Negli ultimi mesi si è parlato molto di un "parco sotto attacco" e di quale debba essere il ruolo e la funzione di una realtà così delicata e complessa che ha un valenza strategica non solo per il territorio pisano ma per tutta la Toscana. Abbiamo incontrato il Presidente, Giancarlo Lunardi, per parlare con lui del presente e del futuro dell'ente da lui presieduto.
Partiamo dal piano dei tagli approvato dalla giunta, esposto a grandi linee dal presidente Rossi qualche giorno fa. Come valuta la riduzione dei membri nel CdA e l'idea del gettone di presenza al posto dell'attuale indennità?
Penso che la scelta di Rossi di ridurre
ulteriormente i costi della politica sia una giusta scelta. Sulle
razionalizzazioni c'è da dire che i parchi avevano già presentato,
insieme all'Assessorato regionale all'Ambiente nella scorsa
legislatura, una proposta di legge che prevedeva la riduzione del
numero dei membri del cda e dei revisori, dagli attuali tre a uno
soltanto. Rimane da chiarire la questione dei gettoni: si riferiscono
alle sedute o alle presenze?
Penso che su questa strada si possa
trovare comunque un punto di incontro per la diminuzione della spesa
pubblica, tenendo fermi alcuni parametri: gli Enti comportano una
responsabilità rilevante per chi li
amministra: personalmente, in quanto rappresentante legale del parco,
rispondo di fronte all'Autorità
Giudiziaria, alla Corte dei Conti e a
tutti gli Enti della comunità del Parco, ivi compresa la Regione.
Ha ragione Rossi quando dice che la
politica si deve fare per impegno civile. D'altro canto, occorre
consentire a tutti l'accesso alle cariche
pubbliche; detto in altro modo, una carica pubblica deve poter
essere ricoperta da tutti, indipendentemente dalla loro condizione
sociale, e tutti devono quindi poter
esser messi nella condizione economica per farlo.
Il segnale e il principio da cui parte
Rossi sono comunque buoni, e si aggiungono ad altre azioni di
sobrietà e risparmio nella quotidianità: l'opinione pubblica vuole
capire la direzione di chi li governa.
Sull'ipotesi di affidare la gestione
della Tenuta di San Rossore ad un'unica agenzia agricola regionale
che comprenderebbe anche la Tenuta di Cesa, quella di Alberese e la
gestione della "green economy", pensa che possa
contenere i costi?
Penso che sia tutt'altra cosa rispetto
alla razionalizzazione. Io contesto che questa soluzione riduca i costi
e che soprattutto realizzi le finalità stabilite dalla legge per
quel che riguarda la Tenuta.
Il Parco è di per sé già una forte
razionalizzazione. Gli altri Enti Parco - Maremma e Apuane -
gestiscono soltanto il Parco, noi gestiamo in tutto quattro soggetti:
il Parco, la Tenuta di San Rossore; di recente la Prestigiacomo ci ha
affidato la gestione della Riserva Marina Nazionale delle Secche
della Meloria, un compito impegnativo anche con Livorno. Infine, da
un pò di tempo gestiamo anche una parte dell'incremento ippico
regionale. Ecco, il Parco di San Rossore gestisce queste quattro
realtà, con un unico Ente, un'unica segreteria, un'unica ragioneria.
Negli anni abbiamo cercato di ridurre
al massimo le spese con la sinergia dei due enti, ed è stato
necessario un lavoro di economia sulla spese corrente per poter
intevenire in maniera consistente.
Crede che una simile proposta sia
compatibile con la specificità della Tenuta?
A San Rossore l'attività agricola è
importante ma è una parte dell'attività della
Tenuta. Per quello che riguarda
la legge di trasferimento di competenze, la 87/99 stabilisce la
finalità del Parco: la tutela di un unicum ambientale, paesaggistico, naturalistico, storico-culturale,
di valore internazionale. Questa è la finalità, dopo di che anche
altre attività sono ammissibili.
Quindi, invertire le finalità e
affidare la gestione ad un'azienda
agricola non credo sia una buona scelta. Un'azienda agricola ha
titolo per svolgere un'attività la cui prima finalità è la tutela
dell'ambiente e del paesaggio? Compie un'attività certamente
correlata alla tutela, ma in maniera secondaria dato che non è la
sua prima finalità. San Rossore fa parte di un Sito di Importanza
Comunitaria, la Selva pisana. Gli aspetti paesaggistici hanno una
prevalenza e una forza tale che non ritengo possano essere assorbiti
in un'azienda agricola. Non si tratta qui, come nel caso
dell'Alberese, di una realtà dove si fa solo agricoltura. Qui c'è
anche anche altro.
C'è un problema di vincolo dei fondi
pubblici inoltre. Con un'unica azienda come verrebbero gestiti i
finanziamenti annuali? Rimarebbero a San Rossore?
