06/05/10 08:32 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Università: la Facoltà di Lettere chiede il ritiro della “rottamazione” dei ricercatori 0

Mentre il Rettore attacca sul sito dell'Ateneo l'ANDU, il Consiglio della Facoltà di Lettere approva un documento in cui censura il provvedimento del Consiglio d'Amministrazione e del Direttore amministrativo, e chiede di ritirare le “lettere di risoluzione unilaterale del contratto di lavoro”

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Non devono essere piaciute al Rettore dell'Università, Marco Pasquali, le osservazioni mosse dall'ANDU riguardo alle recenti decisioni prese prima dal Senato Accademico e poi dal Consiglio di Amministrazione di "rottamare" i ricercatori con 40 anni di servizi. Infatti nella giornata di ieri sulla home page del sito dell'Università di Pisa è stata pubblicata una nota dell'amministrazione centrale in risposta ad Enrica Martinotti. Nelle ultime settimane è la seconda volta che il rettorato decide di dare "chiarimenti" con questo sistema: pochi giorni fa era, infatti, stata pubblicato comunicato per spiegare il significato autentico della "forte raccomandazione" del Senato a non indire elezioni fino a settembre.

L"'Università di Pisa - si legge nella nota sul sito www.unipi.it - intende precisare che non corrisponde al vero l'affermazione secondo cui 'la strada dello scontro che il rettore e la sua amministrazione hanno intrapreso contro i ricercatori licenziandi, porta l'Ateneo verso la divisione e l'incertezza'. La decisione di procedere con il prepensionamento volontario del personale docente e ricercatore, nonché con il prepensionamento dei ricercatori e degli assistenti di ruolo che hanno maturato 40 anni di anzianità contributiva ai fini pensionistici, infatti, scaturisce da una serie di delibere collegiali adottate dai principali organi di Ateneo".

"Com'è noto - prosegue il documento - la proposta è stata articolata dalla Commissione Sviluppo, che costituisce organo istruttorio di cui sono membri - tra gli altri - tutti i presidi di facoltà, nell'ambito di un più ampio ventaglio di azioni finalizzate sia a mantenere al di sotto del 90% il rapporto tra spese fisse di personale e Fondo di Finanziamento Ordinario, sia a reperire risorse per avviare una concreta politica di reclutamento di nuovo personale. Tale politica è volta non solo ad assicurare un adeguato ricambio generazionale nella docenza e nella ricerca, ma anche il doveroso soddisfacimento dell'aspettativa degli stabilizzandi annoverabili al personale tecnico-amministrativo".

L'amministrazione però tiene a sottolineare la democraticità della precisione presa e l'ampio consenso che vi è intorno alla delibera: "Questa ampia strategia organizzativa è stata approfondita e discussa dagli Organi di Governo dell'Università ed infine approvata dal Senato Accademico nella seduta del 23 aprile, con 23 voti favorevoli, 3 astensioni e nessun voto contrario, e dal Consiglio di Amministrazione nella seduta del 27 aprile, con 11 voti favorevoli, 1 astensione e nessun voto contrario. Sia nell'organo istruttorio che in quelli decisionali sono stati valutati attentamente i dati contabili e funzionali (questi ultimi sulla base delle pre-programmazioni richieste alle facoltà), relativi al prepensionamento volontario. La conclusione condivisa è risultata quella della necessità del ricorso integrativo al prepensionamento per legge".

Ma è effettivamente così? La realtà sembra essere differente e a far "scricchiolare" questa immagine di unanimismo dipinta dal Rettorato, dopo le tante proteste delle sigle sindacali dei docenti, è però un documento approvato nella giornata di ieri dal Consiglio della Facoltà di Lettere al termine della propria seduta.

Si tratta di una mozione che farà a lungo discutere e che mette pesantemente in discussione le decisioni assunte dagli organi di governo dell'Ateneo. Infatti il Consiglio di Facoltà "chiede al Consiglio di Amministrazione e al Direttore amministrativo su quali basi sia stata presa la decisione di procedere ai "prepensionamenti". Sono stati preventivamente consultati i Consigli di Corso di Studio e di Dipartimento e le Facoltà di ciascun ricercatore, organi ai quali competono le decisioni in materia di didattica e di ricerca? Si fa tra l'altro osservare che i ricercatori svolgono da anni, per affidamento, circa 1/4 dell'attività didattica complessiva dell'Ateneo, e che molti di loro, anche fra quelli soggetti al provvedimento in questione, partecipano attualmente a progetti di ricerca nazionali ed internazionali. La scelta effettuata, oltre che lesiva della professionalità dei singoli, appare gravemente discriminatoria e punitiva nei confronti di tutta una categoria che ha contribuito per decenni in misura rilevante al funzionamento dell'Università".

Ma ancora più critico è il successivo passaggio del documento in cui si afferma: "Poiché non risulta che la predetta consultazione sia avvenuta, censura il provvedimento del Consiglio di Amministrazione e del Direttore amministrativo, che, in decisioni relative alla didattica e alla ricerca, si sono arrogati prerogative che, in base all'attuale Statuto dell'Università, non spettano a loro, ma ad altri organi dell'Ateneo".

Da qui la richiesta del "ritiro delle lettere di 'risoluzione unilaterale del contratto di lavoro' ed una ridiscussione delle misure adottate, che sia fondata su reali criteri di equità e sul riconoscimento di una pari dignità fra tutte le componenti del corpo docente, ricercatori inclusi".

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