02/12/09 10:00 | autore: la redazione Stampa

Non solo lirica, non solo prosa. La stagione di danza del Teatro Verdi di Pisa 0

Si apre a gennaio con la "Carmen" di Bizet coreografata da Franzutti fino ad arrivare alle suggestioni della Buenos Aires tanguera della "Naturalis Labor", passando per Don Giovanni, il balletto russo e l'hip-hop

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Il Teatro Verdi non è solo lirica, non è solo prosa. E così, dopo le trascorse presentazioni dei rispettivi cartelloni, arriva il momento della danza, arte verso la quale il teatro cittadino ha da sempre mostrato un'attenzione particolare.

Un amore, un'attrazione, che si riflettono ampiamente anche nella stagione 2010. Ricca, variegata, espressione di un ventaglio che tenta di comprendere generi molto diversi tra loro, alla ricerca di una completezza che è da sempre la cifra di un cartellone ben congegnato, e soprattutto "utile" anche all'esperienza dello spettatore.

La stagione si aprirà con la "Carmen", balletto in due atti per la coreografia di Fredy Franzutti. Una versione nella quale alle musiche di Bizet si affiancano quelle di Albeniz, Chabrier e Massenet, un affresco carico di vitalità, denso di una sua misura aneddotica e sentitamente "pittoresco". Opera di grande impatto visivo e musicale, in cui il binomio amore-morte viene esaltato da una scenografia interamente improntata a una Spagna fortemente esotica.

La Spellbound Dance Company, per la direzione artistica di Mauro Astolfi, presenterà quale secondo titolo in cartellone "Don Giovanni o il gioco di Narciso", creazione ispirata al mito plurisecolare d Don Giovanni nella quale non si vuole, però, in alcun modo narrare la sua storia, bensì indagare le diverse sfaccettature del personaggio maggiormente rappresentativo della spregiudicatezza settecentesca e il suo lato d'ombra.

Un altro titolo "forte" compare in cartellone, "Romeo e Giulietta" della compagnia Balletto di Milano. Per la coreografia di Giorgio Madia, la riproposizione di un classico del teatro attraverso la "lente" della danza e l'interpretazione musicale di Ciaikovskij, che si colloca al centro di un profondo lavoro di reinterpretazione da un lato e di fedeltà rispetto al testo shakespeariano dall'altro.

Sarà la volta, dunque, del Moskow City Ballet, per la direzione artistica di Victor Smirnof-Golovanov, il quale proporrà il "Don Chisciotte", balletto in due atti con prologo. Un'esclusiva per la Toscana, nella quale perfezione coreografica e raffinatezza dello stile sono le cifre stesse dello spettacolo che narra, attraverso una delle più alte espressioni della scuola classica russa, le avventure cavalleresche dell'hidalgo Don Chisciotte e del suo scudiero Sancho Panza.

Ancora la Spellbound Dance Company salirà sul palco del Verdi con "Le quattro stagioni", nuovissima coreografia presentata in prima nazionale sulle suggestive musiche di Vivaldi. Insieme equilibrato e vivissimo di energia, forza e virtuosismo che sono alla base della grande riconoscibilità della compagnia, esempio e punto di riferimento per molti coreografi emergenti.

La Botega, compagnia del coreografo e regista Enzo Celli, presenterà "Paracasoscia", rivisitazione contemporanea del patrimonio lirico nazionale. Un modo nuovo e "moderno" di avvicinarsi all'opera e al suo repertorio lirico: un carosello di arie celebri che dal mondo del melodramma "soffiano" ("paracasoscia" vuol dire appunto "sembra che soffi") verso il pubblico travolgendolo con un linguaggio che si colloca tra danza, breakdance, acrobatica, hip hop e arti circensi.

Penultimo appuntamento con il Balletto Teatro di Torino di Loredana Furno che presenterà agli spettatori del Verdi "Didone e Enea", per la coreografia di Matteo Levaggi. Uno dei più apprezzati coreografi dell'ultima generazione ha messo mano al Didone e Enea del seicentesco Henry Purcell, un soggetto coinvolgente che conduce lo spettatore nella musica solenne e drammatica di Purcell, la quale diventa qui materia artistica in grado di far convivere teatro e danza, narrazione e movimento dei personaggi.

Il cartello Danza 2010 sarà chiuso dalla Campagnia Naturalis Labor con "La Catedràl", spettacolo di tango e danza contemporanea "per sei danzatori, sei divani e duecentoventisette scarpe". Un percorso che parte dal tango e dai suoi luoghi di culto per raccontare una storia di oggi. Vecchi sofà polverosi, fisarmoniche, il linguaggio sensuale del tango, calde atmosfere di milonghe argentine arrivano con le suggestive visioni di una vecchia Buenos Aires, abitata da persone che percorrono centinaia di chilometri per andare a ballare. Donne che aspettano, uomini che osservano. Un sapiente intreccio tra la tradizione del tango e la ricerca della danza contemporanea.

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