Credo infine che anche i 2 comuni
direttamente coinvolti, Pisa e San Giuliano, debbano interessarsi
alla questione, e in generale, auspico una discussione fra tutti gli
enti della comunità del parco.
Il rischio di questa soluzione è
colpire l'identità della Tenuta. Attendiamo, comunque, serenamente la
discussione in Consiglio Regionale e quella negli enti locali.
C'è il rischio che questa giunta
regionale si inserisca, con proposte di questo tipo, nella lista
di coloro che "attaccano il parco"?
Ci sono attacchi al Parco certamente, a
Viareggio in modo particolare, ma non hanno nulla a che vedere con il
rapporto fra Parco e Regione. L'assessore Bramerini, al contrario, è
un punto di riferimento saldo per la difesa dell'ambiente, e la
stessa Marson dà segni di voler procedere in questa direzione. Nel
complesso, anzi, mi sembra che questa giunta regionale garantisca di
più sulla tutela dell'ambiente rispetto a quella precedente.
Nel
modello toscano, così come si è formato in questi 40
anni, ai parchi sono state date competenze che poi sono state tolte.
Il Parco ha avuto, quindi, un ruolo inizialmente molto forte che è
andato indebolendosi. Esempi: ci è stato tolto il vincolo
paesaggistico contenuto nella legge Urbani, un vincolo importante
anche dal punto di vista dell'intervento
dell'Autorità Giudiziaria.
Ci è stata tolta la Valutazione di Incidenza, ai sensi delle
Direttive Europee, sulla quale eravamo altamente specializzati e
sulla quale tuttora gli enti sono in difficoltà perché non sono
attrezzati a farla. Una scelta quest'ultima che arriva al paradosso:
ad oggi la Valutazione di Incidenza la rilascia chi approva
l'intervento. Un intevento a Campo Darby ed esempio, viene valutato
dal Comipar - Comitato Misto Paritetico Regione Forze Armate - ossia
l'organo che approva. A noi è rimasto un parere non vincolante.
Se c'è qualcosa che non ha funzionato
con la Regione, è proprio quando l'intervento della Regione è stato
eccessivo: penso alla Sterpaia di Oliviero Toscani, ne è un esempio
lampante, una scelta che di fatto abbiamo subìto.
Passiamo al rapporto con la città
di Pisa. Può tracciare un bilancio della Conferenza Comune-Parco a
un anno dalla sua nascita? Come valuta questo strumento?
Credo che sia uno strumento politico
utile, e sono convinto che occorra mantenerla. Ci sono certamente
delle differenze di vedute, ma credo ci siano anche molti punti in
comune. Su alcune proposte in particolare ci stiamo muovendo per
avviare a settembre i procedimenti di variante al
Piano di Gestione. L'unico intervento immediato, al momento, è
stata l'autorizzazione dell'area camper a Marina.
Soffermiamoci in particolare sulle
due grandi proposte emerse dalla Conferenza: il riassetto di
Tombolo-Coltano e i progetti sul Litorale. Partiamo da
quest'ultimo.
Si tratta di proposte, in entrambi i
casi, che richiedono una variante al Piano di Gestione. Occorrerà
avere anche il parere degli enti locali della Comunità del Parco.
Tra tutte le proposte, quella su cui
ritengo sia maggiormente coinvolto l'interesse della Comunità è il
piano della mobilità per il Litorale.
Un piano che si poggia su tre punti
fermi: i tre parcheggi scambiatori, uno a Marina, uno a Tirrenia e
uno al Calambrone. Andranno individuati in area agricola; a
Calambrone ad esempio abbiamo già individuato un'area vicina allo
Scolmatore. Secondo punto: una solida
rete di piste ciclabili, che indicheremo nel piano, o parallela o
concidente con il percorso del trammino. Su questo punto il confronto
con il Comune è aperto e rimane un nodo da sciogliere: il Parco
prevede la realizzazione del trammino, mentre il Comune parla di
busvia, fermo restando la volontà di realizzare comunque le piste.
Terzo, l'ammodernamento delle strade della Bigattiera, della Pisorno
e del Viale d'Annunzio.
Partiamo seriamente con queste tre
proposte: siamo convinti che con i pullman navetta ai parcheggi
scambiatori e l'area camper riconfermata sia già data una risposta
sufficiente alla mobilità. Occorre tener conto che anche quest'anno,
difficilmente si andranno a superare, in tutta l'estate, dieci
giornate di traffico critico. E' necessario quindi parlare di
interventi proporzionati, altrimenti il rischio è di fare opere
immense realmente utili solo per dieci giorni all'anno.
Su Tirrenia è stato proposto anche
un project financing per la realizzazione di un parcheggio
sotterraneo in piazza Belvedere, con la possibilità di costruire un
edificio nell'area attualmente boschiva della Piazza. Cosa implica?
