13/08/10 09:00 | autore: Cinzia Colosimo Stampa

Pisanotizie incontra il Presidente Lunardi: "Il Parco, realtà da difendere" 1

I rapporti con la Regione, i progetti sul litorale del Comune di Pisa, gli impiani a biomasse, le prossime elezioni amministrative a Vecchiano, il caso Ikea: il Presidente del Parco di San Rossore-Migliarino-Massaciuccoli a tutto campo sui temi di attualità

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Negli ultimi mesi si è parlato molto di un "parco sotto attacco" e di quale debba essere il ruolo e la funzione di una realtà così delicata e complessa che ha un valenza strategica non solo per il territorio pisano ma per tutta la Toscana. Abbiamo incontrato il Presidente, Giancarlo Lunardi, per parlare con lui del presente e del futuro dell'ente da lui presieduto.

Partiamo dal piano dei tagli approvato dalla giunta, esposto a grandi linee dal presidente Rossi qualche giorno fa. Come valuta la riduzione dei membri nel CdA e l'idea del gettone di presenza al posto dell'attuale indennità?

Penso che la scelta di Rossi di ridurre ulteriormente i costi della politica sia una giusta scelta. Sulle razionalizzazioni c'è da dire che i parchi avevano già presentato, insieme all'Assessorato regionale all'Ambiente nella scorsa legislatura, una proposta di legge che prevedeva la riduzione del numero dei membri del cda e dei revisori, dagli attuali tre a uno soltanto. Rimane da chiarire la questione dei gettoni: si riferiscono alle sedute o alle presenze?
Penso che su questa strada si possa trovare comunque un punto di incontro per la diminuzione della spesa pubblica, tenendo fermi alcuni parametri: gli Enti comportano una responsabilità rilevante per chi li amministra: personalmente, in quanto rappresentante legale del parco, rispondo di fronte all'Autorità Giudiziaria, alla Corte dei Conti e a tutti gli Enti della comunità del Parco, ivi compresa la Regione.
Ha ragione Rossi quando dice che la politica si deve fare per impegno civile. D'altro canto, occorre consentire a tutti l'accesso alle cariche pubbliche; detto in altro modo, una carica pubblica deve poter essere ricoperta da tutti, indipendentemente dalla loro condizione sociale, e tutti devono quindi poter esser messi nella condizione economica per farlo.
Il segnale e il principio da cui parte Rossi sono comunque buoni, e si aggiungono ad altre azioni di sobrietà e risparmio nella quotidianità: l'opinione pubblica vuole capire la direzione di chi li governa.

Sull'ipotesi di affidare la gestione della Tenuta di San Rossore ad un'unica agenzia agricola regionale che comprenderebbe anche la Tenuta di Cesa, quella di Alberese e la gestione della "green economy", pensa che possa contenere i costi?

Penso che sia tutt'altra cosa rispetto alla razionalizzazione. Io contesto che questa soluzione riduca i costi e che soprattutto realizzi le finalità stabilite dalla legge per quel che riguarda la Tenuta.
Il Parco è di per sé già una forte razionalizzazione. Gli altri Enti Parco - Maremma e Apuane - gestiscono soltanto il Parco, noi gestiamo in tutto quattro soggetti: il Parco, la Tenuta di San Rossore; di recente la Prestigiacomo ci ha affidato la gestione della Riserva Marina Nazionale delle Secche della Meloria, un compito impegnativo anche con Livorno. Infine, da un pò di tempo gestiamo anche una parte dell'incremento ippico regionale. Ecco, il Parco di San Rossore gestisce queste quattro realtà, con un unico Ente, un'unica segreteria, un'unica ragioneria.
Negli anni abbiamo cercato di ridurre al massimo le spese con la sinergia dei due enti, ed è stato necessario un lavoro di economia sulla spese corrente per poter intevenire in maniera consistente.

Crede che una simile proposta sia compatibile con la specificità della Tenuta?

A San Rossore l'attività agricola è importante ma è una parte dell'attività della Tenuta. Per quello che riguarda la legge di trasferimento di competenze, la 87/99 stabilisce la finalità del Parco: la tutela di un unicum ambientale, paesaggistico, naturalistico, storico-culturale, di valore internazionale. Questa è la finalità, dopo di che anche altre attività sono ammissibili.
Quindi, invertire le finalità e affidare la gestione ad un'azienda agricola non credo sia una buona scelta. Un'azienda agricola ha titolo per svolgere un'attività la cui prima finalità è la tutela dell'ambiente e del paesaggio? Compie un'attività certamente correlata alla tutela, ma in maniera secondaria dato che non è la sua prima finalità. San Rossore fa parte di un Sito di Importanza Comunitaria, la Selva pisana. Gli aspetti paesaggistici hanno una prevalenza e una forza tale che non ritengo possano essere assorbiti in un'azienda agricola. Non si tratta qui, come nel caso dell'Alberese, di una realtà dove si fa solo agricoltura. Qui c'è anche anche altro.
C'è un problema di vincolo dei fondi pubblici inoltre. Con un'unica azienda come verrebbero gestiti i finanziamenti annuali? Rimarebbero a San Rossore?
Credo infine che anche i 2 comuni direttamente coinvolti, Pisa e San Giuliano, debbano interessarsi alla questione, e in generale, auspico una discussione fra tutti gli enti della comunità del parco.
Il rischio di questa soluzione è colpire l'identità della Tenuta. Attendiamo, comunque, serenamente la discussione in Consiglio Regionale e quella negli enti locali.

