Il Consorzio "Pisa Viva", aderente
a Confcommercio, chiede provvedimenti speciali per fronteggiare la
crisi nel periodo primaverile-estivo. La proposta, che al momento circola fra
i commercianti, e quando sarà definitiva verrà sottoposta al
Sindaco, è per l'orario continuato delle attività commerciali, a
partire da aprile, con chiusura alle 23 nei venerdì estivi. In
cambio, chiedono i commercianti, una riduzione del pagamento dei
parcheggi nelle strisce blu, ossia fino alle 18.
Orario continuato quindi per aprile,
maggio e giugno, con apertura dalle 10 alle 19:30, eccetto appunto i
venerdì. Per i mesi di luglio e agosto invece, propongono l'apertura
di venerdì alle 17 e la chiusura alle 23.
Prima di ogni decisione comunque, la
proposta dovrà essere vagliata da tutti gli esercizi dell'asse Corso
Italia- Borgo Stretto, anche fra coloro che non hanno aderito al
consorzio. Successivamente, se verrà accettata dal Sindaco,
diventerà immediatamente operativa.
Fra i commercianti comunque c'è
perplessità e incertezza: l'orario continuato, anche nelle passate
stagioni, non ha mai portato cambiamenti sostanziali nelle vendite,
specialmente in estate quando gran parte dei cittadini approfitta
della pausa pranzo per dedicarsi un paio d'ore al mare.
"Profondamente sbagliata", a
giudicarla così è Cinzia Bernardini della Filcams-Cgil, che ha
dichiarato: "A fronte di una crisi generale dei consumi e una
diminuita capacità di spesa delle persone e delle famiglie, la
risposta di allungare ed allargare gli orari di apertura dei negozi e
dei supermercati è profondamente sbagliata, come dichiarato da
tempo".
Alle famiglie - secondo Bernardini - mancano le
risorse, i soldi da spendere, non le occasioni per farlo. Non è con
i negozi sempre aperti che si qualificano i centri storici e le
città, ma attraverso proposte culturali e di iniziative di
aggregazione condivise." "Inoltre - prosegue la sindacalista
- le proposte si dimenticano di una parte fondamentale della vicenda:
i lavoratori che con questa scelte, vedrebbero peggiorate le proprie
condizioni di lavoro e di vita; delle esigenze di chi è impiegato
nel settore e delle conseguenze negative che simili scelte potrebbero
avere sui lavoratori, per la maggioranza donne, che già stanno
pagando le conseguenze della crisi".
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