Questa proposta non rientra sicuramente
nel Piano di Gestione ma in quello del Piano
del Parco, su cui ritengo sia prematuro parlare.
Trasformare un'area boschiva in area
edificabile, comunque, sarebbe una variante al Piano del Parco di
difficile definizione. Per tutto il resto, che poi è fuori del
parco, ossia il parcheggio e i sottopassi, abbiamo dato parere
favorevole nell'ambito della valutazione di incidenza quando a suo tempo
ci fu chiesta dalla Regione. Se domani il comune avesse le risorse
per farli (parcheggio e sottopasso, ndr) potrebbero farli, ma il
problema è che il project financing coinvolge un'area boschiva che
dovrebbe cambiare destinazione. Credo sia opportuno intanto dare
priorità al piano della mobilità.
Per quel che riguarda Tombolo e
Coltano?
Rientreranno anch'essi nella variante
al Piano di Gestione. Siamo d'accordo con le linee generali delle
proposte. Ci sono attività agricole, come quella portata avanti
dalla Cooperativa Le Rene, che hanno una storia e coinvolgono un
certo numero di persone. Il fatto è che ad oggi, simili attività
necessitano di essere multifunzionali e hanno bisogno di
differenziare la loro offerta, non solo con attività agrituristiche,
ma destinando parti di fabbricati al turismo vero e proprio. Non è
più valido l'assunto secondo il quale se le aziende agricole
crollano "ritorna la natura". Al contrario, in questo
momento se l'agricoltura crolla, a prendere il suo posto sono il
degrado e il cemento. Un'area agricola abbandonata è sempre
appetibile: si può acquistare, fare pressione per anni e trovarci
poi la villetta. L'agricoltura oggi contribuisce a tutelare
l'ambiente: su 25.000 ettari di Parco, 10.000 ettari sono terreni
coltivati.
Tra le proposte si parla anche di un
impianto a biomasse a Coltano. Qual è la sua posizione?
Non siamo contrari alle energie
rinnovabili, sarebbe masochista. I boschi e le zone agricole sono
difensori dal cambiamento climatico e sono fra i più colpiti
dall'effetto serra. Ci siamo dati una linea sulle rinnovabili:
l'eolico riteniamo sia da scartare per le caratteristiche del nostro
territorio. Siamo contrari all'uso del fotovoltaico in terreni
agricoli, mentre invece rispetto al fotovoltaico su fabbricati
esistenti, siamo molto favorevoli. Abbiamo già rilasciato circa 25
autorizzazioni; l'unica clausola riguarda gli edifici con vincoli
storici, per il resto sosteniamo queste iniziative, grazie anche alla
Sovrintendenza di Pisa, aperta su questo fronte.
Per quel che riguarda le biomasse non
siamo contrari. C'è un patrimonio boschivo di 10.000 ettari che ci
consente di ragionare positivamente in questa direzione. Abbiamo già
ricevuto alcune proposte, oltre che a Coltano, a Migliarino.
Come dovrebbe muoversi quindi il
Parco al riguardo?
Occorre innanzitutto stabilire un
regolamento e fissare dei criteri.
Abbiamo incaricato il Cribe di darci
dei parametri in base ai quali fare la regolamentazione: a
settembre/ottobre vogliamo avere queste regole per dare risposte a
chi presenta richieste.
I problemi da affrontare riguardano il
dimensionamento, l'approvvigionamento, e la tipologia dei materiali;
in questo caso si parla di derivato dal legno. Quanti impianti
consentire? Di che dimensioni? Non vogliamo dar mano libera né
essere chiusi. C'è poi un altro aspetto che sfugge al nostro
controllo, ossia la presenza di grossi impianti a biomasse ai limiti
esterni del Parco. Quanto incideranno? Per esempio, l'impianto a
biomasse della Teseco, che dimensionamento ha? Dove prende il
materiale? Sono domande che ci riguardano nella misura in cui questi
soggetti decidono di fornirsi di legna da Tombolo e Coltano. A questo
punto, gli impianti che noi autorizzeremo dove prenderanno la legna?
L'apertura a questi impianti c'è, lo ripeto, non vogliamo però che
sia un salto nel buio.
Cosa implica questa scelta rispetto
al Piano di Gestione?
Riteniamo che una disciplina allegata
ad una delibera sia sufficiente, perché rimane comunque valida la
legge nazionale, secondo la quale su aree agricole sono ammissibili
questi impianti. Ma non ci vogliamo contraddire, abbiamo sempre
sostenuto che le nostre aree agricole sono diverse, per cui può
anche darsi che ci voglia una variante al Piano di Gestione.
