Alla ricerca di petrolio
nell'arcipelago toscano, in pieno santuario marino dei cetacei e a
poca distanza dalla riserva naturale integrale di Montecristo.
Potrebbe sembrare una boutade estiva, ma così non è, e gli
ambientalisti che da anni si impegnano per difendere questo tratto di
mare non hanno alcuna voglia di scherzare.
Nel ruolo dei cercatori di petrolio,
gli australiani della Key Petroleum Ltd, società con sede a Perth, che dopo aver svolto le prime
prospezioni, hanno dichiarato il sito "promettente" e avviato la
procedura per ottenere le autorizzazioni a trivellare i fondali di
un'area compresa tra la costa sud dell'Elba, Montecristo e Pianosa.
Un tratto di mare molto vasto - ben 643 chilometri quadrati, pari a circa tre volte
le dimensioni dell'Elba - che a detta dei tecnici australiani
potrebbero rappresentare un grande business per l'estrazione di gas e
forse di petrolio.
Per il momento il fronte dei contrari
sembra tenere tutti uniti - ambientalisti, amministratori locali e
imprenditori - ma questo potrebbe non bastare, dato che la
giurisdizione del mare è competenza esclusiva del Governo.
Legambiente annuncia già battaglia contro 'i pirati del petrolio' a colpi di dossier e iniziative di sensibilizzazione: "La storia
del petrolio nell'Arcipelago Toscano - si legge in una nota di
Goletta Verde - non è così recente come si crede. Già nel 1999 la
Puma Petroleum avanzò due istanze di permessi di ricerca. La filiale
italiana di questa società britannica è poi stata acquisita
dall'australiana Key Petroleum, insieme al 100% delle sue 4
concessioni esplorative offshore: 2 al largo di Lampedusa, una in
Sardegna e quella dell'Elba Meridionale che ha 2 pozzi all'interno
dell'area di richiesta di concessione. L'obiettivo primario
riguarda gas e possibilmente petrolio all'interno dei carbonati
mesozoici".
Abbiamo intervistato Umberto
Mazzantini, responsabile isole minori di Legambiente.
Mazzantini, quanto è concreto il rischio di vedere trivellazioni petrolifere nel mare del nostro arcipelago?
La Key Petroleum ha avuto la
concessione a realizzare le prime prospezioni esplorative che sono
state effettuate in due diverse aree. In una di queste i tecnici
dicono di non aver trovato nulla, mentre nell'altra - che loro
chiamano Elba sud - affermano di avere individuato gas e
probabilmente anche petrolio. La concessione è per una superficie di
mare vastissima che va dalle coste sud dell'Elba fino alle Formiche
di Montecristo, girando intorno alle aree marine protette. Al momento
sono state avviate le procedure per realizzare le trivellazioni: le
relazioni di valutazione di impatto ambientale necessarie sono
attualmente sottoposte alla valutazione del Ministero per l'Ambiente.
Dunque la Key è in attesa del responso finale e dell'approvazione da
parte del Ministero.
Nel sito della Key Petroleum si possono
leggere cose molto preoccupanti, come ad esempio il fatto che
l'Italia è stata scelta poiché è un paese che presenta condizioni
fiscali attraenti - dove si pagano poche tasse petrolifere - e dove
possono vantare rapporti molto amichevoli con il governo italiano.
Sono quattro i paesi in cui Key Petroleum ha scelto di operare, anche
sulla base dei buoni rapporti politici : Tanzania, Namibia, Suriname
e Italia.
Dopo che Legambiente ha reso nota la
vicenda, il caso è finito anche in parlamento con due interrogazioni
di Silvia Velo e Ermete Realacci. Quale sono stati gli esiti?
