29/04/10 08:38 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Università, “pronti a ricorrere contro la rottamazione” 0

I ricercatori “contro un uso disinvolto, parziale, e supino della legge 133, contro la quale lo stesso Ateneo si era mobilitato”

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Non si è fatta attendere la risposta dei ricercatori contro la delibera del Consiglio d'Amministrazione di martedì scorso che dà il via libera alla "rottamazione" dei ricercatori del nostro ateneo con 40 anni di contributi. Si profila sempre più infatti, la possibilità che la vicenda si trasformi in un contenzioso davanti al Tar.

Alcune decine di ricercatori hanno diffuso nella giornata di ieri una nota in cui non solo criticano il contenuto del provvedimento nel merito e nel metodo, ma avanzano a questo punto pesantissime critiche all'amministrazione del Rettore, Marco Pasquali, e agli organi di governo dell'ateneo.

"La nota del Consiglio di Amministrazione - si legge del documento - nella quale si annuncia, con un rituale "rammarico", il licenziamento di 48 e forse anche più ricercatori è l'annuncio ufficiale di una notizia che conoscevano da tempo. Almeno dal momento in cui una gestione confusa e contraddittoria del prepensionamento volontario ed incentivato per ordinari ed associati ha rivelato la mano interessata di chi lo ha voluto far fallire, perchè in realtà da sempre interessato solo al licenziamento dei ricercatori. Lo stesso comunicato in maniera del tutto illogica lega la necessità di provvedimenti coattivi verso i ricercatori, al fallimento (che è dell'Ateneo) nel prepensionamento volontario. E, fatto ancor più grave, per un'istituzione che è, occorre ricordarlo, di educazione e di cultura, viene di nuovo esplicitata la contrapposizione tra le generazioni (rottamare i vecchi, ma solo i meno difesi, per far spazio ai giovani)".

"Pensiamo - proseguono i ricercatori - che dopo gli anni, se non i decenni, di anticamera, imposta ai giovani e valenti studiosi, sia per i tagli finanziari dei governi che per le politiche dell'Università rivolte a promuovere in massa le carriere al suo interno, a questi ultimi si sarebbe dovuto almeno risparmiare il ruolo di pretesto per provvedimenti gravemente discriminatori e come tali inaccettabili, che si ripercuotono anche su i ricercatori in servizio, e su tutti coloro i quali entrassero negli anni a venire in questa Università".

Vengono così rilevati non solo gli effetti negativi che questo avrà dal punto di vista dei corsi che ogni Facoltà sarà in grado di attivare, ma si lancia anche un pesante monito sulla deriva "autoritaria" e nei fatti antidemocratica che sta avvenendo all'interno dell'ateneo: "Si tratta di un salasso grave dell'offerta didattica, considerando che si azzerano quasi un centinaio di corsi, che non potranno essere coperti con le nuove assunzioni, se e quando ci saranno; si tratta di un taglio all'assistenza per i ricercatori medici impegnati nelle cliniche; si tratta di una ennesima violazione dello Statuto (che fa il paio con quella consumata nella ultima seduta di Senato in tema di tentata autoproroga del Rettore) che l'Università di Pisa si è data e nel quale la funzione didattica dei ricercatori è prevista e sono equiparati agli altri docenti nella partecipazione agli organi e nella elezione del Rettore".

Da qui la probabile decisione di ricorrere al Tar ma anche la critica politica ad un ateneo che di fatto si schiera e utilizza a piena mani i nuovi strumenti legislativi approvati dal Governo, contro cui nei mesi scorsi vi è stata una fortissima mobilitazione in tutto il Paese: "E' molto probabile che, conosciuta la delibera del Senato del 23 e quella del Consiglio di Amministrazione, si inizieranno i ricorsi giudiziari contro un uso disinvolto, parziale, e supino della legge 133/Tremonti, contro la quale lo stesso Ateneo e gli Organi si erano mobilitati. Del resto, allo stato attuale, mentre si è deliberato il licenziamento, nessuno sa nulla dei contratti sostitutivi (anche quelli delle altre due fasce) e delle loro condizioni concrete. Corre anche voce che essi verranno fatti firmare solo dopo 120 giorni dal licenziamento, quando fosse spirato anche l'ultimo termine per un ricorso amministrativo. Si tratterebbe, se così fosse, dell'ennesima forma di prevaricazione e di una pratica che dovrebbe essere estranea agli ambienti di lavoro e di cultura".

"Abbiamo fino all'ultimo tentato - concludono i ricercatori - di evitare la via dei ricorsi proponendo soluzioni che rendessero il prepensionamento dei ricercatori effettivamente volontario come quello delle altre due fasce, e lo abbiamo fatto sia per senso di lealtà verso l'Università, che è ancora nostra, che per naturale solidarietà verso i precari. Costretti ai ricorsi, rivendicheremo e difenderemo attraverso di essi la dignità di chi ha lavorato con impegno e dedizione, e quella dei nostri colleghi ricercatori che si stanno mobilitando contro il ddl Gelmini. Nel farlo siamo convinti di difendere l'idea stessa di Università quale noi la abbiamo conosciuta e praticata".

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