27/04/10 09:00 | autore: Ciccio Auletta foto video Stampa

Porto, posata la prima pietra 2

Si è svolta ieri la cerimonia a Marina di Pisa che dà l'avvio ai lavori per la realizzazione di un affare da decine di milioni di euro. Soddisfazione tra le istituzioni e gli imprenditori. Il Ministro Matteoli ricorda Beppe Niccolai, deputato del Msi. La protesta delle associazioni ambientaliste.

Cae2a294353ea3643b3bca08bf570af7

Le cerimonie hanno sempre un valore simbolico, e le parole che in queste occasioni vengono pronunciate, oltre che essere rituali, hanno spesso questo segno. Ieri, in occasione della posa della prima pietra del Porto turistico di Marina di Pisa, sono stati tanti i simboli che hanno rappresentato il significato di questa grande opera che segnerà per sempre Bocca d'Arno. In primis, le parole iniziali del discorso di saluto del Ministro Matteoli, presente all'iniziativa: "Comincio con il ricordo di un personaggio pisano che 40 anni fa, quando fu eletto parlamentare, presentò un documento in cui parlava proprio della realizzazione di un porto in questa zona: Beppe Niccolai". Al nome del deputato del Movimento Sociale Italiano, il cui ricordo nella città di Pisa rievoca tragicamente la morte di Franco Serantini, applaude gran parte di una platea fatta di autorità, imprenditori, esponenti politici, insomma tutto quel mondo che viene solitamente indicato come "i poteri forti di un territorio".

Matteoli prosegue: "Chiesi a Niccolai, io che ero allora un giovane attivista, perché si preoccupasse di una simile iniziativa e lui mi rispose che: 'Pisa aveva bisogno di lavoro, di un rilancio economico'. Dopo 40 anni, da questo punto di vista i bisogni non sono cambiati, e sono così fiero oggi di essere qui a inaugurare quanto auspicato da Niccolai".

La platea applaude nuovamente: il simbolico diventa reale, nella stessa giornata si prova a cancellare e riscrivere la memoria e la storia di una città che ha il pregio unico, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, di Bocca d'Arno dove in futuro troveranno spazio 450 posti barche, centinaia di villette e un albergo.

Il Ministro spiega, concludendo, come ancora oggi "l'Italia sia attardata sul fronte della nautica, basta un dato: in Francia, che ha meno della metà dei chilometri di costa dell'Italia, ci sono 240 mila posti barca, mentre nel nostro Paese sono meno di 120 mila", ma è sul rapporto con l'ambiente che torna più volte: "La salvaguardia ambientale è qualcosa che riguarda tutti e non una parte, ma salvaguardare un'area non significa togliere la sua godibilità ai cittadini. I territori vanno sfruttati, nel senso buono del termine, in base alla loro vocazione, e quella di Marina è la vocazione turistica di un porto".

A dare "garanzie ambientali" sulla realizzazione dell'opera è l'Amministratore Delegato della Cmc di Ravenna Dario Foschini, che si è aggiudicata l'appalto e che afferma solennemente: "In 22 mesi completeremo i lavori, prestando massima attenzione alle tematiche ambientali ed alle risorse locali". Discorsi simili il colosso delle cooperative li sta facendo in Val di Susa per i lavori della Tav, a Vicenza per realizzazione della base Dal Molin, e anche per il Ponte sullo Stretto di Messina.

Ma anche qui tanti sono gli applausi e la soddisfazione, perché una delle più importanti ditte italiane si è aggiudicata questi lavori.

"Il porto di Marina di Pisa - ha detto nel suo intervento il sindaco Marco Filippeschi - rappresenta un esempio delle potenzialità della città e del litorale di svilupparsi con intelligenza e rispetto dei luoghi. Non va dimenticato che quando Pisa ha cominciato seriamente a parlare di realizzarlo - ha aggiunto, rispondendo implicitamente alle critiche degli ambientalisti contrari al porto turistico - la proprietà dell'area era di Fiat-Borrello e il sito altamente inquinato. Oggi la prima pietra viene posata dopo che tutta l'area è stata bonificata". Da parte del sindaco un ringraziamento particolare è stato rivolto al Presidente del Parco, Giancarlo Lunardi, "che ha svolto un ruolo fondamentale, con grande responsabilità. Con quest'opera Pisa riscoprirà il suo mare e il suo fiume".

