Sono "segnali preoccupanti" quelli che Legambiente Pisa vede all'orizzonte della gestione e dello smaltimento dei rifiuti nella provincia di Pisa: a fronte di un mancato piano per i rifiuti solidi urbani che dovrà comprendere le province di Pisa, Livorno, Massa e Lucca, ha osservato l'associazione ambientalista, si progettano impianti destinati a bruciare rifiuti speciali. "La logica - dice Legambiente Pisa - sembra essere quella dei buoni profitti, non quella della programmazione territoriale che minimizza l'impatto ambientale".
Sull'onda delle polemiche sollevate nelle ultime settimane dal progetto di costruzione di un dissociatore molecolare a Pontedera per i rifiuti industriali, la questione che riguarda la proliferazione di impianti di trattamento termico nella provincia di Pisa approda in consiglio provinciale con un'interpellanza presentata dal consigliere Andrea Corti (Prc-Comunisti italiani), discussa nella seduta di ieri (martedì 29 giugno).
A fronte dell'avvio delle procedure da parte delle società interessate per la realizzazione di impianti di trattamento termico (come il dissociatore molecolare di Ecofor Service, la centrale a biomasse di Santa Luce della AGO Energia, l'impianto di co-generazione a bio-masse della Teseco, il revamping dell'inceneritore a Ospedaletto, il pirogassificatore a Castelfranco di Sotto della Waste Energy), Andrea Corti pone una serie di domande alla Giunta provinciale.
Innanzitutto di definire quali e quante sono le richieste pervenute in Provincia per la realizzazione di simili impianti, quale iter di valutazione e quali strumenti di informazione alla cittadinanza l''amministrazione provinciale intenda adottare in fase di valutazione.
Ma anche, ed è una questione tutt'altro che secondaria, in che modo le singole richieste si inseriscono nella pianificazione e nella programmazione, non solo della gestione dei rifiuti, ma di tutti quegli aspetti che riguardano la gestione del territorio e che competono alla Provincia. E, infine, se è prevista una valutazione complessiva sul carico di emissioni e di inquinanti che l'insieme delle soluzioni impiantistiche potrebbe determinare sul territorio provinciale.
"Infine una valutazione del carico di emissioni - precisa Corti - che potrebbe avvalersi di dati che oggi risultano già disponibili, come quelli dei monitoraggi effettuati dall'Arpat sull'impianto sperimentale della Belvedere Spa a Peccioli".
Ed è soprattutto sulla necessità di una pianificazione del territorio, sulla necessità di studi che analizzino i bisogni reali e l'impatto che tali impianti avranno sull'ambiente, che il consigliere di Prc-Comunisti Italiani, incassa il sostegno del consigliere PdL Leonardo Mattolini e di Maurizio Lucchesi (Casini - Unione di Centro). Tutti d'accordo dunque, i 3 consiglieri, nel ritenere che l'autorizzazione a nuovi impianti deve essere preceduta da una pianificazione sia del territorio che della gestione dei rifiuti.
La risposta dell'assessore competente, Valter Picchi, con delega all'ambiente, all'energia e alla difesa del suolo, è chiara: gli impianti sono necessari alle esigenze del territorio provinciale, dunque vanno fatti, anche in virtù di quell'autarchia provinciale sullo smaltimento dei rifiuti auspicata da Mattolini. Anche se, come si nota nelle osservazioni presentate dai Comitati ostili alla realizzazione dell'impianti di Ecofor Service, rispetto ai rifiuti industriali e commerciali il Piano provinciale di gestione dei rifiuti speciali adottato nel gennaio del 2004, evidenziava un'eccedenza di offerta di trattamento rispetto alla domanda interna.
Ed è proprio in relazione al progetto presentato dalla Ecofor Service Spa che l'assessore Picchi, apre una breve parentesi polemica: "Si tratta di un impianto di gassificazione, smettiamo dunque di chiamarlo dissociatore molecolare, parola che evoca una terminologia da fantascienza aliena che può spaventare le persone". Una definizione però che non è certo stata suggerita né dai Comitati, né dalla stampa, ma dalla stessa Ecofor Service che titola la relazione tecnica proprio progetto di "Impianto di dissociazione molecolare e relativa discarica". Denominazione che quindi è ripresa dallo stesso sito web della Provincia di Pisa.
Polemiche a parte, l'Assessore assicura che quanto finora autorizzato dalla Provincia, rispetta i criteri imposti dalla legge: dunque procedure di V.I.A., presentazione pubblica dei progetti, il rispetto delle normative regionali ed europee di riferimento.
L'Assessore all'Ambiente sottolinea anche che gli impianti presenti sul territorio provinciale, essendo distanti fra di loro svariati chilometri, non producono ricadute zonali rilevanti. "L'autorizzazione - spiega Picchi - si basa sulle valutazione e sugli studi delle ricadute zonali, in caso di ricadute eccessive le procedure prevedono integrazioni e prescrizioni ai progetti, fino ad arrivare a richiedere lo spostamento dell'impianto. Inoltre i valori di emissioni a cui la Conferenza dei Servizi vincola il suo parere, in base al principio di precauzione, sono inferiori a quelli previsti dalla normativa".
Ciò che chiede però il consigliere Corti, proprio in virtù del principio di precauzione, è perché la Provincia non prenda in considerazione di commissionare uno studio specifico sulla qualità dell'aria in relazione alla presenza di diossine e furani, come già fece alla fine degli anni '90, quando commissionò al CNR uno studio sulla presenza di metalli pesanti nell'aria.
E nei 2 minuti concessi per dichiararsi o meno soddisfatto della risposta ottenuta Corti conclude: "Da un punto di visto amministrativo non ho niente da eccepire, ma per parafrasare Totò le dico: 'Certo assessore che qui si brucicchia'".
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