L'Ateneo di Pisa sta vivendo in questi giorni un momento difficilissimo, caratterizzato da forti tensioni interne, lacerato dalla decisione degli organi accademici di "rottamare" i ricercatori con 40 anni di contributi, e dalla non osservanza dello Statuto da parte del Rettore, con la discussione in Senato di materie che lo Statuto assegna esclusivamente ai Decani, figure di garanzia.
Su questi temi da settimane si sta svolgendo un ampio dibattito che sta coinvolgendo ampi settori del mondo accademico ma anche soggetti esterni, vista la delicatezza dei temi affrontati e le conseguenze che queste decisioni avranno in generale sul futuro dell'università pisana.
Dure critiche agli organi di governo dell'ateneo vengono dall'ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) che considera "il licenziamento dei ricercatori deciso dal Senato del 23 Aprile e dal Consiglio di Amministrazione del 27 Aprile una scelta grave e sbagliata perché discrimina i ricercatori dal resto del corpo docente, e questo malgrado il fatto che in tutti questi anni essi abbiano svolto in pieno la funzione docente, alla quale non erano obbligati per legge, garantendo di fatto l'offerta didattica, in applicazione della riforma didattica 509. E' un grave affronto a tutti i ricercatori e agli altri docenti che hanno sempre considerato i ricercatori loro colleghi e parte integrante della comunità scientifica ed accademica di questo Ateneo".
"Vengono addotte - si legge ancora nella nota dell'associazione - due giustificazioni, ambedue sbagliate: la prima è la scarsa riuscita del prepensionamento volontario delle altre due fasce, anche causata dal modo confuso e contraddittorio con cui è stato gestito, senza informare e consultare adeguatamente le associazioni e i sindacati di Ateneo, per responsabilità dei vertici dell'Amministrazione ; la seconda è l'esigenza di un nuovo reclutamento, adducendo come pretesto di un atto gravemente discriminatorio la presenza di un vasto precariato che l'Università stessa ha alimentato Non si è tentato di praticare strade pur ventilate e suggerite, quale quella di controllare ogni improprio godimento del tempo pieno, ed altre possibili".
Ma è anche sulla concreta realizzazione del piano di reclutamento, che dovrebbe scaturire anche dai prepensionamenti, che l'organizzazione di categoria avanza pesanti dubbi sul fatto che l'Ateneo abbia una reale volontà di realizzarlo: "Allo stato attuale non esiste garanzia che i licenziamenti possano portare veramente a favorire l'ingresso di nuovi ricercatori e a stabilizzare, come obbliga la legge (e un accordo presso l'Ufficio del Lavoro), 89 tecnici amministrativi".
Da qui la richiesta del "ritiro del provvedimento e la riapertura del confronto tra le parti interessate: la strada dello scontro che il Rettore e la sua Amministrazione hanno intrapreso contro i ricercatori licenziandi, i quali chiedevano e chiedono che ai ricercatori tutti venisse applicato solo il prepensionamento volontario".
Ma dall'Andu arrivano dure critiche in merito anche alla questione democratica che si sta aprendo nell'Ateneo in seguito della "forte raccomandazione" inviata dal Senato Accademico ai decani a non indire le elezioni per il rinnovo delle cariche in scadenza fino al mese di settembre: "In questo quadro l'esplicito invito ai Decani di Facoltà e di Ateneo da parte del Senato di rinviare la indizione delle procedure elettorali, compresa quella del Rettore, fino a settembre, in attesa della eventuale approvazione della legge Gelmini, dà il segno di un punto di non ritorno e si configura come una violazione statutaria, con la sottrazione di fatto della competenza di garanzia dei Decani".
"E' evidente - proseguono dall'associazione - la volontà del Rettore di ostacolare l'ormai maturo rinnovo della sua Amministrazione in scadenza e ottenere dalla sperata approvazione del ddl Gelmini una proroga indebita. E' noto a tutti che se si vota prima della approvazione del ddl Gelmini si vota con le regole democratiche che l'Ateneo si è dato, se si vota dopo, si vota con le regole imposte dal ddl, che sono assai più restrittive".
Dall'organizzazione dei docenti viene così un forte richiamo al Rettore e agli organi accademici: "La situazione è sanabile ormai solamente con il ricorso al giudizio democratico dei docenti, dei tecnici amministrativi, degli studenti, con la procedura delle nuove elezioni indette immediatamente. In vista delle quali, solo in questo caso, non manca il tempo per una ampia e sperabilmente serena campagna elettorale".
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