E' ormai trascorso un anno dall'unificazione deliberata dalla Regione delle tre Aziende regionali del Diritto allo Studio Universitario di Pisa, Siena e Firenze. Una decisione su cui erano state espresse alcune perplessità ma che alla fine era andata in porto. A distanza di un anno iniziano i primi bilanci di questa operazione. Tra i primi a farlo vi è la Funzione Pubblica della Cgil che evidenzia numerose criticità che si sono palese in questo primo anno.
Il sindacato chiede una verifica sugli effettivi processi di razionalizzazione che avrebbe dovuto portare l'accorpamento, come una diminuzione dei costi di gestione della struttura e quindi un maggiore investimento sui servizi, garantendo anche i livelli occupazionali.
"Non abbiamo visto nulla di tutto ciò - spiegano dalla Funzione Pubblica - e vorremmo conoscere i dati sui risparmi realizzati e come sono stati reinvestiti. Ciò a cui assistiamo nella realtà del caso pisano è, invece, una diminuzione dei servizi, in un quadro di peggioramento delle relazioni sindacali"
Dalla Cgil vengono indicati nello specifico i settori in cui si sta verificando una riduzione dei servizi: "Un esempio è per tutti quello dell'Informagiovani, in cui si è passati da tre persone che garantivano l'orientamento al lavoro post-laurea, ad uno solo part-time. Ma difficoltà si registrano anche nel settore degli alloggi, dove si registra una riduzione dei posti letto, nonostante un aumento dei costi del servizio, e nel servizio editoriale, ridimensionato anche nell'organico".
"Di fatto, si è proceduto - spiegano dal sindacato - alla costruzione di una struttura amministrativa e burocratica senza prevedere in parallelo il consolidamento dei servizi diretti al pubblico e all'utenza, dimenticando che l'operazione di razionalizzazione sarebbe dovuta andare in direzione opposta".
Tutto ciò sta provocando numerosi disagi anche dal punto dei vista dei lavoratori, "in quanto - spiegano dalla Funzione Pubblica della Cgil - si sta ricorrendo sempre più alla precarizzazione dei rapporti di lavoro. Assistiamo da un lato ad una riduzione degli organici e dall'altro all'utilizzo sempre più frequente in alcuni comparti, come quello della mensa ad esempio, di contratti di pochi mesi. Al contempo i percorsi di stabilizzazione dei lavoratori precari da noi avviati si sono interrotti".
Si tratta, quindi, per il sindacato, di una situazione grave, che rischia di peggiorare ulteriormente "con la riforma Gelmini che prevede un ulteriore riduzione dei finanziamenti".
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