Molto soddisfatto anche il presidente della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni: "Qui salderemo il nostro orizzonte economico attorno alla filiera nautico-cantieristica, settore del cui distretto regionale Pisa punta a essere fulcro, in linea con i programmi del nuovo governatore della Toscana Enrico Rossi, per sviluppare attività produttive a forte contenuto di innovazione tecnologica". E il neo-presidente, la cui presenza alla cerimonia era prevista, non è potuto essere presente per motivi istituzionali e ha inviato una lettera in cui ha sottolineato come "la realizzazione del nuovo porto di Marina di Pisa testimonia del dinamismo e della capacità di innovazione della nostra regione anche in tempi di crisi, della voglia di reagire e di immaginare un futuro di sviluppo per tutti i nostri territori e della capacità di cogliere ogni possibile occasione per tornare ad essere competitivi in tutti i settori".

"Sono convinto - ha aggiunto Enrico Rossi - che il nuovo porto verrà realizzato nel pieno rispetto dell'ambiente e con criteri di efficienza e modernità, dando ascolto a tutte le sensibilità e anche alle preoccupazioni dei comitati di cittadini, giustamente attenti alla salvaguardia delle caratteristiche ambientali dell'area. Fra due anni avremo una nuova e moderna infrastruttura, con un'offerta di servizi qualificata, che saprà valorizzare questa parte del litorale, creando sviluppo e posti di lavoro. E' un'occasione da non perdere, un'opera necessaria per far crescere il territorio pisano e contribuire allo sviluppo del turismo per tutta la Toscana".

Nel frattempo, però, proprio fuori dall'area recintata per la cerimonia si è svolta la protesta con striscioni e cartelli di una delegazione del Comitato per la salvaguardia e la riqualificazione di Boccadarno che da anni conduce una battaglia contro quest'opera: "Il progetto del porto di Marina di Pisa, con i suoi 150.000 metri cubi di villette, alberghi e centri commerciali si inserisce perfettamente nella visione mitica dello 'sviluppo' che accomuna un vasto e trasversale schieramento politico. Una visione, quasi una religione, messa a dura prova dalla crisi economica e finanziaria che ha sconvolto il mondo, ma che resiste pervicacemente nonostante le devastanti conseguenze in termini di distruzione di risorse umane, di beni ambientali e paesaggistici, di consumo di territorio, di mortificazione delle condizioni materiali dei ceti più deboli".

"Dal Calambrone a Bocca d'Arno - spiegano gli ambientalisti - dalla Cosmopolitan ai Navicelli, dal Rigassificatore ai progetti di ampliamento del porto di Livorno e di navigabilità dello Scolmatore, dalla creazione di nuove infrastrutture viarie a ridosso del litorale all'aggressione diretta alle aree del Parco, il consumo di territorio e la deturpazione dell'ambiente e del paesaggio hanno raggiunto un livello parossistico fatto di varianti, urbanistica contrattata, deroghe, sperpero del patrimonio comunale con continue cessioni di beni immobili e quant'altro".

Ma è proprio sulla possibilità di realizzare il porto che da parte del Comitato si ricorda che "con la sentenza n° 3234, depositata il 25 Giugno 2008, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima la normativa relativa all'area di Boccadarno (scheda 39) contenuta nel Piano di Gestione delle Tenute di Tombolo e Coltano, approvato dal Parco Migliarino - San Rossore - Massaciuccoli, in quanto in palese contrasto con le norme del Piano Territoriale del Parco stesso".

E mentre gli esponenti chiedono il rispetto del pronunciamento del Consiglio di Stato arriva il fatidico momento della posa della prima pietra. Ministro e Sindaco con la cazzuola in mano gettano un po' di cemento sulla pietra mentre l'arcivescovo, Mons. Giovanni Paolo Benotto, benedice l'opera affinché "sia pienamente realizzata. Per Cristo nostro Signore".

Questo articolo contiene 2 commenti.

Clicca qui per lasciare il tuo commento.

2010/04/27 18:04:05 five hedgehogs ma enrico rossi c'era???
io ero tutto contento che non si fosse presentato...

