21/10/09 09:27 | autore: Cristiana Vettori video Stampa

Una giornata di studio sulle infiltrazioni camorristiche in Toscana 0

Organizzato da “Sinistra per…Giurisprudenza”, l'incontro ha visto la partecipazione di magistrati, giornalisti, esponenti della società civile impegnati nel contrasto al fenomeno mafioso

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Si è svolta presso il Polo Carmignani la giornata di studio sulle infiltrazioni camorristiche in Toscana. Organizzata dalla lista studentesca universitaria "Sinistra Per...Giurisprudenza", la giornata è stata ricca di interventi e di relazioni che hanno offerto spunti di approfondimento e stimoli al dibattito sul fenomeno della criminalità organizzata.

I lavori si aprono con i saluti dell'assessore Marilù Chiofalo, in rappresentanza del Comune di Pisa. Introduce poi l'argomento Niccolò Amore di "Sinistra Per...Giurisprudenza" che coordina gli interventi e presenta i relatori.

Giovanni Conzo della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, in una relazione circostanziata e ricca di esempi che il magistrato ricava dalla propria esperienza professionale, tratteggia le caratteristiche della camorra. Illuminanti in proposito, afferma Conzo, le risultanze delle indagini condotte dal Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: la camorra è un "sistema" organizzato alternativo allo Stato che arriva perfino a sostituirlo, un sistema che si basa sul consenso sociale e su un capillare controllo del territorio.

Le attività camorristiche sono note: spaccio di stupefacenti, smaltimento dei rifiuti, riciclaggio di denaro sporco. In provincia di Napoli sono circa 100 i gruppi camorristici, divisi tra loro da sanguinose faide, che spesso generano agguati e scontri a fuoco. Tuttavia essi forniscono alla popolazione servizi essenziali come la casa e il lavoro; e ai latitanti continuano a dare lo "stipendio" provvedendo non solo a loro, ma anche alle loro famiglie: cosicché spesso sono visti dalla popolazione come benefattori. Se non si capisce l'humus sociale in cui la camorra si annida non è possibile combatterla.

E' fondamentale inoltre tenere presente il circolo vizioso tra imprese, politica e organizzazioni criminali: in molti casi i camorristi, grazie alla grande disponibilità di denaro di cui possono disporre, finanziano imprese legali e cercano legami con gli amministratori per vincere gli appalti, come è emerso dalle indagini che hanno portato allo scioglimento di molti comuni per infiltrazioni camorristiche, non solo in Campania, ma anche nel Lazio.

Pietro Suchan della direzione distrettuale antimafia di Firenze affronta invece il fenomeno dei gruppi camorristici che operano in Toscana. Si possono individuare, afferma Suchan, tre grandi aree di provenienza che determinano anche attività differenziate: dall'hinterland di Napoli (zona vesuviana o di San Giovanni a Teduccio) provengono gruppi che si dedicano ad attività in gran parte lecite, investendo in imprese alberghiere (a Pistoia, Montecatini o in Versilia), aziende agricole, partecipazione a società finanziarie.

Dal casertano e dal casalese provengono invece gruppi, insediatisi soprattutto nel Valdarno aretino, nella zona di Lucca e di Altopascio, che praticano l'usura e l'estorsione generalizzata, a danno di imprenditori per lo più provenienti dallo stesso ceppo geografico, estorsioni che sono utilizzate per il mantenimento dei latitanti. Infine i gruppi provenienti dai quartieri storici del centro di Napoli hanno intrapreso in Toscana le stesse attività che conducevano nelle loro zone di origine: spaccio di stupefacenti e scommesse clandestine. Tra i mezzi di contrasto Suchan sottolinea l'importanza delle intercettazioni telefoniche, degli accertamenti bancari e della corretta gestione dei collaboratori di giustizia.

Tra le misure cautelari, più che la privazione della libertà personale, è efficace il sequestro dei beni mobili e immobili. In conclusione, Suchan afferma che il fenomeno in Toscana esiste, ma il contrasto ad esso non è una lotta impari in quanto ci sono gli strumenti per debellarlo: fondamentale il rapporto tra l'autorità giudiziaria territoriale e la Direzione distrettuale antimafia così come l'opera di sensibilizzazione delle coscienze.

Domenico Notaro, docente di diritto penale presso l'Ateneo pisano, analizza il ruolo che assume il diritto penale nel contrasto alla criminalità organizzata, sia attraverso una ricostruzione storica sia attraverso l'analisi degli ultimi interventi legislativi, non solo italiani, ma anche europei e internazionali: una prospettiva inevitabile, afferma il relatore, di fronte alla internazionalizzazione del fenomeno.

Infine Rosaria Capacchione, giornalista del "Mattino" di Napoli, sottolinea, con esempi e puntuali riferimenti alla sua esperienza professionale, come i boss casalesi siano diventati ricchi e potenti manager e come influenzino e controllino l'economia di tutta la penisola: da Casal di Principe al centro di Milano, passando per la Toscana e l'Emilia Romagna.

Nel pomeriggio la giornata di studio prosegue con la presenza di esponenti della società civile particolarmente impegnati nel contrasto al fenomeno mafioso. Don Armando Zappolini di " Libera-associazioni, nomi e numeri contro le mafie" illustra i progetti dell'antimafia sociale: dal lavoro sui territori confiscati alla commercializzazione dei prodotti attraverso le botteghe "I saperi e i sapori della legalità" come quella che da pochi mesi opera nel territorio pisano; Zappolini si sofferma in particolare sul progetto della nuova cooperativa "Le terre di Don Peppe Diana", che si è costituita recentemente a Casal di Principe. Maurizio Pascucci, dirigente ARCI e coordinatore del progetto "Liberarci dalle spine", analizza infine le infiltrazioni camorristiche in Toscana mettendo in luce i rapporti tra camorra e massoneria.

 

 

Infiltrazioni camorristiche in Toscana: una giornata di studio - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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