E' una questione che ormai si trascina da mesi. Le comunità di Vicopisano, Castelfranco e Pontedera si oppongono alla realizzazione nei loro territori degli impianti di smaltimento dei rifiuti per cui alcuni privati hanno richiesto alla Provincia l'autorizzazione a procedere.
A poco è servita fino a questo momento la mobilitazione dei cittadini, che non ha prodotto cambiamenti di rotta da parte delle istituzioni competenti e delle imprese. Eppure sono molti i dubbi e le domande sollevate dai comitati, così come i rischi paventati e le preoccupazioni per i possibili danni provocati da tali installazioni. Domande che fino a questo momento non hanno ottenuto risposte ritenute sufficienti ed adeguate per la cittadinanza
I membri del Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Valdera presenteranno alla Provincia nella giornata di oggi (19 agosto) un fascicolo che riporta tutte le ragioni da loro addotte per richiedere un'inchiesta pubblica sulla questione inceneritore; partendo da quel documento, proviamo a sollevare i principali quesiti che emergono da tutta questa vicenda.
Tre nuovi inceneritori servono davvero al territorio pisano? I progetti in attesa di autorizzazione sono quelli presentati alla Provincia da parte della Waste Recycling per un pirogassificatore a Castelfranco, dalla Ecofor Service per un dissociatore molecolare a Gello, e dalla Delca per un gassificatore a Vicopisano. Al di là delle differenti definizioni, comitati e cittadini hanno messo in evidenza come tutti questi impianti siano equiparabili a dei veri e propri inceneritori. L'impianto di Gello, a pieno regime, dovrebbe essere in grado di trattare 120 mila tonnellate di rifiuti l'anno, configurandosi come il più grande di questo tipo in Europa. Ma da quanto emerge dal Piano provinciale per i rifiuti speciali che la Provincia ha realizzato nel 2004, il territorio pisano non avrebbe bisogno di nuove installazioni, in quanto esisterebbe già un'eccedenza di offerta di trattamento. Ciò porta i membri del comitato della Valdera a pensare che "i nuovi impianti accoglieranno soprattutto materiali prodotti in province limitrofe (come quella di Firenze, dove opera la Waste Recycling, ndr) o addirittura in Regioni contigue, come la Liguria".
Gli inceneritori risolvono il problema delle discariche? La combustione dei rifiuti negli inceneritori crea la necessità di smaltire due tipi di ceneri: quelle generate appunto dalla combustione (che ammontano a circa il 20% dei rifiuti caricati), e quelle tossiche derivanti dall'abbattimento degli elementi inquinanti (circa il 2%). Le discariche si rendono quindi necessarie per accogliere queste scorie. Come ha di recente fatto notare il Comitato cittadino della Valdera, "Non si supera il problema della discarica costruendo un'altra discarica. Le sostanze non spariscono con la combustione, è la legge di Lavoisier (Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, ndr)".
Esistono alternative agli inceneritori? La normativa europea prevede la combustione dei rifiuti come soluzione preferibile soltanto allo smaltimento in discarica: nella "gerarchia" delle misure per la protezione dell'ambiente e della salute è preceduta dalla prevenzione - cioè la riduzione dei rifiuti alla sorgente - dal riutilizzo dei materiali e dal riciclaggio. Secondo le associazioni ambientaliste e comitati ancora troppo poco è stato fatto in queste direzioni, e si è passati direttamente alla soluzione degli inceneritori.
Perché così tanta fretta di approvare gli impianti entro la fine dell'anno? Gli impianti proposti si basano su una nuova tecnologia che al momento è in sperimentazione nell'impianto di Dumfries, in Scozia. Proprio a causa di questo carattere inedito, mancano dati ufficiali sulle emissioni inquinanti nell'aria, che probabilmente non saranno disponibili fino ai primi mesi del 2011. Quello che si sa con certezza però è che nel primo semestre di quest'anno l'impianto scozzese ha superato i limiti consentiti per le emissioni. Secondo il comitato della Valdera "questa fretta di ultimare gli inceneritori deriva dal non voler attendere i dati ufficiali dell'impianto scozzese, che potrebbero creare problemi".
