19/04/10 07:20 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Ciaponi critica Cosimi sul patto di stabilità 0

Lettera del sindaco di Santa Croce al presidente di Anci Toscana: "Smettiamo di parlare di Comuni “virtuosi” e di Comuni che non lo sono stati"

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Il sindaco di Santa Croce sull'Arno, Osvaldo Ciaponi, ha inviato una dettagliata e polemica lettera indirizzata al presidente di ANCI Toscana Alessandro Cosimi e al presidente di ANCI Nazionale Sergio Chiamparino sulla questione del patto di stabilità che certamente farà discutere. Pubblichiamo di seguito il testo della lettera.

Caro Presidente,

la protesta dei Sindaci della Lombardia ha conquistato nei giorni scorsi la ribalta mediatica per il semplice motivo che non si è limitata al solito roboante documento né all'ennesimo incontro nel chiuso delle nostre stanze, ma si è svolta in piazza, davanti alla gente (e perché no anche davanti alle telecamere sicuramente più interessate ad un corteo di 510 sindaci che a qualsivoglia documento o riunione).

Per quel che mi riguarda, non ho difficoltà ad ammettere che quando ho saputo di quello che si stava preparando a Milano sono stato fortemente tentano di saltare su un treno, con la fascia tricolore e tutta la rabbia che ho in corpo, per andare ad aggiungere la mia protesta a quella dei colleghi lombardi.

Non l'ho fatto, semplicemente perché in quel momento non volevo dissociarmi in maniera così clamorosa dalla linea molto più soft scelta, in Toscana e nel resto del paese, dalla nostra Associazione.

Poi ieri è arrivata la tua lettera con la quale ci chiami, tra quindici giorni all'ennesima "Assemblea regionale straorinaria di tutti i Sindaci della Toscana" !

Questo, mentre tantissimi Sindaci non sanno proprio a che santo votarsi.

Prendi il caso del mio Comune: un Comune ricco, situato nel centro del cuore pulsante dell'economia toscana, che da 60 anni chiude immancabilmente i propri bilanci con cospicui avanzi di amministrazione, che fino a tre anni fa non aveva applicato l'Addizionale Irpef ai propri cittadini "perché non ce n'era bisogno", che ha un tasso di indebitamento di solo il 3,29% sul totale delle entrate correnti (rispetto al 15% che permetterebbe la legge) e che, all'improvviso, per colpa di leggi assurde, si trova nell'impossibilità (giuridica, non economica) di continuare a garantire gli abituali servizi ai propri cittadini.

L'anno scorso non abbiamo rispettato il patto di Stabilità. Abbiamo scelto di non rispettarlo perché di fronte ad una crisi economica che aveva incominciato a mordere anche nelle nostre zone, non volevamo mettere in difficoltà quelle decine di artigiani e piccoli commercianti che abitualmente lavorano o riforniscono il Comune, che, stando a quelle norme, pur avendone le possibilità economiche avremmo dovuto pagare solo con mesi e mesi di ritardo.

Facemmo quella scelta in assoluta consapevolezza, forti del consenso unanime di tutto il Consiglio Comunale, dei ripetuti pronunciamenti di tanti esponenti governativi (a partire dal Presidente del Consiglio) favorevoli alla revisione delle norme del Patto, di ordini del giorno formalmente approvati dal Parlamento, ma sopratutto perché eravamo certi che in questa nostra decisione non saremmo stati lasciati soli dalla nostra Associazione, l'ANCI, avendo ben presenti i tanti documenti in cui si chiedeva la non applicazione delle sanzioni previste per i cosiddetti Comuni "inadempienti".

Nella tua lettera trovo invece scritto, papale papale, "non condividiamo l'ipotesi di una ‘sanatoria' per quei Comuni che non hanno rispettato i vincoli del patto"!!!???

Grazie, grazie davvero signor Presidente.

Se chi dovrebbe essere in prima fila a difendere i nostri interessi fa una simile affermazione, cosa mi devo aspettare da chi, da anni, si dimostra assolutamente insensibile ai bisogni e alle esigenze dei Comuni italiani?

Ma sopratutto, hai presente cosa significa per Comuni come il mio, una "non sanatoria"?

Significa, ad esempio, non fare per tutto il 2010 nessun tipo di assunzione, né diretta né indiretta, anche se, come ci sta succedendo, su 10 dipendenti addette ad un servizio essenziale: una va in pensione, un'altra rimane incinta con gravidanza a rischio e altre tre si ammalano con patologie sicuramente gravi e che richiedono cure molto lunghe!

Oppure, pur avendo una capacità di indebitamento che in teoria ci permetterebbe di ottenere nuovi mutui per quasi 38 milioni di euro, non poter richiedere neanche un piccolo prestito con cui finanziare la più banale delle tante opere di cui il Comune ha bisogno.

Oppure ancora, aver dovuto diminuire, in un colpo solo, la spesa corrente di quasi l'8% con tagli al limite dell'autolesionismo, mettendo in conto, tanto per fare un esempio, di non riuscire, forse, a tenere accesi tutti i lampioni della pubblica amministrazione per l'intero anno.

E che dire infine (è la sanzione che ci angoscia di meno, ma che voglio tuttavia citare perché è forse quella più odiosa per chi cerca di amministrare nell'interesse dei propri cittadini) del fatto che da gennaio, avendo scelto di non rispettare il Patto, io e i miei assessori abbiamo dovuto ridurre del 30% i nostri pur modesti emolumenti?

Probabilmente questa mia lettera ti sembrerà troppo dura e polemica; sicuramente è poco diplomatica. Al punto in cui siamo arrivati credo infatti che ci sia poco spazio per i diplomatismi e ci sia bisogno invece di azioni forti, decise, incisive, quali, ad esempio, quelle dei nostri colleghi della Lombardia.

Penso che se qualche giorno dopo la manifestazione di Milano, altri due o trecento Sindaci avessero sfilato per le strade di Firenze, altri ancora per quelle di Bologna o di Torino o di Bari o di Ancona per poi confluire infine, in qualche migliaio, in una grande manifestazione nazionale, forse, il muro di gomma che si oppone alle nostre rivendicazioni avrebbe potuto incominciare a sgretolarsi e sicuramente che questo avrebbe permesso a ciascuno di noi di sentirci meno soli davanti a problemi che travalicano le nostre possibilità d'intervento.

E di questi tempi, già questo sarebbe un grande risultato!

Cordialmente

Osvaldo Ciaponi, sindaco di Santa Croce

 

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