05/08/10 00:30 | autore: Chiara Martina Stampa

Santuario dei cetacei: la minaccia delle trivelle alla ricerca del petrolio 0

Gli australiani della Key Petroleum Ltd dopo aver svolto le prime prospezioni, hanno dichiarato il sito "promettente" e avviato la procedura per ottenere le autorizzazioni a trivellare i fondali di un'area di 643 km2 compresa tra la costa sud dell'Elba, Montecristo e Pianosa. L'intervista di Pisanotizie a Umberto Mazzantini di Legambiente

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Alla ricerca di petrolio nell'arcipelago toscano, in pieno santuario marino dei cetacei e a poca distanza dalla riserva naturale integrale di Montecristo. Potrebbe sembrare una boutade estiva, ma così non è, e gli ambientalisti che da anni si impegnano per difendere questo tratto di mare non hanno alcuna voglia di scherzare.

Nel ruolo dei cercatori di petrolio, gli australiani della Key Petroleum Ltd, società con sede a Perth, che dopo aver svolto le prime prospezioni, hanno dichiarato il sito "promettente" e avviato la procedura per ottenere le autorizzazioni a trivellare i fondali di un'area compresa tra la costa sud dell'Elba, Montecristo e Pianosa. Un tratto di mare molto vasto - ben 643 chilometri quadrati, pari a circa tre volte le dimensioni dell'Elba - che a detta dei tecnici australiani potrebbero rappresentare un grande business per l'estrazione di gas e forse di petrolio.

Per il momento il fronte dei contrari sembra tenere tutti uniti - ambientalisti, amministratori locali e imprenditori - ma questo potrebbe non bastare, dato che la giurisdizione del mare è competenza esclusiva del Governo. Legambiente annuncia già battaglia contro 'i pirati del petrolio' a colpi di dossier e iniziative di sensibilizzazione: "La storia del petrolio nell'Arcipelago Toscano - si legge in una nota di Goletta Verde - non è così recente come si crede. Già nel 1999 la Puma Petroleum avanzò due istanze di permessi di ricerca. La filiale italiana di questa società britannica è poi stata acquisita dall'australiana Key Petroleum, insieme al 100% delle sue 4 concessioni esplorative offshore: 2 al largo di Lampedusa, una in Sardegna e quella dell'Elba Meridionale che ha 2 pozzi all'interno dell'area di richiesta di concessione. L'obiettivo primario riguarda gas e possibilmente petrolio all'interno dei carbonati mesozoici".

Abbiamo intervistato Umberto Mazzantini, responsabile isole minori di Legambiente.

Mazzantini, quanto è concreto il rischio di vedere trivellazioni petrolifere nel mare del nostro arcipelago?

La Key Petroleum ha avuto la concessione a realizzare le prime prospezioni esplorative che sono state effettuate in due diverse aree. In una di queste i tecnici dicono di non aver trovato nulla, mentre nell'altra - che loro chiamano Elba sud - affermano di avere individuato gas e probabilmente anche petrolio. La concessione è per una superficie di mare vastissima che va dalle coste sud dell'Elba fino alle Formiche di Montecristo, girando intorno alle aree marine protette. Al momento sono state avviate le procedure per realizzare le trivellazioni: le relazioni di valutazione di impatto ambientale necessarie sono attualmente sottoposte alla valutazione del Ministero per l'Ambiente. Dunque la Key è in attesa del responso finale e dell'approvazione da parte del Ministero.
Nel sito della Key Petroleum si possono leggere cose molto preoccupanti, come ad esempio il fatto che l'Italia è stata scelta poiché è un paese che presenta condizioni fiscali attraenti - dove si pagano poche tasse petrolifere - e dove possono vantare rapporti molto amichevoli con il governo italiano. Sono quattro i paesi in cui Key Petroleum ha scelto di operare, anche sulla base dei buoni rapporti politici : Tanzania, Namibia, Suriname e Italia.

Dopo che Legambiente ha reso nota la vicenda, il caso è finito anche in parlamento con due interrogazioni di Silvia Velo e Ermete Realacci. Quale sono stati gli esiti?

