La fiaccolata a Santa Croce. Guarda le foto
In 500 hanno sfilato per il centro di Santa Croce sull'Arno con le fiaccole accese, per poi riunirsi in piazza Garibaldi a sera inoltrata. La scelta di manifestare al di fuori dell'orario di lavoro si è rivelata vincente, tanto più a fronte dell'impossibilità di uno sciopero di grandi dimensioni.
A sostenere le 53 comunità che vivono tra Santa Croce e la Valdera sono arrivati anche gli autobus da Pisa con i migranti che già dal mattino, tra il Comune e la Prefettura, avevano proclamato questo 1° marzo il "Giorno senza di noi".
La giornata è iniziata alle 10 a Pisa in piazza XX settembre, dove i manifestanti hanno distribuito straccetti gialli, il simbolo di questa protesta - "giallo è il colore del cambiamento ed è politicamente neutro" - e il volantino che spiega i motivi di questo "1° marzo, un giorno senza di noi".
Circa 150 persone presidiano di fronte a Palazzo Gambacorti, in attesa di dirigersi verso la Prefettura. Said Talbi è uno dei pochi che ha 'potuto' scioperare. Dalla Tunisia e dai suoi studi di letteratura è approdato in Italia, dove ora lavora come operaio esternalizzato del Comune di Pisa. Motiva così la sua scelta di sciopero: "Il clima politico nazionale non manda segnali positivi da nessun punto di vista. Cie, pacchetto sicurezza, legame fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, solo per citare i problemi più grossi. Le conseguenze sul quotidiano e sul clima sociale sono evidenti. Una giornata senza di noi è lo slogan di questa protesta, che abbiamo cominciato a organizzare dall'inizio di febbraio. Da subito è nato un comitato promotore che a Pisa ha visto la partecipazione di lavoratori migranti di diverse nazionalità. Nonostante alcune divergenze è stato un percorso unitario, dove abbiamo cercato di coinvolgere anche le comunità che, per difficoltà linguistiche, spesso comunicano meno."
A scioperare dalle 10 alle 12 anche i commercianti bengalesi nel quartiere della stazione e nelle bancarelle intorno a piazza Manin.
Il coordinamento antirazzista per i diritti e il lavoro si è composto di numerose realtà: Associazione And Sopi, Ass. Domu Tengueth, Ass. Federazione Latinoamerica, Sportello immigrati Rdb Pisa, circolo Agorà, Cobas Pisa, Coordinamento Antirazzista Antifascista pisano, Socialismo rivoluzionario, Rete dei comunisti, Sinistra Critica, PCL.
Adesione del Comune e della Provincia di Pisa, che hanno partecipato ufficialmente alla fiaccolata a Santa Croce, mentre tra i partiti hanno aderito il Pd, SEL e la Federazione della Sinistra/Verdi.
Nel tragitto verso la Prefettura, e nonostante l'adesione del Comune anche espressa dal Sindaco, il corteo ha comunque intonato "Filippeschi vergogna", facendo riferimento all'ordinanza antiborsoni, alla chiusura del progetto Città sottili e alla gestione dei campi rom. Tutti argomenti ripresi dal volantino firmato unitariamente dal coordinamento, dove si parla di una situazione pisana "adeguata alle politiche nazionali, approvando il cosiddetto decreto antiborsoni che discrimina per il colore della pelle e sposta semplicemente il problema dell'abusivismo in altre zone della città, tagliando i fondi per il progetto Città Sottili ed usando la mano forte contro gli emarginati attraverso politiche securitarie del tutto simili a quelle approvate da tanti sindaci leghisti."
Alle 12 una delegazione composta dai rappresentanti della comunità senegalese Mathar Ndyaie e Khabane Ndao; Gitjana Kalesha e Abedin Osmani dell'associazione "Insieme per l'uguaglianza" di Santa Croce e Said Telbi, ha incontrato il capo gabinetto del Prefetto al quale hanno consegnato un documento sottoscritto da tutte le realtà che hanno preso parte alla giornata.
Nel frattempo in piazza Mazzini, dal microfono si lanciavano messaggi.
Demba Sen ha detto: "I cie di lusso non li vogliamo in Toscana"; a seguire Walter Lorenzi: "Oggi in Toscana c'è un programma elettorale che vede tutte le sinistre insieme a sostegno del candidato del Pd, e non va bene. Non ci interessano le elezioni, ci interessano i diritti delle persone", e Mathar Ndaye: "Oggi mancano soprattutto le badanti dell'Est, perché per loro in particolare sarebbe stato difficile fare uno sciopero. Il nostro rispetto per i diritti umani, per i diritti delle persone che sono quotidianamente assistiti dalle donne migranti, ci ha spinto a lasciarle lavorare, anche se sappiamo che la nostra protesta è anche per loro".
