Nuove complesse indagini, sviluppate da un gruppo di ricercatori pisani sulla genetica molecolare, aprono nuovi spiragli di cura del tumore al polmone, che può essere trattato con farmaci biologici mirati.
Lo rileva una nota dell'Azienda ospedaliero universitaria pisana. Il gene sul quale agiscono i farmaci per bloccarne la crescita è l'Egfr (Epidermal Growth Factor Receptor), che risulta frequentemente alterato nei tumori del polmone.
Il gruppo di studio pisano, guidato da Gabriella Fontanini, in collaborazione con pneumologi, oncologi e chirurghi toracici dell'Aoup, sta facendo da apripista a livello nazionale nell'analisi delle mutazioni di Egfr così importanti nel determinare la sensibilità ai farmaci inibitori.
La specificità dei ricercatori pisani sta nel fatto di evidenziare le mutazioni anche su materiale citologico, ovvero sulla strisciata di cellule tumorali presenti sul vetrino utilizzato per la diagnosi del tumore. Ciò è molto importante, spiega l'Aoup, "perché il prelievo citologico (ottenuto in seguito a broncoscopia o ago biopsia Tac guidata) rappresenta, nella grande maggioranza dei casi, l'unico materiale biologico a disposizione dell' anatomopatologo, trattandosi di pazienti con carcinoma polmonare avanzato, spesso non operabili".
Successivamente le cellule neoplastiche vengono sottoposte a microdissezione, estraendone il Dna, poi vengono amplificate le sequenze delle basi e con sequenziatori di ultima generazione si individua la presenza di eventuali mutazioni.
"Oggi - conclude l'Azienda ospedaliero universitaria pisana - sono numerose le richieste di analisi e l'attività di refertazione è diventata di riferimento, riguardo a questo tipo di indagine molecolare, per tutto il territorio dell'Area Vasta Nord Ovest della Toscana".
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