Una piccola rivoluzione, quella che sta avvenendo in questi giorni da parte delle edicole, nei confronti della FIEG - Federazione Italiana Editori Giornali - e dell'USPI -Unione Stampa Periodica Italiana.
Già negli scorsi mesi avevamo dato voce ai problemi legati alla fornitura e vendita dei cosiddetti "falsi mensili", ossia periodici che dovrebbero uscire una volta al mese e invece escono 4, 5 volte l'anno, o con frequenza non regolare, contravvenendo agli standard editoriali. Un problema grosso per le edicole, costrette a pagare per prodotti che non hanno continuità, e che impediscono un ricambio mensile necessario.
A prendere una posizione chiara sono quindi i punti vendita aderenti al Si.na.gi, il sindacato delle edicole della Cgil, che nella giornata di lunedì hanno inviato una lettera alla FIEG e all'USPI, e per conoscenza alle istituzioni locali, nella quale rinunciano alla fornitura di periodici.
"I colleghi - si legge nella lettera - si sono rivolti a noi, come sindacato, per il problema inerente le forniture delle edicole che superano, spesso, le reali possibilità di vendita del prodotto, per le quantità sia di copie che di testate".
"Il punto vendita è avvilito da pubblicazioni che non consentono nessun guadagno effettivo, mentre le pubblicazioni che vengono vendute gli vengono tolte, sia per scelte editoriali, sia per errori di diffusione, ma comunque a nocumento dell'attività imprenditoriale di cui il punto vendita vive, dovendo spesso anticipare, esautorato di ogni capacità decisionale, il proprio guadagno, e anche di più, all'industria editoriale".
Nell'assemblea svoltasi il 12 Marzo 2010 è stata presa la decisione, da parte della maggioranza, "di rinunciare alla vendita dei periodici in quanto diventati antieconomici per la gestione delle edicole ed è stato dato mandato al direttivo di scegliere le forme più idonee a sostenere la volontà assembleare. La rinuncia ai periodici di cui l'assemblea si è fatta carico è dovuta ad una lunga e intensa discussione che si è generata sulla redditività dei punti vendita. Per la maggior parte degli intervistati, ciò che dovrebbe restare all'edicolante a premio del lavoro svolto deve essere anticipato all'industria editoriale su ipotesi di vendita spesso disattese, ignorando, oltretutto, la conoscenza che l'edicola ha del proprio territorio".
"Questo sindacato - conclude il documento - capisce i motivi e i contrastanti sentimenti che portano a questa decisione sofferta, ma coraggiosa, che i punti vendita hanno espresso a "malincuore", dettata dall'istinto di sopravvivenza.
Ad oggi l'82% delle edicole pisane ha aderito all'iniziativa, che si sta rapidamente espandendo anche nelle zone della Versilia, di Massa e Carrara e Pistoia. In attesa di un riscontro, aumenta comunque l'attenzione verso questa forma di protesta, che è stata definita un "duro colpo all'editoria d'assalto".
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