C'è il rischio che questa giunta regionale si inserisca, con proposte di questo tipo, nella lista di coloro che  "attaccano il parco"?

Ci sono attacchi al Parco certamente, a Viareggio in modo particolare, ma non hanno nulla a che vedere con il rapporto fra Parco e Regione. L'assessore Bramerini, al contrario, è un punto di riferimento saldo per la difesa dell'ambiente, e la stessa Marson dà segni di voler procedere in questa direzione. Nel complesso, anzi, mi sembra che questa giunta regionale garantisca di più sulla tutela dell'ambiente rispetto a quella precedente.
Nel modello toscano, così come si è formato in questi 40 anni, ai parchi sono state date competenze che poi sono state tolte. Il Parco ha avuto, quindi, un ruolo inizialmente molto forte che è andato indebolendosi. Esempi: ci è stato tolto il vincolo paesaggistico contenuto nella legge Urbani, un vincolo importante anche dal punto di vista dell'intervento dell'Autorità Giudiziaria. Ci è stata tolta la Valutazione di Incidenza, ai sensi delle Direttive Europee, sulla quale eravamo altamente specializzati e sulla quale tuttora gli enti sono in difficoltà perché non sono attrezzati a farla. Una scelta quest'ultima che arriva al paradosso: ad oggi la Valutazione di Incidenza la rilascia chi approva l'intervento. Un intevento a Campo Darby ed esempio, viene valutato dal Comipar - Comitato Misto Paritetico Regione Forze Armate - ossia l'organo che approva. A noi è rimasto un parere non vincolante.
Se c'è qualcosa che non ha funzionato con la Regione, è proprio quando l'intervento della Regione è stato eccessivo: penso alla Sterpaia di Oliviero Toscani, ne è un esempio lampante, una scelta che di fatto abbiamo subìto.

Passiamo al rapporto con la città di Pisa. Può tracciare un bilancio della Conferenza Comune-Parco a un anno dalla sua nascita? Come valuta questo strumento?

Credo che sia uno strumento politico utile, e sono convinto che occorra mantenerla. Ci sono certamente delle differenze di vedute, ma credo ci siano anche molti punti in comune. Su alcune proposte in particolare ci stiamo muovendo per avviare a settembre i procedimenti di variante al Piano di Gestione. L'unico intervento immediato, al momento, è stata l'autorizzazione dell'area camper a Marina.

Soffermiamoci in particolare sulle due grandi proposte emerse dalla Conferenza: il riassetto di Tombolo-Coltano e i progetti sul Litorale. Partiamo da quest'ultimo.

Si tratta di proposte, in entrambi i casi, che richiedono una variante al Piano di Gestione. Occorrerà avere anche il parere degli enti locali della Comunità del Parco.
Tra tutte le proposte, quella su cui ritengo sia maggiormente coinvolto l'interesse della Comunità è il piano della mobilità per il Litorale.
Un piano che si poggia su tre punti fermi: i tre parcheggi scambiatori, uno a Marina, uno a Tirrenia e uno al Calambrone. Andranno individuati in area agricola; a Calambrone ad esempio abbiamo già individuato un'area vicina allo Scolmatore. Secondo punto: una solida rete di piste ciclabili, che indicheremo nel piano, o parallela o concidente con il percorso del trammino. Su questo punto il confronto con il Comune è aperto e rimane un nodo da sciogliere: il Parco prevede la realizzazione del trammino, mentre il Comune parla di busvia, fermo restando la volontà di realizzare comunque le piste. Terzo, l'ammodernamento delle strade della Bigattiera, della Pisorno e del Viale d'Annunzio.

Partiamo seriamente con queste tre proposte: siamo convinti che con i pullman navetta ai parcheggi scambiatori e l'area camper riconfermata sia già data una risposta sufficiente alla mobilità. Occorre tener conto che anche quest'anno, difficilmente si andranno a superare, in tutta l'estate, dieci giornate di traffico critico. E' necessario quindi parlare di interventi proporzionati, altrimenti il rischio è di fare opere immense realmente utili solo per dieci giorni all'anno.