Cosa comporta l'attuale assenza di un Piano provinciale sui rifiuti? La mancanza di una normativa generale sulla questione rifiuti riguarda sia il livello provinciale che quello interprovinciale, ed è forse il motivo più importante per cui sono aumentate notevolmente le richieste di autorizzazione per nuovi impianti. Nei mesi passati alcune forze politiche di opposizione in Provincia hanno fatto notare come la vigenza di un Piano non permetterebbe la proliferazione di installazioni inquinanti. "A questo si aggiunge - sottolineano i comitati - un ulteriore interrogativo riguardo ad una certa riluttanza da parte delle autorità provinciali ad accogliere fino ad oggi la richiesta di una Valutazione di Impatto Ambientale".
Sono stati consultati esperti in materia di smaltimento dei rifiuti? Nella Provincia di Pisa sono presenti eccellenze come l'Università, il CNR ed il Centro di Ricerca dell'ENEL, in grado di dare giudizi e suggerimenti competenti sulla questione del trattamento delle sostanze inquinanti. "Ad oggi però - dicono i membri del Coordinamento - è mancato un loro coinvolgimento diretto".
Si sono valutati attentamente tutti i possibili rischi per l'ambiente e per la salute? I pericoli per le falde acquifere e per la qualità dell'aria sono stati segnalati da molti comitati cittadini: quello di Vicopisano ha messo in evidenza come l'impianto della Delca sorgerebbe a due passi dalle sorgenti di Uliveto e come le ceneri prodotte potrebbero, in caso di pioggia, cadere in Arno ed essere trasportate nei centri situati lungo il percorso del fiume. L'impianto di Gello utilizzerebbe, per la combustione, gasolio invece del metano, quest'ultimo sostanza meno inquinante: le stime del comitato della Valdera parlano di 560 Kg di gasolio per ogni ora di lavoro dell'inceneritore. Ancor più preoccupanti le previsioni sulla salute: l'indagine del CNR di Pisa del marzo 2002 sull'area sud-est della città, dove è attivo l'inceneritore di Ospedaletto, ha rilevato, rispetto al resto della città, "una maggiore occorrenza di ricoveri nelle donne per: leucemie (8 ricoveri rispetto ad un massimo atteso di 7), diabete (140 ricoverati rispetto ad un massimo atteso di 135), cirrosi (67 a fronte di 55 attesi massimi). [...] Sempre per le donne è emerso una frequenza di ricoveri più elevata per abortività e sofferenza fetale. Alcuni eccessi emergono per i maschi in riferimento a ricoveri per malattie cronico-ostruttive del polmone e polmoniti nell'area più esterna (della zona considerata, ndr) e per tumori del sistema nervoso centrale e linfoma non Hodgkin".
Come si finanzieranno i nuovi impianti? I tre progetti potranno usufruire per un certo periodo dell'accesso ai cosiddetti "certificati verdi", incentivi statali per le imprese che smaltiscono. In assenza di questi, la resa degli impianti sarebbe negativa. Sorge dunque la domanda sulla prospettiva di queste installazioni una volta terminate le agevolazioni, e sulle conseguenze aperte da questo scenario.
C'è da attendersi l'apertura di altri impianti oltre a quelli in attesa di autorizzazione? Non appare scontato che la creazione di nuove discariche ed inceneritori riguarderà soltanto i territori di Gello, Castelfranco e Vicopisano. Pare che già vi siano richieste di autorizzazione anche per altri centri della Provincia.
Quale è la posizione della Provincia? L'assessore all'Ambiente Valter Picchi ha più volte definito gli impianti come 'necessari', per raggiungere l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti; un'autosufficienza che però pareva già emergere nel Piano del 2004. A settembre si aprirà la discussione sul Piano provinciale per i rifiuti, da cui emergeranno le posizioni dell'Amministrazione attuale. D'altro canto non si può fare a meno di notare che nel caso dell'impianto di Gello proposto dalla Ecofor, alcuni Comuni (principalmente quelli di Pisa e Pontedera) sono coinvolti dal punto di vista economico in quanto detentori di una cospicua quota di azioni della ditta. I membri del Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Valdera non sembrano però aver dubbi su quale dovrebbe essere l'indirizzo della Provincia: "Compito delle autorità non è quello di far cassa, ma l'interesse dei cittadini".
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