Sono tanti i lavoratori nella nostra provincia per i quali questa è un'estate di attesa, di incertezza e di paura rispetto a quello che sarà il proprio futuro lavorativo, dopo un inverno ed una primavera trascorsi in cassa integrazione e la speranza che dopo la pausa estiva arrivi qualche segnale di cambiamento.
E' questa la situazione, ad esempio, dei lavoratori dei Cantieri di Pisa del Gruppo Baglietto che dal dicembre scorso lottano per la difesa del proprio posto di lavoro, a fronte di una proprietà che nel novembre scorso aveva annunciato un piano di ristrutturazione che poi si è velocemente trasformato in una messa in liquidazione, fino alla recente firma del concordato preventivo.
Una storia segnata, come più volte denunciato dai sindacati, "da significative responsabilità di ordine manageriale" che ha colpito duramente non solo gli operai impiegati direttamente nei Cantieri di Pisa ma anche l'indotto che vi ruota intorno, che vede coinvolti tra i 150 e i 200 lavoratori e decine di piccole aziende. Ultima tappa, la decisione da parte del liquidatore della Holding, il rag. Federico Galantini, di procedere ad un bando di gara per rilevare l'azienda nautica.
La cifra che occorre, visti i pesanti debiti accumulati dalla Baglietto, supera i 32 milioni di euro e così dei potenziali acquirenti di cui a lungo si è parlato in questi mesi, dalla Convers group del finanziere russo Vladimir Antonov alla la statunitense Bix; dal gruppo toscano Overmarine di Giuseppe Balducci alla Tecnomar (un cantiere nautico specializzato nella costruzione di maxi-yacht di lusso, fondato a Viareggio nel 1988), sembrano essere rimasti solo in due a mantenere la propria offerta: i Cantieri San Lorenzo di Viareggio, guidati da Massimo Perotti e Gabriele Volpi, presidente della Pro Recco e dello Spezia Calcio, che può vantare una partecipazione nel settore della nautica e più precisamente nei Cantieri Ferretti.
Il nome del vincitore si saprà solo ai primi di settembre, quando dovrebbe essere aggiudicata la gara, anche se non è escluso che qualche altro offerente possa entrare all'ultimo momento nella competizione.
Ma dal punto di vista dei lavoratori quali sono le garanzie e i requisiti che si richiedono? Quali i pensieri di fronte ad una vicenda che di mese in mese è diventata sempre più difficile? Quali le condizioni di vita e le speranze dopo mesi di cassa integrazione?
Ne abbiamo parlato con Pablo Cartone della Fillea Cgil che conferma il permanere di forti preoccupazioni e la speranza che "chiunque sia l'acquirente venga fatta un'operazione in primo luogo nell'interesse dei lavoratori con sui si garantisca la continuità di tutti i siti produttivi".
"E' indispensabile - prosegue il sindacalista - che non si verifichino manovre speculative o poco chiare come, invece, spesso succede e che servono solo a chi vuole fare affari anziché riportare situazione di tranquillità sia per i lavoratori che per tutto il tessuto produttivo di Pisa e delle altre città in cui è impegnata il gruppo Baglietto".
Chiarezza e trasparenza sono le parole che Cartone ripete e da cui risulta evidente l'interesse principale dei lavoratori: "Ci vuole un acquirente serio, che abbia voglia di reinvestire e continuare nel settore in maniera trasparente. Per questo va bene, a mio giudizio, attendere fino a settembre perché le cose fatte a cavallo delle ferie sono sempre le peggiori. Occorre andare avanti con calma e alla luce del sole, garantendo prioritariamente l'occupazione per tutti i lavoratori all'interno dei piani industriali non solo sulla carta, come è successo, ma anche nei fatti".
"In particolare - afferma l'esponente della Fillea - io credo che da parte del nuovo acquirente occorrano due requisiti fondamentali. Il primo è che vi siano garanzie reali sul mantenimento del sito produttivo a Pisa, cosa su cui purtroppo esistono ancora delle incertezze. E in secondo luogo ritengo fondamentale che chi comprerà il marchio sia vincolato a mantenerlo per un certo numero di anni, evitando così le classiche manovre speculative per cui lo si compra e poi a stretto giro di posta si rivende".
E in mezzo a questi affari da milioni di euro e di yacht ordinati e comprati da chi la crisi non sa nemmeno cosa sia, ci sono i lavoratori dei Cantieri di Pisa, che sono 68.
"Spesso purtroppo - prosegue Cartone - ci si dimentica della condizione dei lavoratori, che da mesi sono in cassa integrazione a rotazione. A Pisa siamo riusciti ad avviare tutti i mezzi di supporto possibili per questi operai, ma ovviamente se la situazione non si sblocca il quadro non può che peggiorare".
E tra i primi a pagare la liquidazione dei Cantieri di Pisa, ci sono già i lavoratori dell'indotto: "L'indotto - dice il segretario della Fillea - purtroppo fa meno rumore ma il danno subito è grande e preoccupante. Già diverse aziende hanno licenziato del personale: parliamo di aziende che vantano crediti di centinaia di migliaia di euro e che non riscuotendo non sono in grado da mesi di pagare gli stipendi". L'indotto di questo cantiere comprende tra le 150 e le 200 persone, e per lo più si tratta di piccole aziende, quasi tutte sotto i 15 dipendenti.
"Alcuni hanno perso il posto di lavoro - ci spiega Cartone. Abbiamo fatto ricorso dove possibile agli ammortizzatori sociali, ma anche quelli finiscono e se poi le ditte non vedono prospettive, procedono a licenziare. Il problema è che così si stanno perdendo anche delle professionalità e ciò avrà ripercussioni sul futuro".
Insomma è grande l'attesa e la preoccupazione ai Cantieri di Pisa e tra tutti i lavoratori del Gruppo Baglietto: a settembre dovrebbe arrivare le prime risposte, mentre per il 26 ottobre è già stata fissata l'assemblea dei creditori. Per quella data in qualche modo si saprà se qualcuno avrà rilevato il marchio e quali garanzie per il mantenimento dei siti produttivi avrà messo in campo.
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