2010/04/27 12:04:08 drugo lebowski Giro un pensiero ricevuto da un appassionato di vela, gran conoscitore di porti e pirata:

“A parte il piglio fascista dell’iniziativa che mi affascina molto poco e sul quale non vorrei perdere troppo tempo, mi preme ricordare a questa gente che il problema non è costruire un porto.
I porti servono, sia per le barche che accolgono sia per le importanti opportunità di lavoro che creano.
Ne ho girati tanti in vita mia, e per esperienza conosco molto bene la situazione della nautica, sia in Toscana che in Italia, che in Europa.
Ed è proprio per questo che sono contrario al porto di Marina di Pisa.
Un progetto ottuso, pericoloso e che non risolverà minimamente il problema ormeggi. Chi non si accorge di questa cosa o è in malafede o è incompetente.
Se la posa della prima pietra ha un valore simbolico, il messaggio è arrivato forte e chiaro: FUFFA.
Non lo dico da ambientalista che pur sono, lo dico da utente dei porti, da sostenitore dell’idea che di porti se ne dovrebbero costruire tanti, così come tanti dovrebbero essere gli interventi di protezione del litorale e di educazione al corretto rapporto con il mare.
L’interfaccia terra-mare è il più delicato dei sistemi dove può e deve intervenire l’uomo.
Servono capacità che vanno ben oltre le competenze tecniche, che pur sono indispensabili.
Il ministro Matteoli cita la Francia. Lo so, piace anche a me come modello di rete di infrastrutture al servizio della nautica. Ci sono diversi ecomostri anche in Francia certo, ma la pianificazione degli interventi ha seguito un criterio (magari non condivisibile da chi sul mare vorrebbe che esistessero solo spiagge libere), e soprattutto ha rispettato nozioni piuttosto semplici, tipo localizzare un porto dove la conformazione della costa dà garanzie a sufficienza.
Come mai in Italia siamo ancora così indietro, pur avendo uno sviluppo costiero che non ha uguali nel Mediterraneo?
Il motivo è riconducibile proprio al meccanismo che ha portato alla posa della prima pietra a Marina di Pisa.
Uno screening mirato su tutta la costa avrebbe dovuto gettare le basi per interventi diversificati e a minimo impatto ambientale, non solo perché l’ambiente va rispettato ma anche (e qui parlo nell’ottica di chi da un’infrastruttura ci vuole anche guadagnare...giustamente) perché costruire un porto nel posto sbagliato e nel modo sbagliato poi porta a gravi problemi di gestione, con costi incredibilmente alti.
La pianificazione della localizzazione dei porti non dovrebbe avere niente di politico, ma soltanto tecnico, lasciando magari all’istituzione locale (nel caso il piano nazionale non ritenesse utile localizzare lì un porto) l’onere di produrre documentazione adeguata per trovare sedi e tipologie alternative nel caso in cui politicamente diventasse priorità di un Comune l’idea di dotarsi di un porto.
E qui mi ricollego alla situazione pisana, emblematica e rappresentativa di un malgoverno del territorio diffuso su tutta la penisola.
Stante la conformazione del litorale pisano (sabbioso e con la foce di un fiume) se proprio l’amministrazione vuole dotarsi di un porto (cosa che ripeto ritengo nobile e utile) avrebbe dovuto studiare seriamente l’unica ipotesi praticabile, ovvero la realizzazione di un porto fluviale.
Del resto già molte barche (alcune delle quali neanche troppo piccole) trovano già ora alloggio proprio fra Pisa e il mare.
E come porto fluviale avrebbero dovuto essere destinate alcune aree lungo il tratto finale dell’Arno per il ricovero in secca di alcune imbarcazioni nel periodo invernale. Questa è la modernità. Questo sarebbe un servizio utile alla nautica e allo sviluppo. Migliaia di posti barca, centinaia di posti di lavoro.
Perché se invece si vuol fare un porticciolino (non saprei definire in altro modo un’infrastruttura che accoglie solo 450 barche) sulla foce di un fiume poi è chiaro che ci devi speculare sopra, perché il gioco sennò non vale la candela. Difendersi dalla forza del mare costa tanto e Pisa non è dotata geograficamente di anse o ripari. Sennò era Marsiglia.”

PS: Drugo sull’ìnterfaccia terra-mare preferisce farcisi solo le canne...

Porto Boccadarno, posata la prima pietra - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

6083daeee7f000ff9e92a831be23c1fc
Blocco_lettori