Continuano a far discutere e suscitare polemiche e critiche, soprattutto all'interno del Pd, le recenti dichiarazioni dell'assessore regionale all'urbanistica Marson che ha proposto di "ridurre l'impatto ambientale e la cementificazione della costa toscana anche al costo di rivedere il masterplan dei porti". A intervenire a difesa della Marson contro i recenti attacchi in particolare mossi dal consigliere regionale del Pd, Matteo Tortolini, è il presidente della commissione affari istituzionali del Consiglio regionale Marco Manneschi dell'Italia dei Valori, partito di riferimento dello stesso assessore regionale.
"Inutili e dannosi gli attacchi all'assessore Marson. Nel programma del presidente Rossi c'è un esplicito riferimento alla difesa dell'ambiente e a una urbanistica sostenibile. Quello che l'assessore propone non è un modello sovietico ma un metodo trasparente e partecipato con scelte di merito basate sul rispetto dei valori in gioco, unitariamente considerati" e "si tratta di un metodo che, come si è visto nella vicenda del Parco della Piana, trova i sindaci e le comunità locali tutt'altro che contrari". Per questo, aggiunge l'esponente Idv "non possono essere condivisi, né nel merito né nel metodo, i continui attacchi di cui è oggetto l'assessore Marson e che si risolvono in attacchi all'azione di governo di tutta la Giunta regionale".
Sul dibattito che si è aperto pubblichiamo di seguito un intervento di Renzo Moschini, responsabile nazionale dei parchi di Legautonomie.
Vedo su Pisanotizie che si vuol discutere fuori da ogni conformismo della politica del PD in vista anche di probabili e impegnative scadenze politiche. E poiché lo si fa senza avanzare candidature e autocandidature di cui abbiamo già fatto indigestione, vorrei dire la mia su alcuni aspetti che hanno una particolare valenza e rilevanza anche per il nostro territorio, e per la Toscana specialmente, in questo momento.
Mi riferisco alle tematiche ambientali e al loro rapporto con le riforme istituzionali, e specialmente al federalismo.
Premetto subito che considero le nostre posizioni, anche nazionali, assolutamente inadeguate quando non palesemente subalterne anche in sede parlamentare.
Limiti che registriamo da tempo anche in Toscana, in cui mi pare si stia cercando di rimediare seriamente con la nuova Giunta regionale, sebbene permangano aspetti poco chiari e soprattutto affidati unicamente o quasi all'operato delle istituzioni. Operato che è ovviamente essenziale, ma che non esime e non può esimere il partito con le sue responsabilità di 'governo' da una costante presenza "a ruolo". Insomma: che di vicende tornate alla ribalta in questi giorni si debbano occupare sindaci, Legambiente, Italia Nostra, il WWF, Asor Rosa, va benissimo. Ma va meno bene che non si capisca altrettanto chiaramente cosa pensi e voglia il partito a Capalbio come a Castello alla Piana, all'Elba come sulla costa per i porticcioli e così via.
I troppi silenzi e assenze e anche posizioni discutibili ritengo dipendano anche - certo non solo e non principalmente - dalla 'pretesa' che vicende così strategicamente decisive per avviare una nuova politica 'sostenibile' nel paese possano essere affidate, anzi 'delegate', a una componente (gli ecodem) sulla cui presenza e iniziativa è meglio sorvolare.
Il documento presentato alla vigilia delle elezioni regionali confermava questa inadeguatezza. Davvero si pensa che un partitino verde interno al PD che a ogni morte di papa fa due righe di comunicato serva alla bisogna e possa far fronte a una sfida tanto impegnativa? Avevo appena finito di scrivere queste considerazioni, quando ho letto le dichiarazioni alla stampa di Matteo Tortolini responsabile ambiente e infrastrutture nella segreteria regionale. Ecco una novità - mi sono detto - ma devo confessare la mia delusione. E siccome mi sono già beccato da Tortolini l'accusa di essere 'prevenuto', cercherò in poche parole di dire le ragioni di questa insoddisfazione.
La critica - non nuova - è all'assessore Marson che non rispetterebbe i programmi concordati e che pretenderebbe di fissare la lunghezza delle barche nei nostri porticcioli. La politica insomma non deve decidere la lunghezza delle barche ma le dimensioni e dislocazione dei territori, specie costieri, sì.
O sbaglio? E' questo il compito della programmazione, altrimenti bastano le cartoline sul paesaggio del PIT che di Boccadarno segnala il bel panorama sulle Apuane. E' questo il compito della programmazione regionale, è questo che dice il programma di Rossi. Tortolini dice che c'è una terza via (finora hanno portato sfiga) ossia la cooperazione tra enti. E' scritto in chissà quante leggi e norme, ma il punto sono le sedi, i livelli e il tipo di strumenti da mettere a punto, non certo solo ammirando le vette apuaniche.
