20/08/10 08:29 | autore: Ciccio Auletta Stampa

Nuovo Statuto del CNR: la ricerca affonda 0

L'intervista di Pisanotizie a Chiara Boldrini, presidente di Ricat, l'associazione dei ricercatori atipici del CNR di Pisa

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Con delibera del 9 agosto è stato approvato il nuovo Statuto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Un documento contro cui hanno espresso sin da subito le loro critiche i soggetti che portano avanti la ricerca nel nostro paese, ovvero i ricercatori, che scarsissima voce in capitolo hanno avuto nella stesura di questo documento, su cui invece ha fatto la voce grossa il Ministro Tremonti coerentemente al piano di smantellamento di ciò che rimane dell'università e della scuola pubblica che il Governo Berlusconi sta conducendo.

Tante le criticità che vengono rilevate: dalla questione generale della libertà di ricerca, al problema sempre più difficile del reclutamento dei giovani che rimangono ormai precari a vita all'interno di numerosissimi istituti del CNR, fino alla questione del reperimento dei fondi per portare avanti le ricerche.

Uno dei articoli più contestati di questo nuovo statuto è il quarto in cui si limita "ad un periodo complessivo non superiore a dieci anni, anche non continuativi, il rapporto a tempo determinato con la stessa persona, siano essi di lavoro, di collaborazione e di formazione, ivi compresi gli assegni di ricerca e le borse di studio; sono esclusi i rapporti di associazione, altre forme di collaborazione non onerose e il dottorato di ricerca; non rilevano i periodi trascorsi in aspettativa per maternità o per motivi di salute secondo la normativa vigente nonché i periodi precedenti all'entrata in vigore del presente Statuto".

L'altra norma che ha suscitato fortissime obiezioni è quella contenuta nell'art.18 riguardante la "Programmazione delle attività" al comma 5, in cui si dice che "Il documento di visione strategica decennale deve prevedere tendenzialmente che i trasferimenti statali al CNR relativi al fondo di finanziamento ordinario o ad altri fondi attribuiti senza vincolo di destinazione non siano utilizzati per più del 75% per spese di personale a tempo determinato e a tempo indeterminato e che le assunzioni di personale amministrativo non coprano più del 10% del turnover annuo utilizzato".

Abbiamo così intervistato Chiara Boldrini, presidente di RicAt, l'associazione Ricercatori Atipici dell'Area della Ricerca del CNR di Pisa per avere un suo giudizio su questo statuto e capire quali saranno gli effetti che queste nuove norme avranno sui ricercatori del Cnr.

RicAt, si è costituita nel 2005 e raccoglie 300 lavoratori atipici (non inquadrati nel lavoro) o precari dell'area, ovvero circa il 50% della forza lavoro della ricerca pisana. Obiettivo dell'associazione è promuovere la consapevolezza delle problematiche inerenti al mondo della ricerca e la tutela dei diritti di tutti coloro che svolgono attività di ricerca o attività ad essa connesse.

Come giudica il nuovo statuto del CNR approvato dal Consiglio d'Amministrazione?

Il nuovo statuto è peggiorativo rispetto al precedente che andrà a rimpiazzare, pur avendo risolto alcune delle macroscopiche criticità contenute nella bozza diffusa a fine luglio.

Per quanto riguarda i precari, lo statuto approvato limita a dieci anni la durata complessiva (dottorato escluso) del rapporto di lavoro precario con il CNR. Pur introducendo un netto miglioramento rispetto alla formulazione presente nella bozza di Statuto datata 22 luglio, questo limite di fatto non determina sostanziali cambiamenti per i precari.

Quello che di concreto lo statuto avrebbe potuto fare per i precari sarebbe stato operare una distinzione tra i diversi contratti a termine. Da tempo i RicAt chiedono di disincentivare (in maniera progressiva con l'avanzare della carriera del ricercatore) i contratti meno tutelati a favore di quelli che offrono maggiori garanzie, come il contratto a tempo determinato. Speriamo che nei regolamenti si possa trovare spazio per questo.

L'unico modo per organizzare il precariato in maniera costruttiva è quello di prevedere un piano di reclutamento con scadenze certe e continuo nel tempo. Il CNR però non ha controllo diretto sulle entrate disponibili per bandire nuovi concorsi (decise dal Governo), quindi lo statuto non avrebbe comunque potuto risolvere molto. E' però preoccupante notare che addirittura il CNR metta nello statuto dei limiti ancora più restrittivi di quanto concesso dalla legge per quanto riguarda la percentuale di risorse da investire in assunzioni. Viene infatti inserita una norma (Art. 18, comma 5) che determina la riduzione della quota di fondo di finanziamento ordinario (in calo costante da anni nonostante le continue proteste del mondo della ricerca) da destinare a spese per contratti a tempo indeterminato.