Su Tirrenia è stato proposto anche un project financing per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in piazza Belvedere, con la possibilità di costruire un edificio nell'area attualmente boschiva della Piazza. Cosa implica?

Questa proposta non rientra sicuramente nel Piano di Gestione ma in quello del Piano del Parco, su cui ritengo sia prematuro parlare.
Trasformare un'area boschiva in area edificabile, comunque, sarebbe una variante al Piano del Parco di difficile definizione. Per tutto il resto, che poi è fuori del parco, ossia il parcheggio e i sottopassi, abbiamo dato parere favorevole nell'ambito della valutazione di incidenza quando a suo tempo ci fu chiesta dalla Regione. Se domani il comune avesse le risorse per farli (parcheggio e sottopasso, ndr) potrebbero farli, ma il problema è che il project financing coinvolge un'area boschiva che dovrebbe cambiare destinazione. Credo sia opportuno intanto dare priorità al piano della mobilità.

Per quel che riguarda Tombolo e Coltano?

Rientreranno anch'essi nella variante al Piano di Gestione. Siamo d'accordo con le linee generali delle proposte. Ci sono attività agricole, come quella portata avanti dalla Cooperativa Le Rene, che hanno una storia e coinvolgono un certo numero di persone. Il fatto è che ad oggi, simili attività necessitano di essere multifunzionali e hanno bisogno di differenziare la loro offerta, non solo con attività agrituristiche, ma destinando parti di fabbricati al turismo vero e proprio. Non è più valido l'assunto secondo il quale se le aziende agricole crollano "ritorna la natura". Al contrario, in questo momento se l'agricoltura crolla, a prendere il suo posto sono il degrado e il cemento. Un'area agricola abbandonata è sempre appetibile: si può acquistare, fare pressione per anni e trovarci poi la villetta. L'agricoltura oggi contribuisce a tutelare l'ambiente: su 25.000 ettari di Parco, 10.000 ettari sono terreni coltivati.

Tra le proposte si parla anche di un impianto a biomasse a Coltano. Qual è la sua posizione?

Non siamo contrari alle energie rinnovabili, sarebbe masochista. I boschi e le zone agricole sono difensori dal cambiamento climatico e sono fra i più colpiti dall'effetto serra. Ci siamo dati una linea sulle rinnovabili: l'eolico riteniamo sia da scartare per le caratteristiche del nostro territorio. Siamo contrari all'uso del fotovoltaico in terreni agricoli, mentre invece rispetto al fotovoltaico su fabbricati esistenti, siamo molto favorevoli. Abbiamo già rilasciato circa 25 autorizzazioni; l'unica clausola riguarda gli edifici con vincoli storici, per il resto sosteniamo queste iniziative, grazie anche alla Sovrintendenza di Pisa, aperta su questo fronte.
Per quel che riguarda le biomasse non siamo contrari. C'è un patrimonio boschivo di 10.000 ettari che ci consente di ragionare positivamente in questa direzione. Abbiamo già ricevuto alcune proposte, oltre che a Coltano, a Migliarino.

Come dovrebbe muoversi quindi il Parco al riguardo?

Occorre innanzitutto stabilire un regolamento e fissare dei criteri. Abbiamo incaricato il Cribe di darci dei parametri in base ai quali fare la regolamentazione: a settembre/ottobre vogliamo avere queste regole per dare risposte a chi presenta richieste.
I problemi da affrontare riguardano il dimensionamento, l'approvvigionamento, e la tipologia dei materiali; in questo caso si parla di derivato dal legno. Quanti impianti consentire? Di che dimensioni? Non vogliamo dar mano libera né essere chiusi. C'è poi un altro aspetto che sfugge al nostro controllo, ossia la presenza di grossi impianti a biomasse ai limiti esterni del Parco. Quanto incideranno? Per esempio, l'impianto a biomasse della Teseco, che dimensionamento ha? Dove prende il materiale? Sono domande che ci riguardano nella misura in cui questi soggetti decidono di fornirsi di legna da Tombolo e Coltano. A questo punto, gli impianti che noi autorizzeremo dove prenderanno la legna? L'apertura a questi impianti c'è, lo ripeto, non vogliamo però che sia un salto nel buio.

Cosa implica questa scelta rispetto al Piano di Gestione?

Riteniamo che una disciplina allegata ad una delibera sia sufficiente, perché rimane comunque valida la legge nazionale, secondo la quale su aree agricole sono ammissibili questi impianti. Ma non ci vogliamo contraddire, abbiamo sempre sostenuto che le nostre aree agricole sono diverse, per cui può anche darsi che ci voglia una variante al Piano di Gestione.
Stiamo aspettando una verifica giuridica da parte del nostro consulente legale, per capire se sarà possibile procedere solo con una delibera del Consiglio direttivo, confrontata con la Comunità del parco e con il nostro Comitato scientifico, oppure, se una variante al Piano di Gestione ci possa dare maggiori garanzie. A quel punto il regolamento andrebbe insieme alla variante di cui parlavamo prima.

