Botta e risposta fra il presidente di Geofor, Paolo Marconcini, e il circolo pisano di Legambiente tramite Roberto Sirtori, sulle richieste da parte di aziende private, per le autorizzazioni a costruire impianti di termovalorizzazione dei rifiuti. Un dibattito avviato su questo giornale con una nota di Legambiente, nella quale si metteva in discussione la reale necessità di costruire nuovi impianti, contestualmente alla necessità sempre più pressante, di aumentare la raccolta differenziata e il riciclaggio.
"Si fa confusione tra rifiuti e aziende - attacca Marconcini. "La società che ha proposto il dissociatore molecolare è l'Ecofor Service. I rifiuti che dovrebbero alimentare tale impianto sono gli speciali o industriali che dir si voglia, quelli che quell'azienda può trattare".
"Attualmente Ecofor Service è autorizzata a smaltire 230mila tonnellate l'anno nella sua discarica di Gello - prosegue il presidente di Geofor. "Un dissociatore da 120mila tonnellate comporterebbe una notevole riduzione di smaltimenti e garantirebbe una produzione energetica".
"Non si tratta comunque di rifiuti urbani - continua - trattati invece dalla Geofor, un'altra azienda pubblico/privata che gestisce anche il termovalorizzatore di Ospedaletto, che avvia a recupero energetico 55mila circa tonnellate l'anno di rifiuti urbani dell'area pisana ed è autorizzato per una quantità limitata di rifiuti ospedalieri e speciali. E la sua attività si svolge regolarmente sotto il controllo delle autorità preposte".
Marconcini nega inoltre che vi sia "conflitto d'interessi, tra politiche di differenziazione e produzione energetica, tra impegno ecocompatibile e profitto dentro una stessa azienda. Non solo, ma differenziare (o meglio riciclare) e produrre energia dai rifiuti possono essere politiche complementari". Il Presidente di Geofor porta a esempio la Germania, dove "si ricicla il 50% e si avvia a recupero energetico il 25% dei rifiuti urbani (in Italia solo il 10%) e solo il restante 25% va sprecato in discarica. Nei Paesi del Nord Europa al 45% circa del riciclaggio corrisponde una percentuale simile di termovalorizzazione e scarsissima è la quantità dei rifiuti smaltiti in discarica".
Tornando alla situazione locale, spiega: "E' vero che non esiste ancora il piano interprovinciale - afferma - ma esiste il piano straordinario dell'Ato Costa, approvato dalla Regione, che è la base per la selezione del gestore unico e dei piani industriali per realizzare o rinnovare gli impianti".
"Smettiamo poi di dire che siamo così bassi ovunque a livello di differenziazione dei rifiuti, perché finiamo per fare un torto a Comuni e cittadini impegnati in questa direzione. Il bacino servito da Geofor, 24 Comuni della Provincia di Pisa, è oltre il 40% e sta spingendo verso il 45%. La Revet di Pontedera sta investendo moltissimo per le politiche di riciclaggio delle plastiche e del multimateriale".
Sulla necessità di ridurre la produzione pro capite di rifiuti, si dice genericamente d'accordo: "Questo sta già avvenendo in Toscana (e anche in provincia di Pisa)"; senza entrare nel dettaglio dei provvedimenti in tal senso, dice "È necessario insistere. D'accordo anche sulla partecipazione, tuttavia fuori della logica del non nel mio cortile" - e conclude: "Ogni anno la Toscana produce 2 milioni e 500mila tonnellate di rifiuti urbani e oltre 7 milioni di rifiuti industriali (dati pre-crisi). Abbiamo una percentuale di raccolta differenziata tra il 30 e il 40%. Avviamo a recupero energetico meno del 10%. Conferiamo nelle 21 discariche regionali oltre il 50% dei rifiuti. Le discariche a questo ritmo si esauriranno nel 2013".
