24/07/10 09:18 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

La Corte Costituzionale boccia il ricorso del Governo 0

La legge regionale sull'immigrazione, approvata dalla Regione Toscana nel 2009, era stata impugnata dal Governo Berlusconi. La Consulta ha rigettato le osservazioni sia di metodo sia di merito del Governo. Il presidente Rossi: “E' una vittoria della ragione e della civiltà”

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La Corte Costituzionale ha respinto con una sentenza del 7 luglio, a firma del presidente Francesco Amirante, il ricorso presentato dal Governo Belusconi contro la legge sull'immigrazione approvata dalla Regione Toscana nel giugno 2009, sotto la presidenza di Claudio Martini.

"La Legge toscana sui diritti ai cittadini immigrati - ha commentato subito a caldo il presidente della Regione Enrico Rossi, dopo che la sentenza è stata depositata presso la cancelleria della Consulta - è una legge all'avanguardia e in perfetta linea con quanto prescritto dalla Costituzione della Repubblicana italiana. La Corte costituzionale ha infatti dichiarato inammissibile e non fondato il ricorso del Governo Berlusconi sulla Legge regionale che norma l'accoglienza, l'integrazione e la tutela dei cittadini stranieri in Toscana. E' una vittoria della ragione e della civiltà"

«Accogliamo con estrema soddisfazione la decisione della Corte - ha continuato Rossi insieme all'assessore al welfare Salvatore Allocca - perché stabilisce una volta per tutte la legittimità costituzionale di una normativa basata su principi di eguaglianza e di pari opportunità che ha l'obiettivo dichiarato di rafforzare sul nostro territorio la coesione sociale e la solidarietà tra i cittadini, qualunque sia la loro provenienza".

La legge regionale a tutela dei cittadini stranieri era stata approvata dal Consiglio regionale toscano il 9 giugno 2009. Dopo poche settimane, alla fine di luglio dello stesso anno, era stata impugnata dal Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi per una presunta illegittimità costituzionale dell'articolo 2, commi 2 e 4, e dell'articolo 6, commi 11, 35, 43, 51 e 55. Il Governo sosteneva che la norma regionale contrastava la disciplina dei flussi migratori di competenza esclusiva del legislatore statale e con i principi costituzionali in tema di "diritto di asilo".

In particolare, oggetto dell'attacco del Governo è l'articolo 6 comma 35 di questo testo in cui si prevede che "tutte le persone dimoranti nel territorio regionale, anche se prive del titolo di soggiorno, possono usufruire degli interventi socio assistenziali urgenti e indifferibili (le cure, il cibo, il tetto, ndr), necessari per garantire il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti ad ogni persona in base alla Costituzione ed alle norme internazionali. Inoltre, il testo prevede l'istituzione di "una rete regionale di sportelli informativi" utile a semplificare i rapporti tra i cittadini stranieri e la pubblica amministrazione. Il Governo faceva leva nel suo ricorso sul fatto che così si venisse a determinare una sorta di sistema socio-assistenziale parallelo per i "clandestini".

La decisione della Corte costituzionale boccia le osservazioni sia di metodo sia di merito mosse dal Governo, affermando da un lato che "la norma regionale in esame non determina alcuna lesione delle competenze legislative statali" e che "lo straniero è [...] titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona" e in particolare, con riferimento al diritto fondamentale all'assistenza sanitaria, che esiste "un nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana, il quale impone di impedire la costituzione di situazioni prive di tutela, che possano appunto pregiudicare l'attuazione di quel diritto". Quest'ultimo deve perciò essere riconosciuto "anche agli stranieri, qualunque sia la loro posizione rispetto alle norme che regolano l'ingresso ed il soggiorno nello Stato".

Con grande soddisfazione Enrico Rossi accoglie, quindi, questa sentenza che "chiude una lunga polemica, demagogica e strumentale, con quelle forze politiche che in Consiglio regionale hanno ostacolato in tutti i modi la scelta di civiltà compiuta dal Governo toscano, con la consapevolezza di agire all'interno dei confini tracciati dalla Carta costituzionale". Per l'assessore regionale al welfare Salvatore Allocca: "I diritti dei migranti, a partire da quelli sociali e sanitari, sono fondamentali per il rispetto della dignità umana. Oggi non resta altro che rafforzare tutte le azioni volte a rendere pienamente operativa una legge che in tanti aspettano da troppo tempo".

 

"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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