Il ministro Prestigiacomo ha risposto
dicendo che valuterà attentamente la questione. Non convince invece
l'annuncio del Ministro sul divieto di trivellazioni offshore entro
5 miglia dalle coste e 12 miglia dalle aree marine protette. Le 5
miglia sono esattamente il limite oltre il quale si trovano tutte le
concessioni richieste al momento al ministero. Le 12 miglia di
distanza dalle aree marine protette nel caso nostro risolverebbero
ben poco, perché l'area marina protetta dell'arcipelago toscano
prevista nel 1982 non è ancora stata istituita ed esistono solo dei
tratti di mare affidati al parco. In ogni caso, in un area di 640
km2 com'è quella individuata dagli australiani, 'buchi' per uscire
dalle 12 miglia ce ne sono quanti ne vogliono. Tutto questo in pieno
santuario internazionale dei cetacei, sulla rotta delle balenottere e
nelle zone più frequentate dai delfini. Siamo molto preoccupati
perché ci sembra che tutto quello che fa il governo sia fumo negli
occhi. La minista Prestigiacomo va in Sicilia a dire che non bisogna
effettuare perforazioni petrolifere nelle acque del Mediterraneo, in
territorio libico, quando lei stessa ha autorizzato le trivellazione
a largo delle Tremiti, dove esiste un parco nazionale.
Qual è stata la reazione degli
amministratori locali?
All'isola d'Elba già diversi comuni
hanno approvato all'unanimità delle mozioni che si oppongono a
questo tipo di interventi: Campo nell'Elba, Marciana Marina,
Marciana, Portoferraio. Si tratta di una risposta assolutamente
trasversale.
Su questa vicenda è intervenuta
anche la Regione?
L'assessore Bramerini si è detta
assolutamente contraria, anche se poi ha aggiunto di non aver nessun
potere al riguardo. Il mare è di competenza esclusiva dello Stato,
la regione può opporsi, come è avvenuto in Puglia, solo quando
iniziano le trivellazioni sulla base del danno ambientale. Fino a
quel momento non è possibile porre alcuna obiezione formale da parte
della Regione. Uno degli aspetti che ci preoccupa molto, ipotizzando
che la Key Petroleum possa ottenere le autorizzazioni è che si
tratta di una piccola compagnia. Abbiamo avuto modo di vedere quante
difficoltà ha incontrato BP che è un colosso internazionale a far
fronte alla 'marea nera' nel golfo del Messico. In caso di incidente
che cosa potrebbe fare o garantire la Key Petroleum?
Il 9 agosto Legambiente ha
organizzato un'iniziativa simbolica di sensibilizzazione. Di
cosa si tratta?
Goletta Verde ha scelto Pomonte e
Chiessi, due piccoli Paesi della costa sud-occidentale Elbana proprio
davanti a Pianosa e all'area di richiesta di concessione delle
trivellazioni petrolifere, per consegnare la "bandiera nera" dei
pirati del mare alla multinazionale australiana. Il problema è come
consegnare la bandiera nera ad una compagnia petrolifera che ha sede
a Perth, in Australia, dell'altra parte del mondo. Lo faranno
simbolicamente il 9 agosto i "Messaggeri del Mare", Lionel Cardin
e Pierluigi Costa, due nuotatori di fondo, noti per le loro imprese a
scopo benefico.
Goletta Verde arriverà al largo di Pomonte
intorno alle 11 del 9 agosto e i Massaggeri del Mare la
raggiungeranno a nuoto per poi portare simbolicamente la bandiera
verso la vicina Chiessi dove sbarcherà anche l'equipaggio
dell'imbarcazione ambientalista per inviare ufficialmente la
bandiera nera in Australia, accompagnata da una lettera in italiano
ed inglese che chiede alla Key Petroleum di tenere le sue trivelle e
le sue piattaforme petrolifere lontano dalle isole e dal mare
dell'Arcipelago Toscano. Alla fine ci sarà, per nuotatori,
turisti, amministratori comunali e cittadini elbani un brindisi per
il mare pulito. Invitiamo tutti a partecipare il 9 agosto, perché da
Pomonte e Chiessi parta un forte NO al petrolio. Le nostre isole che
vivono di turismo non hanno bisogno che la loro economia venga messa
a rischio da colonizzatori petroliferi, come è successo agli
albergatori, agli operatori turistici ed ai pescatori del Golfo del
Messico con l'ecocidio della marea nera BP.
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