Risponde a stretto giro Legambiente, che tramite Sirtori fa sapere: "Mi permetto di replicare a mia volta sia perché ci vengono attribuite affermazioni che non sono nostre, sia per un confronto su dati e ragionamenti. Legambiente non fa alcuna confusione tra aziende e tipologie di rifiuti. Nel suo comunicato si fa una chiara distinzione tra rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali. Quanto alle specificità di Geofor Spa, che tratta i primi, ed Ecofor Service, che tratta i secondi, le conosciamo e, se pure in modo implicito, non vengono dimenticate nello stesso comunicato".
"L'allarme presente nel comunicato - spiega Sirtori - era rivolto principalmente, ma non solo, alla realistica possibilità che in provincia vengano realizzati tre 'dissociatori molecolari', particolari inceneritori il cui vantaggio ambientale, ammesso che siano necessari, dipende dal progetto e da cosa viene bruciato. Sono impianti per rifiuti speciali, proposti da aziende che pensano, legittimamente, a un investimento economico. Ancor più legittima è la preoccupazione dei cittadini; una ragione tra tutte: se si avvia alla combustione materiale non selezionato è ben difficile prevedere cosa uscirà dal camino e cosa entrerà poi nei polmoni".
"Non la capiamo - prosegue il rappresentante di Legambiente - quando scrive che 'dissociare' 120.000 delle 230.000 tonnellate/anno smaltite nella discarica di Gello 'comporterebbe una notevole riduzione di smaltimenti': sarebbe esatto scrivere che cambierebbe la tipologia di smaltimento, in previsione della saturazione della discarica".
Risponde anche sulla differenziata: "Che si producono troppi rifiuti e che la raccolta differenziata è ferma a livelli insufficienti non lo inventa Legambiente, ma i dati. Produciamo 170 Kg/anno per ogni abitante e dovremmo arrivare nel 2011 a 115 Kg/anno; è vero che il nostro territorio riceve rifiuti da molti ospiti non residenti, ma siamo molto lontani dall'obiettivo. Lei ci assicura che la riduzione sta già avvenendo: è vero che la crisi economica porta anche una riduzione dei rifiuti, ma non siamo a conoscenza (forse per nostra ignoranza) di azioni di riduzione attivate da enti locali o aziende pubbliche. Se è vero che in provincia di Pisa la differenziata supera il 40%, l'obiettivo per il 2012 è il 65%: siamo lontani. E non possiamo evitare di pensare che alcuni Comuni hanno raggiunto in tempi brevi percentuali molto superiori, oltre il 70%: i modi, quindi, ci sono, vorremmo vederli messi in atto anche da noi".
E sul riciclaggio: "Concordiamo nell'apprezzare gli sforzi della Revet nelle politiche di riciclaggio, tanto che Legambiente Toscana ha recentemente firmato una convenzione con questa azienda per promuovere il mercato della materia riciclata. Legambiente Pisa si impegnerà su questo fronte".
Sulla possibile convivenza tra differenziata e impianti di smaltimento, Legambiente afferma che "in teoria può essere vero, ma di fatto, se la politica dei rifiuti parte dal fondo, cioè dagli impianti, magari dimensionati su quantità che non prevedodono riduzione e riciclo, allora gli ingenti investimenti si devono ripagare bruciando molti rifiuti. Penso che anche Lei converrà che bisogna iniziare da riduzione, riciclo e, a questo fine, impianti di selezione, oggi mancanti".
Sull'ultimo punto sollevato, infine, sia il presidente di Geofor che Legambiente si trovano d'accordo: "I dati della Toscana sono allarmanti, presto discariche e impianti saranno insufficienti e potremmo scivolare verso una 'situazione Campania'. Non possiamo che ripetere le soluzioni già proposte: informazione, riduzione delle quantità incidendo sulla tipologia di prodotti e imballaggi, raccolta differenziata spinta 'porta a porta', impianti di selezione, recupero dei materiali. Dopo, e solo dopo, questi passi potremo rivolgerci alla migliore tecnologia (non necessariamente l'incenerimento nelle sue varie forme) per un residuo che può essere minimo. Non è utopia, si può fare. Non ce ne voglia, ma ci sembra che sinora si sia fatto poco o comunque non abbastanza".
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2010/08/16 12:08:57 luigi giannetti Propongo il Professor (ricordo che è professore di fisica) Sirtori presidente Geofor.