Inizia oggi il secondo giorno di sciopero della fame di due degli occupanti delle case in via Marsala. Si tratta di marito e moglie: entrambi sono rifugiati politici e vengono dal Kurdistan. Hanno deciso sabato pomeriggio di ricorrere a questa forma di protesta finché "non verrà riaperta una trattativa vera da parte delle istituzioni".
E mentre lo spettro delle sgombero aleggia sempre più forte su queste 8 famiglie, prosegue il confronto politico su quanto sta avvenendo. A prendere posizione contro le recenti dichiarazioni del proprietario dello stabile da anni abbandonato, la famiglia Pampana, è l'Unione Inquilini: "Abbiamo letto sulla stampa che l'Ing. Giuseppe Pampana per il "caso Via Marsala" si sente un po' abbandonato. Siamo curiosi di sapere chi l'ha abbandonato. Abbiamo avuto a che fare col costruttore e palazzinaro Pampana dal dicembre 1977, quando occupammo, insieme a Lotta Continua, un immobile da lui costruito abusivamente in Via del Giardino, a ridosso delle mura medievali. Ma la nostra occupazione fu, in pratica, la sua fortuna perché poco dopo ottenne la sospirata abitabilità che gli era stata sempre negata".
"Ora leggiamo - prosegue il sindacato degli Inquilini - che l'Ing. Pampana dice alla stampa che l'immobile di Via Marsala è inabitato da più di 5 anni per colpa del Comune di Pisa, che ha addirittura perso il fascicolo per ottenere l'abitabilità e l'accatastamento. Facciamo finta di credergli, ma l'ing. Giuseppe Pampana dovrebbe comunque spiegare, soprattutto ai senza casa e agli sfrattati, alle Associazioni che li rappresentano ed anche agli Amministratori del Comune di Pisa, perchè da molti anni tiene sfitti senza apparente motivo un centinaio di altri appartamenti negli immobili (un tempo tutti locati) di Via Puccini 15-21, Via Vespucci 117-119, Via Corridoni 140 e di molti altri di cui ammettiamo di non conoscere la situazione".
L'Unione Inquilini interviene però anche sui temi della legalità e delle recenti polemiche in merito all'interruzione della giunta comunale e al durissimo faccia a faccia tra occupanti e sindaco al Centro Maccarrone di giovedì scorso: "La drammaticità della questione abitativa non deriva dalle otto famiglie che hanno avuto il coraggio di fare un'azione sicuramente illegale, ma necessitata dal bisogno casa non risolto, né dalle loro scorrette pressioni nei confronti del Sindaco e degli Assessori comunali, che, al di là dei discorsi, stavano cercando veramente di trovare una possibile soluzione alla difficile e complessa situazione che si è venuta a creare, della quale tuttavia non sono responsabili (gli alloggi sono di proprietà privata e il potere degli amministratori locali non può, nè deve, interferire più di tanto con quello della Magistratura)".
Il sindacato si sofferma quindi sulle responsabilità che hanno portata a questa drammatica situazione abitativa dovuta "alla mancanza di attenzione negli anni passati al problema abitativo per i ceti sociali indigenti da parte di tutti i governi, nazionali, regionali e locali che si sono succeduti a Roma, Firenze e Pisa. Palese dimostrazione di questa grave responsabilità politica ne sono la legge 431, firmata D'Alema, che nel 1998 ha liberalizzato il mercato immobiliare, facendo più che raddoppiare i prezzi degli immobili, e le contemporanee leggi regionali della Toscana n° 45 e n° 77, che hanno posto fine, in pratica, all'edilizia popolare, la prima legge escludendo ogni rappresentanza degli inquilini dalle Commissioni, la seconda addirittura privatizzando la gestione delle case popolari".
L'Unione Inquilini lancia quindi un appello alle istituzioni locali: "Chiediamo più coraggio al Sindaco e alla Giunta (ricordando loro che nel 1979/80 il Sindaco Bulleri lo ebbe) se vogliono definirsi "di sinistra" ovvero progressisti, smettendo di fare la parte di Ponzio Pilato trincerandosi dietro leggi e graduatorie (piene di difetti oggettivi), se non vuole finire scavalcata in senso sociale dalla opposizione di "destra": il Comune si adoperi con la Questura per sospendere l'esecuzione dello sfratto e riprenda subito le trattative col palazzinaro Pampana per acquisire parte del suo patrimonio immobiliare da decenni inutilizzato allo scopo di aumentare il numero degli alloggi da concedere in locazione ai bisognosi di casa".
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