Prosegue la polemica a suon di metafore e proverbi latini fra educatrici degli asili nido, Rsu, Cobas e l'assessore alle Politiche Educative Marilù Chiofalo.
Nei giorni scorsi l'assessore aveva infatti mandato una nota in cui contestava la decisione delle Rsu di accompagnare i genitori al ciclo di incontri, proposto dalla stessa Chiodalo, sulla riorganizzazione dei nidi. Ma non solo. L'assessore rivendica le scelte fatte: "Pisa è una Città particolare. Niente va mai bene. Posto nido a tutti quelli che chiedono: il 40% di chi è in età, il triplo che in Italia. 69 educatrici, 2 più di quante garantirebbero i parametri regionali. Una tariffa massima che copre un terzo del costo di 1200 euro/mese in nido comunale (560 in gestione esterna), il resto a carico degli altri 90.000 cittadini/e. 100.000 euro per esentare genitori senza lavoro per la crisi, 20% di esenti. Tre materne comunali (altre 18 educatrici) che altri Comuni cedono allo Stato. Un mix equo di gestione diretta e indiretta aumentando risorse per quella pagata meno. Stessa spesa da due anni-quindi NON TAGLI ma RITAGLI e AGGIUNTE- che con l'istruzione fa il 14% della spesa corrente: poche città spendono poco di più ma con enormi liste di attesa. Nidi nuovi come quello che sostituirà il Coccapani".
Sulle oggettive difficoltà delle educatrici e del personale ausiliario esterni, Chiofalo giudica la loro preoccupazione: "Ovvio se le educatrici lamentano di dover lavorare di più e meglio perché di meno. Ognuno la sua parte: le educatrici comunali, quelle dei nidi esterni senza salario nei mesi estivi, i genitori che pagano la tariffa, i cittadini che pagano 70 euro/anno per un servizio che non usano, l'amministrazione che mantiene la spesa in anni di crisi e cura gli interessi di tutti in un equilibrio sostenibile da ciascuno (cui la RSU ha rinunciato ad influire disertando le trattative). Tutto perché 649 bimbe/i accedano a nidi di qualità. Nella crisi è umano chi sgattaiola sulla scialuppa del privilegio. Effetto: più rissa e uno in meno a spalare l'acqua via dalla nave. La crisi è tempo ideale per crescere quando è un tempo di responsabilità e coesione sociale".
Immediata la replica dei Cobas: "Abbiamo letto la indispettita replica della assessora Chiofalo sui nidi e la nostra risposta potrebbe sintetizzarsi in una massima latina di Terenzio "Fallacia alia aliam trudit" - Un inganno tira l'altro".
"E' evidente che si ingannino i cittadini e i genitori negando la esistenza di tagli ai servizi educativi - prosegue il sindacato - un inganno dimostrato dai numeri: le educatrici, il prossimo anno scolastico, scenderanno a 69 unità, oggi sono 76 in organico, ed erano 85 solo nel 2008. Che dire poi della inesorabile esternalizzazione del personale ausiliario, dei fondi destinati al Piuss e non all'edilizia scolastica, delle due strutture nuove destinate a nidi privati lasciando le vecchie e fatiscenti al servizio pubblico, o della nuova struttura di Via di Puglia inadeguata ad ospitare il numero dei bambini previsto dai progetti dell'Amministrazione?"
Sui report che danno i nidi privati favoriti dagli utenti rispetto ai nidi pubblici, i Cobas affermano: "La riorganizzazione della Giunta favorisce le strutture private perchè taglia gli orari di alcuni nidi e alle ore 15 molti genitori sono ancora al lavoro nella oggettiva impossibilità di ritirare i figli da scuola. Potremmo anche ripetere che il Sindacato aveva chiesto di mantenere le stesse unità di personale e con 76 educatrici avremmo potuto anche ampliare i servizi soddisfacendo così i bisogni delle famiglie pisane".
"Ma ormai il dialogo è tra i sordi - concludono i Cobas - Nemo potest duobus dominis servire (Nessuno può servire due padroni), si trova scritto nel Vangelo secondo Matteo, Chiofalo deve scegliere se assecondare una politica di tagli e riduzione dei servizi pubblici, o invece chiedere una revisione dei Bilanci e una politica di potenziamento del pubblico nel rispetto dei diritti sindacali.Non dimentichiamoci mai del personale dei servizi educativi privati che continuano ad essere sottopagati, proprio quel personale ai quali la Giunta nega un salario uguale a quello delle colleghe comunali. Eppure basterebbe una semplice clausola sociale nel contratto di appalto".
Questo articolo contiene 0 commenti.
Clicca qui per lasciare il tuo commento.