Stiamo aspettando una verifica
giuridica da parte del nostro consulente legale,
per capire se sarà possibile procedere solo con una delibera del Consiglio direttivo, confrontata con la Comunità del parco e con
il nostro Comitato scientifico, oppure, se una variante al Piano di Gestione ci possa dare maggiori garanzie. A quel punto il
regolamento andrebbe insieme alla variante di cui parlavamo prima.
Cambiamo argomento. L'anno prossimo
si andrà al voto amministrativo a Vecchiano. Ha pensato ad una sua
possibile ricandidatura?
Penso che a Vecchiano, dopo tanti contrasti e divisioni provocate da Ikea si debba fare uno
sforzo con la collaborazione di Pardini e anche mia, che più abbiamo
avuto ruoli nel territorio, per cercare una soluzione che sia nuova.
Credo nei partiti: sono stato iscritto
per vent'anni al PCI, ritengo che essi
debbano essere in grado di non identificarsi con una persona
sola. L'obiettivo, come Pd, dev'essere il lavoro congiunto per una
soluzione nuova. Quindi né Pardini in quanto non eleggibile, né io
ché l'ho già fatto per 15 anni, ma una candidatura che dia una
risposta di continuità, ma che porti
innovazioni, che sia in sintonia con la storia di questo posto, fatta
di tutela del territorio e lotta contro i giganti della speculazione
edilizia. Siamo stati protagonisti di battaglie eccezionali, e la
nascita del Parco rientra in queste vittorie, e si è saputo
difendere un territorio difficile, piccolo in mezzo a grandi comuni.
Il mio auspicio è di andare avanti con nuove persone.
Come ha appena accennato, la vicenda
Ikea con i suoi sviluppi è stata al centro del dibattito politico
vecchianese nell'ultimo anno. Ad oggi cosa ne pensa?
Su Ikea mi sembra che dopo tante
divisioni, qualche indirizzo siamo riusciti darlo. Penso
all'indicazione per l'insediamento di Ikea nella zona industriale, o
alle indicazioni sul Piano Strutturale dell'Area
pisana per approfondire le proposte rispetto alla
zona lungo l'Aurelia e l'autostrada.
Credo che il problema sia nato
all'inizio, quando dietro a Ikea i proponenti hanno inserito ben
altro: Ikea all'inizio era 1/3, 1/4 dell'intervento complessivo, ora
è la metà.
Io credo che sia positivo salvaguardare
l'intervento di Ikea a Vecchiamo, ma sono contrario che dietro a Ikea
ci sia una volumetria eccezionale di commercio, come potrebbero
essere 40.000 mq di negozi. L'impatto sulla viabilità, il traffico,
la qualità della vita: Vecchiano non è la periferia di una
metropoli. Il progetto non deve essere devastante per il territorio,
ma proporzionato alle dimensioni. Io penso che questo soggetto
dovrebbe decidersi a entrare maggiormente in campo in prima persona.
Come valuta i duri attacchi ricevuti
dal sindaco Pardini su questa vicenda? Crede che questa campagna
abbia influenzato l'opinione pubblica in maniera tale da determinare
cambi di rotta al momento del voto?
Pardini è stato criticato in modo
eccessivo, spesso anche volgarmente. Credo fermamente che sia stato
all'altezza della situazione: pochi avrebbero saputo reggere una
pressione di questo genere, con alcuni giornali che pubblicavano
prospettive occupazionali che lievitavano in continuazione. Lui ha
dovuto ragionare lucidamente sulla portata dell'intervento e lo ha
saputo fare. Vecchiano è stata salvaguardata, ma le soluzioni a Ikea
vanno date. Non so se l'opinione pubblica abbia resistito, perciò
credo sia necessario per la prossima
legislatura un buon candidato, con idee forti e che sappia
rispondere anche alle preoccupazioni occupazionali dei giovani.
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2010/08/13 11:08:37 luigi giannetti Il parco non ha soldi, innazitutto dovremmo risolvere questo punto che è quello che poi causa certe concessioni ed approvazioni di progetti che non rispettano minimamente l'ambiente. Il bosco offre tante risorse, come ad esempio il legname, infatti una volta i tronchi di alberi abbattuti o caduti erano venduti. Ben venga l'impianto a biomasse, ma occorre scegliere accuratamente il luogo idoneo...
Ci sono poi gli errori del Parco: perchè è stato approvato il porto di marina di pisa?Si poteva almeno chiedere una variante al progetto che salvasse gli edifici storici e diminuisse le nuove volumetrie?
Perchè il Parco non fa niente contro le varianti al Calmbrone?Intere Pinete tagliete che non sono e non saranno ripristinate (vedi Colonia Firenze ed area ex ospedale americano).
Perchè non si parla mai del bosco discarica di Coltano in cui sono presenti montagne di rifiuti di varia natura compreso l'eternit?
E ce ne sarebbero altre...