Dalla prefettura il segnale è stato positivo, ha detto la delegazione una volta conclusosi l'incontro. "Il capo gabinetto ha dichiarato che si farà portavoce delle nostre richieste e lavorerà affinché vengano accolte".
Nel documento si legge: "Noi migranti introduciamo nelle comunità di accoglienza elementi di novità (nei modi di vivere e di pensare), che rompono i vecchi equilibri; la presenza di noi migranti si manifesta nella vita quotidiana, dove, pur a fronte di mille difficoltà, crescono i nostri figli."
"Le remore degli italiani- prosegue il testo - a livello sociale, culturale e religioso, hanno trovato una sponda, prima nella legge Bossi-Fini, poi nel cosiddetto 'pacchetto sicurezza', che si è occupato dell'immigrazione solo con misure di carattere restrittivo, così che, anche a prescindere dal merito delle misure previste, è proprio questa unilateralità che lascia insoddisfatti. Tra i provvedimenti, del resto, si segnalano l'introduzione di un versamento di 200 euro a carico di chi richiede la cittadinanza o il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno, come anche il permesso di soggiorno a punti, che qualcuno ha paragonato a una patente a punti che di fatto è solo a perdere".
"Siamo convinti - si legge ancora - che i CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) sono negativi e non servono a risolvere alcun problema. Bisogna, invece, ripartire dalla legge regionale sull'immigrazione, che rappresenta un traguardo molto importante per l'integrazione e per la garanzia dei diritti dei cittadini e delle cittadine migranti; una sfida per costruire una comunità plurale e coesa. E' necessario, pertanto, avviare un percorso di confronto e di concertazione, a livello regionale, con tutti i soggetti del territorio, inclusi gli immigrati.L'ossessione securitaria che ha investito il Paese, ed il nostro territorio non fa eccezione, rappresenta un potente ostacolo alla costruzione di percorsi virtuosi di coesione sociale."
Alle 15:30 le iniziative si sono concentrate a Santa Croce sull'Arno.
Una delegazione delle comunità migranti ha incontrato i rappresentanti delle industrie del comprensorio, in particolare delle Associazioni Conciatori di Santa Croce e Ponte a Egola. Insieme ai migranti anche Domenico Contino della Cgil, e all'incontro ha partecipato anche il sindaco Osvaldo Ciaponi.
Anche questo incontro è stato definito positivo, certamente necessario in quanto "il primo dopo tanti anni di convivenza" come ha dichiarato Abedim Osmani. "Abbiamo stabilito un programma di incontri almeno 4 o 5 volte all'anno, così da portare avanti delle soluzioni condivise per la difesa dei posti di lavoro e per combattere il lavoro a nero." .
Lo stesso Ciaponi ha parlato di un momento "cordiale e propositivo. C'è stata condivisione sull'analisi della situazione cittadina, e sul fatto che la manodopera qualificata debba rimanere legata all'azienda." E a proposito degli strumenti amministrativi che hanno permesso a Santa Croce sull'Arno di diventare davvero multietnica, Ciaponi ha dichiarato: "E' un'attività che dura da vent'anni, che parte dalle scuole, alla rete di servizi sociali alla collaborazione con le associazioni, al dialogo. L'integrazione non ha una formula unica, ma deve adeguarsi al territorio. Nel nostro comune il 18% della popolazione è straniera, e proviene da 53 paesi diversi: sono dati con cui non ci si può non confrontare."
Ore 19:00 in piazza Matteotti si accendono le fiaccole.
In circa 500, tanti fra migranti, per lo più senegalesi e albanesi, donne e bambini, molti italiani. Le istituzioni nella prima fila del corteo lungo le vie del centro, il lenzuolo giallo "L'unico Cie buono è il Cie chiuso" portato alto sul serpentone illuminato. Molto sentita la partecipazione a questo evento che per una cittadina come Santa Croce è una sorta di pietra miliare, a sigillo di una convivenza che, seppur con le organiche difficoltà, è fra le più virtuose della provincia. Giunti poi in piazza Garibaldi , un palco ha accolto i numerosi interventi, e dopo un'ora abbondante, il corteo si è infine sciolto.
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