L'Arno, il Serchio, il Magra, la costa, le piccole isole, il crinale tosco-emiliano non possiamo certo pianificarli con i soli piani regolatori e neppure quelli territoriali di coordinamento provinciale. Ma se Tortolini continua a parlare solo di urbanistica, e non di ambiente, per poter fare porticcioli comodi anche per tutti (incluso i barconi di Briatore) è chiaro che la programmazione regionale resterà mera chiacchera.
E siamo così al merito anche delle riforme istituzionali a cui si è messo mano con una sfilza di leggi, codici, deleghe alle quali sono preposte varie commissioni parlamentari e che dovrebbero servire a sbloccare l'art. 117 della Costituzione fermo al palo dal 2001, specialmente in riferimento 'al governo del territorio' che, come ha ricordato recentemente la Corte Costituzionale, è materia concorrente tra Stato e Regioni. Tali commissioni dovrebbero appunto avviare quella nuova fase in cui il governo del territorio poggia sulla 'leale collaborazione' costituzionale che ha poco a che vedere con il federalismo leghista. Lo si è visto già con le prime mosse riguardanti la sdemanializzazione di taluni beni pubblici che la Lega pretende di gestire in maniera 'separata' rispetto al resto del paese.
Che è l'esatto contrario di ciò cui oggi hanno bisogno specialmente le politiche ambientali. Pensiamo alla protezione del suolo, ai disastri alluvionali e non, che dopo la manomissioni della legge 183 - manomissioni che non hanno peraltro incontrato resistenze degne di nota neppure da parte del PD - sono stati lasciati praticamente nelle mani di Bertolaso. Si pensa che sia una questione affrontabile e gestibile dalle varie regioni, separate tra di loro, come vuole Bossi? O serve e urge finalmente una politica nazionale affidata appunto a quella 'competenza concorrente' tra Stato e Regioni che veda le regioni dal nord al sud non in competizione ma solidali? Idem per altre politiche dall'Appennino alle Alpi.
Anche in documenti parlamentari abbastanza recenti - penso a quello successivo ad alcune alluvioni e fenomeni franosi al sud - su questi aspetti, malgrado la latitanza dei distretti idrografici lasciati in genere senza un soldo, c'è poco o niente, e ancor meno in elaborazioni di partito. Solo in un recente documento preparato da Gavioli e dal suo gruppo di lavoro sulla legge 183 ho trovato sul Po cose serie. E qui si registra un punto dolente anche per noi toscani: perché nel momento in cui urge rilanciare una politica di programmazione, di pianificazione che fronteggi adeguatamente i fenomeni crescenti di consumo del territorio, di danni al paesaggio, di crescente inquinamento anche marino e fluviale, non solo i provvedimenti come quello citato sul suolo ma anche quello sul paesaggio (che è tornato a separare in barba alla Convenzione europea del paesaggio natura e paesaggio con rilancio delle malmesse Sopraintendenze), non hanno turbato più di tanto né i nostri gruppi parlamentari né il partito nel suo complesso neppure in Toscana, dove l'assessorato all'urbanistica aveva trangugiato il tutto alla svelta?
Al Senato dinanzi a provvedimenti che taglierebbero fuori totalmente le regioni da qualsiasi competenza sul protezione del mare e la gestione integrata delle coste a cui fa appello l'Unione Europea i ‘nostri' non hanno battuto ciglio, né mi risulta che lo abbiano fatto gli ecodem. Io almeno non ne ho trovato traccia né nel dibattito parlamentare né altrove
Vedo vari dibattiti anche in Toscana dedicati alla greeneconomy ma da quale filiera istituzionale dovrebbe essere programmata e gestita? Ciampi - ben pochi forse lo ricordano- lanciò dal sud la ‘nuova programmazione' che puntava a immettere il nostro paese innanzitutto nelle politiche comunitarie. Finì male come quella di Ruffolo.
Ma ora non vogliamo neppure tentare? E la prima scelta da fare anche per noi toscani che su questo punto non abbiamo del tutto le carte in regola. Qualsiasi programmazione solo nell'immaginario leghista può essere pensata e gestita nell'ambito esclusivo dei confini regionali, provinciali e locali. I confini amministrativi in nessun paese europeo possono assicurarlo.
Ecco perché servono anche quegli strumenti di cerniera che vanno dal Santuario dei cetacei, alla Convenzione Alpina al progetto APE, al piano delle coste che non a caso il governo snobba ma che riguardano in particolare le autorità di bacino come i parchi. Anche la regione Toscana su questo punto ha fatto negli ultimi anni orecchie da mercante e anche il partito. Ma per cambiare non è mai troppo tardi.
Renzo Moschini
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