17/05/10 08:51 | autore: Ciccio Auletta Stampa

Scalfaro: “Guai ad aumentare i poteri dell'esecutivo” 0

L'ex-presidente della Repubblica, ospite alla Normale per “I Venerdì del Direttore”, ha parlato dell'esperienza della Costituente, di riforme e del ruolo della magistratura, con un appello finale: "La Costituzione chiede di essere amata e per essere amata deve essere conosciuta. La Costituzione chiede fedeltà e per far questo ognuno di noi deve realmente credere in essa"

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Un grandissimo applauso accoglie Oscar Luigi Scalfaro al suo ingresso nella Sala degli Stemmi della Scuola Normale accompagnato dal direttore della Scuola, il prof. Settis. L'ex-presidente della Repubblica, invitato in occasione de "I Venerdì del Direttore", parla per circa tre quarti d'ora su "L'esperienza della Costituente e la Costituzione garanzia di democrazia".

Scalfaro parte proprio da qui, dal giorno dell'approvazione della carta costituzionale, quando lui da poco ventottenne sedeva in parlamento e fu tra i 556 a compiere questo atto storico: "Spesso mi hanno chiesto: vi rendevate conto della pagina storica che stavate scrivendo? La mia risposta è: non saprei, ci rendevamo però conto che il mondo era a un risveglio, che si apriva una pagina nuova".

L'ex-Presidente ripercorre l'ascesa al potere del fascismo, i loro cortei con spesso una forca alla loro testa, il famoso discorso di Mussolini del 16 novembre 1922 in cui affermò: "Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli", mentre Modigliani gridò: "W il Parlamento". A lungo l'ex-presidente si sofferma anche sull'assassinio di Matteotti: "Ogni anno, quando posso, mi reco dove fu ucciso, perché ho sempre portato infinito rispetto per coloro che hanno pagato per le cose in cui hanno creduto".

Ricorda le parole di Vittorio Emanuele Orlando sull'Assemblea Costituente: "La prima assemblea eletta direttamente dal popolo" e commenta come l'Italia abbia "un'esperienza democratica molto giovane e si vede. Guai ad aumentare i poteri dell'esecutivo, guai a mortificare il Parlamento che è il vertice di un paese democratico".

Da qui il ritorno più volte alla Costituzione nata "come garanzia per proclamare libertà e democrazia, una funzione che svolge anche oggi. L'articolo 1 della Costituzione dice che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e in queste poche parole c'è tutto, c'è anche la democrazia che soffre, come si legge sulla stampa a proposito delle intercettazioni telefoniche, uno strumento utile alla sicurezza del popolo italiano".

Scalfaro ritorna anche sul referendum del 2006 con cui si cercò di avviare le riforme e che venne bocciato: "Il Presidente del Consiglio il 25 aprile ha invitato a lavorare tutti insieme per fare le riforme, ma per lavorare insieme si deve parlare un linguaggio comune che è quello della verità". "Quando la Carta fu scritta - spiega ancora l'ex-presidente - comunisti, cattolici, liberali furono capaci di lavorare insieme, di condurre questa ricerca della verità, scavando per arrivare a un determinatore comune. E certamente la sofferenza condivisa ebbe un grande peso in questo lavoro. La persona che era stata negata dal fascismo fu posta al centro della Costituzione".

Infine, parlando come ex magistrato, a proposito delle polemiche tra il Premier e i giudici, l'ex Presidente della Repubblica ha spiegato, "certamente abbiamo avuto magistrati non sempre al di sopra delle parti, certamente abbiamo avuto magistrati che hanno usato la toga per operazioni politiche, ma non si possono definire i giudici dei talebani - ha concluso - perché così dicendo si interrompe ogni forma di dialogo".

Da qui l'appello conclusivo di Scalfaro: "La Costituzione chiede di essere amata e per essere amata deve essere conosciuta. La Costituzione chiede a ciascuno di noi fedeltà e per far questo ognuno di noi deve realmente credere in essa".

 

 

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