Provoca nuove reazioni e prese di posizione la concreta possibilità di avere a breve termine nella nostra provincia ben quattro impianti per la "dissociazione molecolare" (una tra le tecniche di incenerimento dei rifiuti). A far sentire la propria voce contraria questa volta è il Circolo di Legambiente di Pisa che invita le istituzioni e i cittadini ad una riflessione e a discutere insieme per delle soluzioni "che risolvano il problema rifiuti senza nasconderli sotto il tappeto, cioè nell'aria che respiriamo".
"I rifiuti solidi urbani prodotti dalle famiglie, gli RSU, dovrebbero essere gestiti - spiega l'associazione ambientalista - a livello interprovinciale tra Pisa, Livorno, Lucca e Massa; un recente accordo tra Comuni e Province è dovuto partire dalla constatazione che si producono troppi rifiuti, che la raccolta differenziata è ferma a livelli insufficienti, che mancano impianti di selezione per separare quanto è recuperabile da quanto si deve smaltire".
Ma ciò che viene denunciato con forza da parte di Legambiente è che ad oggi "non esiste ancora un piano interprovinciale, né esiste un piano per i rifiuti prodotti da industria e distribuzione, rifiuti speciali, per i quali non c'è l'obbligo di smaltimento nei territori di produzione. Nel complesso siamo di fronte a una carenza di pianificazione che lascia lo spazio a scelte rivolte essenzialmente al profitto, tanto di soggetti privati che di società miste pubblico- private: se la stessa società deve gestire sia la raccolta differenziata, che considera un costo, e l'incenerimento, che è un profitto, perché dovrebbe privilegiare la raccolta differenziata? In questo quadro si ignorano le azioni virtuose di ridurre le quantità e riciclare il più possibile".
Insomma per la storico Circolo di Pisa siamo di fronte ad un ribaltamento delle questioni, il tutto per giustificare la realizzazioni di impianti di smaltimento con incenerimento, che aggraveranno il problema e non lo risolveranno: "Si comincia dal fondo del problema, lo smaltimento, indorando la pillola con nomi rassicuranti e suggestivi come "dissociatore molecolare". Il dissociatore è un impianto in cui i rifiuti vengono bruciati e un possibile minor impatto inquinante rispetto a malandati inceneritori, come quello di Ospedaletto, è vanificato quando si vogliono introdurre rifiuti speciali non selezionati di ogni specie: quando non si sa cosa entra, è impossibile sapere cosa esce dal camino ed è in agguato ogni possibile inquinamento. È quanto previsto nell'impianto di Gello di Pontedera, il più grande, da 120.000 tonnellate all'anno. Su questo e altri difetti progettuali esiste un approfondito documento tecnico prodotto dal "Comitato per la corretta gestione dei rifiuti", che dovrebbe essere oggetto di considerazione da parte dei decisori pubblici".
E proprio sulla questione delle autorizzazioni che da parte dell'associazione ambientalista si mettono in evidenza alcune carenze legislative che non facilitano né la partecipazione né il controllo rispetto alla realizzazione di nuovi impianti: "Del resto la norma in questo caso non aiuta: un'azienda privata può presentare un progetto che può essere approvato da una Conferenza dei Servizi, con la presenza di soli organi tecnici, senza che Comune o altri rappresentanti dei cittadini abbiano voce in capitolo. Così in località Noce è previsto un dissociatore che neanche l'amministrazione comunale vuole".
A fronte di queste scelte e di un metodo non condiviso nell'assumere queste decisioni Legambiente Pisa propone un percorso da seguire per affrontare la questione: "La soluzione del problema rifiuti parte dalla partecipazione dei cittadini in percorsi condivisi che si impegnano sulle azioni a monte dello smaltimento: l'informazione, la riduzione delle quantità incidendo sulla tipologia di prodotti e imballaggi, la raccolta differenziata spinta "porta a porta", gli impianti di selezione il recupero dei materiali e un compostaggio dell'organico efficiente (non come quello oggi mal funzionante della Geofor). Non è utopia, si può fare: in Italia ci sono Comuni che questa strada l'hanno intrapresa e i risultati non mancano".
"Perché a Pisa no? - si domanda in conclusione l'associazione ambientalista - Dopo avere realizzato questo percorso possiamo pensare cosa fare del minimo residuo rimasto. Se invece partiamo dall'incenerimento, siamo costretti a produrre rifiuti per alimentare impianti molto costosi, che hanno bisogno di essere che ripagati".
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