Cambiamo argomento. L'anno prossimo si andrà al voto amministrativo a Vecchiano. Ha pensato ad una sua possibile ricandidatura?

Penso che a Vecchiano, dopo tanti contrasti e divisioni provocate da Ikea si debba fare uno sforzo con la collaborazione di Pardini e anche mia, che più abbiamo avuto ruoli nel territorio, per cercare una soluzione che sia nuova.
Credo nei partiti: sono stato iscritto per vent'anni al PCI, ritengo che essi debbano essere in grado di non identificarsi con una persona sola. L'obiettivo, come Pd, dev'essere il lavoro congiunto per una soluzione nuova. Quindi né Pardini in quanto non eleggibile, né io ché l'ho già fatto per 15 anni, ma una candidatura che dia una risposta di continuità, ma che porti innovazioni, che sia in sintonia con la storia di questo posto, fatta di tutela del territorio e lotta contro i giganti della speculazione edilizia. Siamo stati protagonisti di battaglie eccezionali, e la nascita del Parco rientra in queste vittorie, e si è saputo difendere un territorio difficile, piccolo in mezzo a grandi comuni. Il mio auspicio è di andare avanti con nuove persone.

Come ha appena accennato, la vicenda Ikea con i suoi sviluppi è stata al centro del dibattito politico vecchianese nell'ultimo anno. Ad oggi cosa ne pensa?

Su Ikea mi sembra che dopo tante divisioni, qualche indirizzo siamo riusciti darlo. Penso all'indicazione per l'insediamento di Ikea nella zona industriale, o alle indicazioni sul Piano Strutturale dell'Area pisana per approfondire le proposte rispetto alla zona lungo l'Aurelia e l'autostrada.
Credo che il problema sia nato all'inizio, quando dietro a Ikea i proponenti hanno inserito ben altro: Ikea all'inizio era 1/3, 1/4 dell'intervento complessivo, ora è la metà.
Io credo che sia positivo salvaguardare l'intervento di Ikea a Vecchiamo, ma sono contrario che dietro a Ikea ci sia una volumetria eccezionale di commercio, come potrebbero essere 40.000 mq di negozi. L'impatto sulla viabilità, il traffico, la qualità della vita: Vecchiano non è la periferia di una metropoli. Il progetto non deve essere devastante per il territorio, ma proporzionato alle dimensioni. Io penso che questo soggetto dovrebbe decidersi a entrare maggiormente in campo in prima persona.

Come valuta i duri attacchi ricevuti dal sindaco Pardini su questa vicenda? Crede che questa campagna abbia influenzato l'opinione pubblica in maniera tale da determinare cambi di rotta al momento del voto?

Pardini è stato criticato in modo eccessivo, spesso anche volgarmente. Credo fermamente che sia stato all'altezza della situazione: pochi avrebbero saputo reggere una pressione di questo genere, con alcuni giornali che pubblicavano prospettive occupazionali che lievitavano in continuazione. Lui ha dovuto ragionare lucidamente sulla portata dell'intervento e lo ha saputo fare. Vecchiano è stata salvaguardata, ma le soluzioni a Ikea vanno date. Non so se l'opinione pubblica abbia resistito, perciò credo sia necessario per la prossima legislatura un buon candidato, con idee forti e che sappia rispondere anche alle preoccupazioni occupazionali dei giovani.

Questo articolo contiene 1 commenti.

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2010/08/13 11:08:37 luigi giannetti Il parco non ha soldi, innazitutto dovremmo risolvere questo punto che è quello che poi causa certe concessioni ed approvazioni di progetti che non rispettano minimamente l'ambiente. Il bosco offre tante risorse, come ad esempio il legname, infatti una volta i tronchi di alberi abbattuti o caduti erano venduti. Ben venga l'impianto a biomasse, ma occorre scegliere accuratamente il luogo idoneo...
Ci sono poi gli errori del Parco: perchè è stato approvato il porto di marina di pisa?Si poteva almeno chiedere una variante al progetto che salvasse gli edifici storici e diminuisse le nuove volumetrie?
Perchè il Parco non fa niente contro le varianti al Calmbrone?Intere Pinete tagliete che non sono e non saranno ripristinate (vedi Colonia Firenze ed area ex ospedale americano).
Perchè non si parla mai del bosco discarica di Coltano in cui sono presenti montagne di rifiuti di varia natura compreso l'eternit?
E ce ne sarebbero altre...

Abraham Yehoshua a Pisa per la Giornata della Memoria 2012 - di redazione

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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