti di ruolo che un corso deve avere per essere "sostenibile" intendevano "razionalizzare" l'"offerta didattica" andata fuori controllo con l'introduzione del 3+2. La retorica anti-casta ha attaccato per mesi i corsi "inutili", con pochi studenti, creati solo per dar posto o prestigio a qualche docente, per giustificare l'applicazione di questi criteri. Quello che accade di fatto, come testimonia il caso di Scienze per la Pace, è una chiusura indiscriminata di corsi ben avviati, che attirano studenti da tutta Italia, che svolgono una importante funzione culturale e sociale nella città e nella provincia di Pisa.

Mentre i docenti sembrano in gran parte rassegnati al diktat tecnocratico dei requisiti minimi, gli studenti del corso riuniti in Assemblea sono mobilitati da giorni per "salvare" questo pezzo di cultura critica, alternativa e non allineata nel nostro sistema universitario. Nessuno di loro rischia di non laurearsi, perché la chiusura riguarda solo le nuove immatricolazioni. La loro è una battaglia culturale: "pensiamo che il nostro Paese non debba disperdere il patrimonio del pensiero nonviolento dei filosofi e maestri che il resto del mondo ci riconosce: Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lanza dal Vasto, Lorenzo Milani, Tonino Bello, Ernesto Balducci".

In neanche una settimana l'appello degli studenti per "salvare" Scienze per la Pace ha raccolto quasi 1000 adesioni online. Le firme provengono dal mondo della cultura, della politica, dell'associazionismo, della cooperazione internazionale, ma anche da singoli cittadini che negli anni hanno conosciuto e apprezzato questo laboratorio di un altro mondo possibile.

Sarebbe una follia privarsi di un così prezioso strumento di analisi e di azione ispirato alla pace in un mondo segnato così profondamente da diseguaglianze, crisi, guerre e conflitti. Gli studenti sembrano averlo capito molto bene: "vogliamo dare concretezza a ciò che studiamo, lottando senza violenza, affinché il corso non sia chiuso né resti a metà". Per i prossimi giorni hanno chiesto incontri ai Presidi delle facoltà per verificare se davvero non ci sono margini per garantire al corso la fatidica soglia dei venti docenti di ruolo. O se, dietro l'argomento tecnico dei requisiti e l'asettica verità dei numeri, non si celi una volontà di far tacere una voce fuori dal coro.

Diamo una speranza alla pace e all'alternativa di società. Firmiamo l'appello dell'assemblea degli studenti per salvare il corso di Scienze per la pace: http://www.PetitionOnline.com/savesplp/petition.html


Federico Oliveri
responsabile università Prc Pisa

 

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