Il ministro Prestigiacomo ha risposto dicendo che valuterà attentamente la questione. Non convince invece l'annuncio del Ministro sul divieto di trivellazioni offshore entro 5 miglia dalle coste e 12 miglia dalle aree marine protette. Le 5 miglia sono esattamente il limite oltre il quale si trovano tutte le concessioni richieste al momento al ministero. Le 12 miglia di distanza dalle aree marine protette nel caso nostro risolverebbero ben poco, perché l'area marina protetta dell'arcipelago toscano prevista nel 1982 non è ancora stata istituita ed esistono solo dei tratti di mare affidati al parco. In ogni caso, in un area di 640 km2 com'è quella individuata dagli australiani, 'buchi' per uscire dalle 12 miglia ce ne sono quanti ne vogliono. Tutto questo in pieno santuario internazionale dei cetacei, sulla rotta delle balenottere e nelle zone più frequentate dai delfini. Siamo molto preoccupati perché ci sembra che tutto quello che fa il governo sia fumo negli occhi. La minista Prestigiacomo va in Sicilia a dire che non bisogna effettuare perforazioni petrolifere nelle acque del Mediterraneo, in territorio libico, quando lei stessa ha autorizzato le trivellazione a largo delle Tremiti, dove esiste un parco nazionale.

Qual è stata la reazione degli amministratori locali?

All'isola d'Elba già diversi comuni hanno approvato all'unanimità delle mozioni che si oppongono a questo tipo di interventi: Campo nell'Elba, Marciana Marina, Marciana, Portoferraio. Si tratta di una risposta assolutamente trasversale.

Su questa vicenda è intervenuta anche la Regione?

L'assessore Bramerini si è detta assolutamente contraria, anche se poi ha aggiunto di non aver nessun potere al riguardo. Il mare è di competenza esclusiva dello Stato, la regione può opporsi, come è avvenuto in Puglia, solo quando iniziano le trivellazioni sulla base del danno ambientale. Fino a quel momento non è possibile porre alcuna obiezione formale da parte della Regione. Uno degli aspetti che ci preoccupa molto, ipotizzando che la Key Petroleum possa ottenere le autorizzazioni è che si tratta di una piccola compagnia. Abbiamo avuto modo di vedere quante difficoltà ha incontrato BP che è un colosso internazionale a far fronte alla 'marea nera' nel golfo del Messico. In caso di incidente che cosa potrebbe fare o garantire la Key Petroleum?

Il 9 agosto Legambiente ha organizzato un'iniziativa simbolica di sensibilizzazione. Di cosa si tratta?

Goletta Verde ha scelto Pomonte e Chiessi, due piccoli Paesi della costa sud-occidentale Elbana proprio davanti a Pianosa e all'area di richiesta di concessione delle trivellazioni petrolifere, per consegnare la "bandiera nera" dei pirati del mare alla multinazionale australiana. Il problema è come consegnare la bandiera nera ad una compagnia petrolifera che ha sede a Perth, in Australia, dell'altra parte del mondo. Lo faranno simbolicamente il 9 agosto i "Messaggeri del Mare", Lionel Cardin e Pierluigi Costa, due nuotatori di fondo, noti per le loro imprese a scopo benefico.
Goletta Verde arriverà al largo di Pomonte intorno alle 11 del 9 agosto e i Massaggeri del Mare la raggiungeranno a nuoto per poi portare simbolicamente la bandiera verso la vicina Chiessi dove sbarcherà anche l'equipaggio dell'imbarcazione ambientalista per inviare ufficialmente la bandiera nera in Australia, accompagnata da una lettera in italiano ed inglese che chiede alla Key Petroleum di tenere le sue trivelle e le sue piattaforme petrolifere lontano dalle isole e dal mare dell'Arcipelago Toscano. Alla fine ci sarà, per nuotatori, turisti, amministratori comunali e cittadini elbani un brindisi per il mare pulito. Invitiamo tutti a partecipare il 9 agosto, perché da Pomonte e Chiessi parta un forte NO al petrolio. Le nostre isole che vivono di turismo non hanno bisogno che la loro economia venga messa a rischio da colonizzatori petroliferi, come è successo agli albergatori, agli operatori turistici ed ai pescatori del Golfo del Messico con l'ecocidio della marea nera BP.

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