Di fatto sembrano essere state forti le ingerenze del Governo, in particolare del Ministero dell'Economia, per inserire la norma di bilancio che vincola il costo del personale al 75% del fondo ordinario. Come valuta queste "pressioni", e quali saranno gli effetti di questa norma?

Sulle eventuali "pressioni" non ci esprimiamo anche perché non abbiamo notizie certe. Di fatto, il Governo ha già oggi il controllo sul piano di reclutamento. Basti pensare a quello che è successo negli ultimi anni: blocco delle assunzioni, stabilizzazioni, concorsi, poi nuova limitazione del turnover. La norma sul 75% non sarebbe un problema se il fondo di finanziamento ordinario non fosse talmente esiguo che i vari gruppi di ricerca devono attingere necessariamente e primariamente ad altre fonti (es. fondi europei) per continuare ad operare.

Dal punto di vista dei ricercatori precari cosa cambia? Quali le prospettive alla luce di questi provvedimenti?

I ricercatori precari rimarranno precari per un bel pò di anni. Viste le poche risorse disponibili per il settore ricerca, tra l'altro tagliate con la limitazione del turnover nell'ultima finanziaria, ci possiamo aspettare anni di totale assenza di concorsi. L'unica nota positiva contenuta nello statuto è relativa all'apertura verso le procedure tenure track. Rimane però da capire come possano essere aperte queste posizioni (che hanno come sbocco finale una posizione a tempo indeterminato) in assenza di risorse economiche per aprire posizioni a tempo indeterminato per via concorsuale. Speriamo che non rimangano solo delle belle parole su un pezzo di carta.

Nello statuto però si introduce anche un sorta di potere di veto del MIUR sull'autonomia del CNR. E' davvero così a suo giudizio?

Il controllo ministeriale sul CNR viene sicuramente rafforzato dal nuovo statuto. Il Presidente è scelto dal Ministro in una rosa di candidati individuata da un comitato di selezione nominato dal Ministro stesso. Quattro dei sette membri del CdA sono di nomina ministeriale (altri due sono nominati da Confindustria e dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, uno solo verrà eletto tra ricercatori del CNR dai ricercatori del CNR). Il Consiglio Scientifico Generale viene relegato ad un ruolo di pura consultazione.

Se però la partecipazione del Ministero appare in parte fisiologica all'interno del più grande ente pubblico di ricerca italiano, quello che più preoccupa è la scarsa rappresentanza dei ricercatori CNR all'interno dei più alti organi decisionali del CNR stesso. Questo va nella direzione opposta rispetto a quella delineata nella legge delega per il riordino del CNR (Legge 27 settembre 2007, n. 165) e nella Carta Europea dei Ricercatori (Raccomandazione della Commissione Europea dell'11 marzo 2005), e non può che destare preoccupazioni.

Che conseguenze vi saranno sulla libertà e autonomia della ricerca?

Le conseguenze sono difficilmente prevedibili. Sicuramente altre sono le strade per garantire la libertà e l'autonomia della ricerca. In particolare, lo statuto avrebbe dovuto puntare su una maggiore partecipazione dei ricercatori alle decisioni dell'ente. Il verticismo delineato nello statuto non consentirà ai ricercatori di avere un ruolo propositivo nella vita del CNR, e questo mal si adatta ad un ambiente dinamico e variegato come quello della ricerca. Inoltre, chi giudicherà i vertici qualora prendano decisioni inopportune?

I sindacati già si sono mossi contro alcune norme previste nello statuto, oltre che contro i tagli alla ricerca. Come RicAt pensate a forme di mobilitazione per settembre?

I RicAt sono molto preoccupati dal panorama italiano della ricerca e da come questo sta evolvendo: il blocco del turnover nel pubblico impiego esteso anche agli enti di ricerca; la scarsità dei finanziamenti destinati alla ricerca; le incertezze nell'erogazione dei fondi di progetti sottoscritti; la scarsissima valorizzazione delle eccellenze; l'incertezza generale riguardante il futuro degli enti di ricerca e delle università.
Una mobilitazione è auspicabile ma deve essere mirata su alcuni punti, deve avanzare delle proposte concrete e deve essere indirizzata verso un Governo nel pieno delle sue funzioni. Visto il panorama politico, sarà meglio riparlarne a settembre.

"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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